I Moti Celesti: l’esordio di Michele Peroncini

La storia di tre viandanti inquieti senza una direzione precisa


I Moti Celesti è il fumetto d'esordio di Michele Peroncini. Selezionato attraverso la call per nuovi progetti lanciata da Coconino Press nel 2022, questo fumetto mescola le atmosfere del cinema italiano degli anni '60, le malinconie dei vecchi noir francesi e il fascino del fumetto europeo in un romanzo picaresco su tre viandanti inquieti senza una direzione, un racconto di formazione sull’amicizia, sui sentimenti e sull'interiorità. 

Ne abbiamo parlato con l'autore, cercando di approfondire l'opera, i temi, l'ambientazione e lo stile di un esordio sorprendente.

Ciao, Michele! Grazie per averci concesso questa intervista. I Moti Celesti segna il tuo esordio come fumettista. Raccontaci qualcosa di te e di come sei arrivato a vincere la call di Coconino Press col tuo progetto.

Anche se ho fatto un percorso di studi e di lavoro distante dal mondo artistico, il disegnare è sempre stata una costante importante nella mia vita. Oltre l’illustrazione o la pittura ho sempre avuto anche il bisogno di far approdare il disegno in una narrazione dinamica, così ho trovato nella “nona arte” un mezzo artistico ideale per esprimere questa necessità. Per me era importante riuscire a raccontare quello che avevo in mente nel modo che ritenevo più efficace. Ho poi presentato il libro alla Coconino Press nel mese in cui valuta le nuove proposte, gli è piaciuto e hanno deciso di pubblicarlo.

I Moti Celesti racconta l’Italia e gli italiani. Tra il lecito e l’illecito, tra soddisfazioni e delusioni, un modo per cavarsela lo troviamo sempre, grazie anche (se non soprattutto) agli amici. Parlaci della genesi dei tuoi protagonisti, da dove nascono i tre randagi che vediamo anche in copertina?

Li ho trovati disegnando o forse loro hanno trovato me. Non so se mi hanno raccontato la loro storia o io avevo bisogno di loro per raccontare questo libro. In ogni caso è stato importante riuscire a visualizzare i loro lineamenti in maniera chiara, poi dalla loro espressione, postura, vestiti ho iniziato a capire come si muovevano e parlavano. Mi sono sembrati da subito tre randagi, tre viandanti inquieti che senza una direzione precisa campano di espedienti. Forse la loro origine, in parte, è tra gli Zanni della commedia dell’arte italiana.

Leggendo il fumetto la mente viaggia verso un immaginario ben preciso, quello del cinema italiano d’autore, non tanto per una particolare somiglianza con una o più pellicole quanto per gli intenti. Cosa ti preme trasmettere ai lettori con questa tua opera d’esordio?

Mi sono tenuto un buon spazio di manovra per poter raccontare e parlare di più cose. Sicuramente tra queste c’è una sorta di irrequietezza data anche dalla fame dei personaggi, una fame non solo fisica ma anche esistenziale, e il suo conseguente slancio nella ricerca di qualcosa che possa saziare il vuoto.

Nel fumetto si parla di religione. A volte attraverso i dialoghi, a volte attraverso le immagini. L’unica splash page del libro raffigura una statua della Madonna con il Cristo morto. Michele ci crede, qualunque cosa essi siano, nei “moti celesti”?

I protagonisti di questa storia passano dal sacro al profano con una certa disinvoltura, uno di loro in particolare si pone domande esistenziali. Forse è attratto dal mistero o dall’ idea del divino, anche inteso in maniera molto laica, come una tensione opposta alla legge dell’homo homini lupus alla quale sono soggetti altri personaggi di questa storia. Credo che in parte anche in questa tensione ci sia un riferimento a “I moti celesti” del titolo, come un tumulto di forze che collidono o emozioni che trovano il loro equilibrio nel gravitare intorno all’orbita di un sentimento, ma credo che questi giochi gravitazionali a cui si riferisce il titolo si possano intendere come vicini all’interiorità dell’uomo piuttosto che agli astri.

Parliamo della città in cui ambienti I Moti Celesti, protagonista del tuo fumetto. Una Genova crepuscolare, sospesa tra realtà e immaginazione, i cui confini sfumano e abbracciano l’Italia tutta. A cosa hai pensato quando hai dovuto scegliere dove ambientare le vite di Fausto, Siro e Gian?

In questo libro non volevo che l’ambientazione fosse solo uno sfondo. Mi piaceva l’idea che fosse, per l’appunto, un vero e proprio co-protagonista, che avesse una “personalità”. Devo dire che i luoghi che vivo e conosco mi hanno ispirato molto nel creare la città in cui si muovono Fausto, Siro e Gian: c’è molto di La Spezia, ma anche di Genova e in generale del levante ligure. La fisionomia stessa di questa città racchiude le caratteristiche delle città liguri, fatte di carruggi e scalinate che inevitabilmente portano al mare, ma nonostante la forte appartenenza non volevo darle un nome che la legasse ad un luogo nello specifico. Volevo che fosse in grado di creare un immaginario credibile e per questo alla portata di tutti.

Le tavole de I Moti Celesti sono piene, pienissime. Non di rado superano le quindici vignette. Eppure la lettura è incredibilmente scorrevole, fluida. I riquadri si susseguono naturalmente, come fossero fotogrammi di una pellicola. Cosa ti ha portato verso questa direzione?

Credo che dipenda dal fatto che inizialmente vedo lo svolgersi dell’azione in maniera fluida, come in un film, e solo successivamente scelgo le immagini e le inquadrature che meglio possono restituire questa dinamicità. Da qui la necessità non solo estetica di tenere una frequenza di vignette molto alta, cosa che permette di essere capillare nel ritmo, ottenendo per esempio molti scambi nei dialoghi oppure, all’occorrenza, dilatando i tempi, andando a diminuire e ingrandire le immagini a pagina.

La colorazione del tuo fumetto è molto ispirata, Raccontaci come hai pensato la palette de I Moti Celesti.

L’idea di atmosfera che volevo ricreare ha influenzato molto le scelte cromatiche. Avevo in mente un ambiente e un clima autunnale, con cieli appannati e plumbei. Questo si riflette di conseguenza sulle luci e i colori del paesaggio urbano nelle scene in esterna, portando la palette su tonalità più fredde per esempio. Altre scene invece hanno atmosfere più crepuscolari condizionando in modo diverso la gamma tonale, mentre nelle scene notturne o negli interni ho potuto allestire fonti di luce anche per atmosfere più drammatiche, aumentando i contrasti delle ombre o utilizzando tonalità più calde per dare una diversa “temperatura” alla scena. 

Un’ultima domanda, quasi di rito: sei già al lavoro su nuovi progetti? Puoi svelare qualcosa a riguardo?

Sì, sono al lavoro su altri progetti ma è troppo presto per svelare qualcosa.

Intervista a cura di Andrea Martinelli


Michele Peroncini nasce a La Spezia nel 1987. Disegnatore e pittore, ha pubblicato illustrazioni per la rivista Linus e una storia breve a fumetti sull’inserto del quotidiano Domani. Collabora con le edizioni ETS e con l’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo. I moti celesti è la sua prima graphic novel.

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