Letture seriali: Ultimate Spider-Man 1 di Hickman e Checchetto

Come tornare a innamorarsi dell'Arrampicamuri

"Ammettilo, Tigrotto..." Ti sei appena innamorato di nuovo del Ragno. È qualcosa che corre sottile lungo tutto il primo numero di Ultimate Spider-Man di Jonathan Hickman e Marco Checchetto (con Matthew Wilson ai colori), qualcosa che ti è capitato di provare con Brian M. Bendis, ai tempi dell'altro "Uomo Ragno Definitivo" o con J. Michael Straczynski, quando decise di complicare la vita di Peter Parker e del suo alter ego, giusto per fare un paio di esempi dei "colpi di fulmine" a cui rilanci e ripartenze ci hanno abituato.

Le pagine di questo primo numero sono zeppe di quella stessa malia, e sì che il costume rosso e blu neanche appare, lasciando il palcoscenico, come è giusto, sopratutto a Peter, questo Peter, che ha quello che abbiamo sempre desiderato per lui. Una moglie stupenda, che lo ama incondizionatamente, due pargoli vivaci, un lavoro stabile al Daily Bugle, non una ma due figure paterne pronte a sostenerlo e guidarlo.

Ha solo un prurito dietro la nuca, e non parlo di un certo Senso di Ragno, anche perché, in questo universo, nessun aracnide lo ha mai morso. Una differenza sostanziale, che ha tutto il peso che questo cambiamento può significare, non solo per il personaggio, ma anche per il lettore che, una volta tanto, non si trova di fronte il solito imberbe liceale, ma un adulto.

Uguale a lui, riflesso sulla carta di ciò che ogni mattina lui stesso vede allo specchio.

Non insoddisfatto, grato per ciò che ha, il che è meraviglioso, ma sente che potrebbe essere di più, che qualcosa ancora manca per definirsi, in qualche modo, completo.

La cosa trasmette subito il suo fascino, andando immediatamente oltre il peregrino "What If...?". Grazie alla sua capacità affabulatoria, Hickman evita il solito bel giretto di parole vuote ma doppiate, usando alcuni archetipi che ci si aspetta di trovare a proprio unico ed esclusivo vantaggio, sparigliando le carte in tavola, eppure rendendole familiari al tempo stesso.

Lo si divora con emozione, questo primo numero, perché, con un uso sapiente dei dialoghi e della tavola, si percepisce la scala ampia di un intero mondo, di un intero corso degli eventi che è stato, che non è semplicemente una versione alternativa, ma ha proprie radici e pregressi, che scopriremo e che fletteranno i propri muscoli, gettandosi nel vuoto di un futuro tutto nuovo e fresco.

Però questo primo numero potrebbe altrimenti apparire come uno stiloso "spiegone", se non fosse per il nostro Marco Checchetto, che con una maturità artistica importante, mette a segno ogni singola tavola, ogni singolo momento, caricandolo di dettagli, di linee e di espressioni, e la sua esperienza con i personaggi "urbani" paga in ogni vignetta.

Quello che vediamo è il suo Peter, eppure è un Peter diverso.

La sua Mary Jane è bellissima, eppure di una bellezza diversa. Quei due bambini, è come se ci fossimo stati alla loro nascita mai raccontata prima. Il buon vecchio J.J. Jameson è lui, zazzera compresa, eppure il disegnatore sa imprimergli una saggezza differente.

Tutto è familiare, ma non uguale.

Perché è familiare, ma non più uguale, appunto, il riflesso allo specchio di chi è cresciuto leggendo Spider-Man, che ha visto il pavido Parker venire morso da quel ragno e lo Zio Ben morire miriadi di volte, sempre in nome di quei grandi Poteri da cui derivano grandi Responsabilità.

Come riesci, oggi, a concedere a questi lettori una nuova Origin Story di un personaggio che è da così tanto sulla breccia dell'immaginario popolare di tutto il mondo?

"Semplicemente", cambiando la persona che viene morsa.

Non un personaggio ex novo, come è stato per Miles Morales, bensì qualcuno che è ancora quel fratello di carta solo che, stavolta, è sul serio cresciuto veramente alla pari con chi, dall'altra parte della pagina, impugna con passione quell'albetto a fumetti.

È un primo, importante, passo per presentare al mondo un Uomo Ragno che possa finalmente incarnare entrambe le definizioni, non mostrandoci un Eroe invecchiato, ma un adulto che diventa qualcos'altro, che pensavamo di conoscere fino a darlo per scontato, e che, per la prima volta, ha davvero un'occasione per stupire, in positivo e con entusiasmo.

Nuove dinamiche personali, nuove responsabilità, genitoriali e coniugali in primis, ma senza dimenticare l'ebbrezza che saprà regalarci vedere quel costume rosso e blu sfrecciare tra i grattacieli di New York, scatenando sana, viva, autentica curiosità.

Ci sto girando un poco intorno, lo ammetto, perché non voglio spoilerare nulla di concreto (sarebbe levarvi quella malia di cui sopra), ma anche perché, e concedetemi un attimo di freddezza, per poter apprezzare appieno questo primo numero, potreste aver bisogno di leggere Ultimate Universe, l'albo one-shot, firmato sempre da Hickman (con le matite di un altro italiano, Stefano Caselli), i cui eventi precedono quanto ci viene mostrato qui, e che rendono più chiara la dinamica di alcuni momenti salienti.

Attualmente, qui in Italia, Panini Comics sta pubblicando Ultimate Invasion (siamo al terzo numero, ne manca uno), la miniserie ancora precedente, nella quale lo sceneggiatore prende quanto impostato dal collega Donny Cates, lo rende suo (seppur ancora non completamente) ed insieme al disegnatore Bryan Hitch ci racconta di come il Creatore, cancellando le origini degli Eroi più potenti della Terra, abbia contribuito a rifondare un nuovo Universo Ultimate.

Un azzardo, godibile nel complesso, ma che trova il suo vero "calcio d'inizio" proprio in Universe, dove, nelle sue ultime pagine, prestando attenzione alle proverbiali scritte in sovraimpressione, avrete un assaggio di un paio di colpi bassi che Hickman ha deciso di sferrare, volutamente e non a caso. E che proprio in Ultimate Spider-Man sono quanto serve per capire che adesso le redini sono totalmente in mano sua, che è lui il vero Creatore, il demiurgo di questa rinascita di un Universo che è sopratutto una rivoluzione, come lo è stata 24 anni fa.

Per intenderci, non è una critica in senso stretto, il mio è più che altro un consiglio, perché se questo primo numero di USM si può leggere tranquillamente (i dialoghi e il loro naturale svolgersi concedono di avere gli appigli necessari), è però indubbio che un piccolo pregresso eviterà qualche grattacapo, una volta che poserete lo spillato sulla scrivania.

D'altronde Hickman, al di là del suo stile di scrittura e del saper come impiegare le infografiche, è sopratutto questo: un pianificatore, uno di quegli autori che, prima di buttare il cuore oltre l'ostacolo, ha bisogno che tutti i fili siano ben annodati, che tutte le cinghie siano ben fissate, e solo allora può veramente lanciarsi nel raccontare.

E una volta sbrogliate le faccende "burocratiche", lui che con le sue Guerre Segrete aveva cancellato tutto, adesso può diventare ancora una volta il traghettatore di eventi per la Marvel che sa essere, con la consapevolezza - uguale ma diversa - che tutto questo è qui per restare, e non scomparire alla prima occasione, se i lettori lo vorranno veramente.

Solitamente, verrebbe da dire che operazioni di questo tipo lasciano il tempo che trovano: non è cinismo, badate, solo consapevolezza maturata in anni.

Gli stessi anni che separano il me ragazzo che leggeva avidamente l'Ultimate di Bendis e Bagley dal me adulto che oggi, su un tablet, scorre e ammira il lavoro di Hickman e Checchetto.

Diverso io, uguale la palpabile certezza che anche questi ultimi sanno quello che fanno, che lo scrittore abbia ben presente l'opportunità di potersi finalmente cimentare con un'icona, e il disegnatore la consapevolezza che questo suo lavoro resterà negli annali, come già gli era capitato in altre occasioni (vedere alla voce Punisher di Greg Rucka e così via).

Perciò sì, un primo numero che è una gioia, o per chiudere citando ancora una volta la Rossa, un vero e proprio "Jackpot"!

Il Nerdastro


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