Letture seriali: Tentacoli, l'esordio di Singularity

La nuova scommessa della casa editrice Bugs Comics per il mercato delle edicole

La Verità È Là Fuori.

In quel di Bugs Comics lo sanno bene, come dimostra il primo numero di Singularity, la nuova pubblicazione da edicola del "Bacarozzo", costola di Samuel Stern.

È tra quelle pagine infatti che abbiamo fatto conoscenza per la prima volta con l'Agenzia titolare e l'uomo che la guida, Robert Gillian. Per la precisione, nel n°7.

Un personaggio particolare, dagli oscuri intenti narrativi, ma dai chiari riferimenti televisivi e cinematografici, che poteva rimanere confinato a ruolo di comprimario d'eccezione del rosso libraio esorcista, ma che, nella fantasia di Gianmarco Fumasoli, uno dei "papà" di Samuel, scalpitava per avere un palcoscenico tutto suo. E così eccoci a Tentacoli, l'albo che trovate ora sugli scaffali delle edicole, ennesima scommessa della casa editrice.

Ai disegni Salvatore Cuffari, mentre la bella copertina è appannaggio della matita di Federico Mele e la grafica è opera di Paolo Altibrandi, al solito capace di non soverchiare l'illustrazione ed amplificarne l'impatto visivo, che ben risalta alla vista.

Chi è appassionato vorace di Samuel Stern avrà già riconosciuto il personaggio che campeggia sulla cover in primo piano, e qui sorge la prima, interessante, domanda di rito del lettore occasionale: Singularity vive di vita propria o si appoggia con prepotenza alla "serie madre"?

Come è logico aspettarsi, il lavoro di Fumasoli parte col chiaro presupposto di essere pienamente godibile anche da chi è totalmente digiuno del mondo di Samuel, ma non disdegna di gettarsi a capofitto in una storia fatta di complotti, uomini in completo nero e servizi talmente segreti che in pochi ne conoscono non solo l'esistenza, ma anche le origini.

Tentacoli è quindi un viatico che ha una sua (quasi) completa indipendenza, perché ad un certo punto, verso il finale, un paio di nodi si sciolgono, sopratutto temporali, mettendo in chiaro quando questo primo numero è ambientato, e come si incastra nella cronistoria di Samuel Stern, senza però dimenticarsi di impostare la propria, per il suo futuro e la sua leggibilità.

Per far contenti tutti, posso dirvi questo: conosceremo la Origin Story di "Starfish". Chi sa, sa. Chi non sa, lo capirà una volta terminate le 160 pagine dell'albo.

Non mi sono sbagliato: la foliazione di Singularity è alta rispetto al solito, e questo è un assoluto bene, perché la storia respira meravigliosamente. Si prende il suo tempo, per raccontarsi, per citare, per giocare con il lettore e condurlo verso inevitabili spiegoni e altrettanti colpi di scena, senza correre, senza doversi mettere il fiato sul collo perché le pagine stanno per terminare e di cose da dire ce ne sarebbero state altre.

Ecco, il pericolo qui non si corre.

Tentacoli funziona, è altamente introduttivo ma già carico di potenziale, ci conduce per mano per i corridoi dell'Agenzia, proprio come il novellino al centro della storia, Tooms, che vuole diventare un operativo ed è il compagno di Morgan, l'agente migliore di Gillian.

Mai si sarebbe aspettato di scoprire cosa significa davvero esserlo, quali misteri assurdi gli si dispiegano, come una realtà che mostra il rovescio della sua medaglia, davanti agli occhi.

Conosciamo anche Morgan durante la storia, una giovane ma caparbia donna, ma il cast è davvero vario, e ognuno ha il proprio preciso ruolo, ognuno è pronto ad aggiungere la sua voce a questo coro, perché lottare contro l'Impossibile è un lavoro di squadra, che ha radici lontane, e che potrebbero avere a che fare con la Storia e con la figura di Nikola Tesla...

Qui risiede uno dei punti di forza di Singularity, ben chiarito dallo stesso Fumasoli nell'introduzione: l'Agenzia, e prima ancora la sua apparizione in Samuel Stern, arrivano come ispirazione dettata dalle tante ore spese a guardare X-Files e Fringe, dove una ben precisa dicotomia si sviluppa in scantinati di edifici governativi e laboratori di fortuna, prende forma e conquista il pubblico, rendendo quelle produzioni dei cult con ancora qualcosa da dire dopo tutti questi anni, perché il Tempo potrà anche trascorrere, ma la pelle d'oca che sanno riservare certi argomenti non passa mai veramente di moda.

Il contrastro tra Conoscenza e Ignoto, tra Scienza e Surreale, tra ciò che possiamo spiegare con la fredda Logica e quello che invece trascende, va oltre e butta all'aria ogni nostra convinzione.

Mulder e Scully, Olivia Dunham e i Bishop, per rimanere sulle due citazioni di poc'anzi.


Ecco, l'Agente Tooms si è sempre trincerato dietro l'apparente sicurezza di ciò che sappiamo, di ciò che i nostri sensi ci dicono e la scuola ci insegna, e oggi sta per scoprire che c'è molto altro, molto più di quanto avrebbe solo lontanamente immaginato la mattina, mentre preparava la colazione per la sua bella, in ritardo per il lavoro...

Non è certo la prima volta che ci troviamo di fronte a occhiali e completi scuri, strane creature studiate con ancor più strani marchingegni, e qualche cinico, di quelli da bastian contrario nel DNA (un mistero che nessuna sezione X potrà mai pienamente comprendere) potrebbe subito sollevare quella cara vecchia questione del Déjà Vu, o del "già visto".

Ma Fumasoli si dimostra furbo ed attento nel "proteggere" la sua creazione da questo pericolo, giocando di divertito ed appassionato anticipo, dando vita ad una mai invasiva ma sempre molto stimolante "caccia al tesoro", infarcendo la storia e le tavole di citazioni e di ogni tipo di richiami, tra l'evidente e il celato (in bella vista), che rendono la lettura ancora più piacevole, perché, se si conosce la materia trattata, è come sentirsi "a casa".

Come il volto dell'Agente Tooms, che sembra quello di un certo X-Attore, oppure il cognome stesso di Gillian (andiamo, chi è cresciuto a pane e Chris Carter ci avrà pensato almeno una volta, sin dalla sua prima apparizione in Samuel Stern).

A proposito di volti, che dire di quell'agente con gli occhialetti... mi sembra familiare, lui e quello strano strumento che tiene in mano.. mah, magari è solo suggestione per via dei fantasmi. Ma tra facehugger, peluche che sembrano provenire da Eternia e locandine di vecchi film alle pareti, credetemi, la vostra cultura pop sarà ben messa alla prova.

Inclusa quella fumettistica, perché la Nona Arte sa sempre come richiamare se stessa, e le sembianze del Dottor Burks non mi sono del tutto nuove. Ma potrei sbagliare e lascio a voi cogliere o meno il riferimento, lasciandovi "stregare" da questa caccia all'easter egg.

Per poter ottenere questa varietà, anche e sopratutto visiva, questa amalgama dove il gusto per il rimando non finisse per soverchiare la trama e i personaggi, quelli sempre in primo piano e al centro dell'attenzione, l'artista chiamato a firmare questo primo numero doveva essere pronto ad affrontare la sfida. E posso dire che Salvatore Cuffari ha raccolto quel guanto, se lo è infilato e poi, armato di matita, ha dato forma ad un ottimo lavoro.

Guardando alla tradizione da "bonellide", ma con una fiera volontà di "fare l'americano", il disegnatore propone un tratto pulito ed estremamente curato, sopratutto nei personaggi, nei loro tratti caratteristici e nelle loro fisionomie. Tutto è chiaro, come a fare da contraltare a ciò che invece si nasconde bene in ombra, e ha paura di mostrarsi.

Le tavole, come già la sceneggiatura, seguono un ritmo "televisivo", da serial che non concede soste o pause, e con piccole ma indovinate soluzioni visive (penso ad esempio all'onomatopea di pagina 58), Cuffari ne dimostra attenta padronanza, inclusi quegli elementi "horror" che è logico aspettarsi in una collana che, seppur neonata, viene da una costola di un Fumetto dove Realtà e Orrore vanno mensilmente a braccetto.

Senza dimenticare un condimento che è il sale stesso della vita, ovvero l'ironia. Prendersi sul serio va bene, ma è con un sano sorriso che si riesce ad affrontare meglio tutto, persino l'Impossibile, perciò ricordatevi che "Tutti amano lo Yeti".

Singularity, in buona sostanza, è una Lettura Seriale nel senso più stretto di questa rubrica, perché è dal piccolo schermo che prende la sua ossatura, da quando effettivamente si chiamavano "telefilm" e nessuno ti guardava di sbieco se usavi questo termine, dalle notti passate a guardare le prime puntate di X-Files su Canale 5 (ricordo anch'io quell'estate) catturati da una sigla che avrebbe fatto da colonna sonora ai brividi degli Anni '90.

Sa però poi farla crescere, diventare personale e rafforzare i propri muscoli, perché senza una storia, senza un tuo personale racconto e personaggi dotati di carisma, non si va molto lontano. Ma in questo caso, arrivati in ultima pagina, si appoggia l'albo con la voglia di leggerne ancora, di avere altre avventure, ed è con un pizzico di rammarico che poi scopri che il prossimo numero arriverà non prima degli inizi del prossimo anno.

Quella di Bugs Comics è una scommessa, giocata tenendo debitamente nascosti i suoi assi nella manica, e quella della periodicità è sicuramente uno di questi, per poter valutare al meglio l'interesse del pubblico, in un panorama, quello attuale, che è un azzardo esso stesso.

Il mercato sta cambiando, deve cercare nuove strade ma senza dimenticare da dove proviene, imparando a muoversi in un sistema che ha ancora le sue regole consolidate, ma deve aggiornarsi per non morire, ed iniziare sempre più a scriverne di nuove.

E nonostante il fascino di copertine cartonate ed edizioni extralusso, è nel popolare che ancora è possibile trovare quell'intrattenimento che è parte della Nona Arte sin dalla sua nascita. Non voglio però buttarla sul nostalgico, che altrimenti non ne usciamo più e si va fuori tema.

Facciamo così: mentre siete là fuori in cerca della Verità, fate un salto in edicola. Ci troverete del buon Fumetto ad attendervi, una "Singolarità" in cui... voglio credere!





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