Letture seriali: Silk Cotton

Il fascino del folclore caraibico

Caribbean Gods.

È indubbia, leggendo Silk Cotton, l'influenza di Neil Gaiman nel bel fumetto proposto da Leviathan Labs e realizzato da Colleen Douglas e Jesus C. Gan, con i colori di Lorenzo Palombo.

Lo si può notare nella costruzione di un corposo romanzo grafico d'avventura, dove ad unirsi sono la contemporaneità e un intero pantheon di divinità caraibiche, calderone religioso e mistico pieno di idee, fonte d'ispirazione che arriva da una terra di cui conosciamo poco, rimescolati per diventare lettura piacevole e appassionante come gli orizzonti che apre.

Anche per questo, nel brossurato pubblicato dai Leviatani, è bene riservare un piccolo plauso alla presenza di un redazionale introduttivo su tutti gli esseri, benigni e maligni, che andremo ad incontrare lungo il viaggio. Delle spiegazioni, a metà tra i tarocchi e la schematica di un gioco di ruolo, che ci forniscono le fondamentali basi per comprendere cosa ci troveremo davanti, capire da quale humus culturale e anche storico la Douglas ha attinto per la sua narrativa, ed orientarci nel classico "Who's Who" mai così necessario.

Certo, potete affrontare la lettura di Silk Cotton anche saltandole a piè pari, magari pensando possano essere noiose (ciò che descrivono non lo è per nulla), ma credete se vi dico che, da un certo punto in poi, vi saranno utili, dannatamente utili. Contraltare all'immediatezza del fumetto in quanto tale, una bussola necessaria, che pensi non ti serva e poi, quando sei perso nel bosco della Fantasia, ti penti di non aver messo nello zaino.

Ma è "Romanzo", il termine che mi sta più a cuore, la parola che meglio definisce Silk Cotton nei suoi pregi, e anche nei suoi difetti, detto con smaliziata onestà.

Perché, visto che siamo nella rubrica Letture Seriali, il primo paragone che viene alla mente è quello della serialità televisiva, oppure ricercati parallelismi col mondo di celluloide, ma nel caso specifico, ad emergere prepotente è quanto tutto questo avrebbe reso benissimo anche in prosa, anche con parole su un foglio bianco, tra capitoli, paragrafi e descrizioni dettagliate.

Ok, sto correndo troppo, e ancora non vi ho fornito neanche un accenno di sinossi, mea culpa, ma ehi, rimedio subito, tranquilli.

Questa storia è infatti recente, eppure antica come Anansi il Ragno, che tesse la sua tela sullo sfondo di un cielo nero punteggiato di stelle. Una notte, uno dei fili di quella ragnatela si spezza: Myrtle, la donna che il giovane Peter aveva sempre chiamato "mamma", muore, ridotta in cenere da un essere che pare uscito da un incubo ad occhi aperti.

A salvarlo, ecco arrivare Grace - meglio nota da chi deve temerla come "Silk Cotton" o anche "Regina Churlie", badass armata di fucile a canne mozze e tosta personalità. Per il ragazzo, il nostro protagonista, ha così inizio una vera e propria odissea alla scoperta di sè, del proprio potere e potenziale, delle sue radici e di quella che è la sua vera "famiglia".

Passano infatti cinque anni, Peter è stato adottato da sua zia "Mami" e cresce, insieme a suo cugino Matteau, giocando e cercando di dimenticare quella terribile notte, ma come riuscire a cancellare dalla memoria qualcosa che oggi sembra presentare il conto, qualcosa che inizia ad insinuarsi nella sua tranquilla vita di giovane uomo, chiamato ad essere il perno su cui inizia a ruotare una guerra tra entità più grandi di lui, più grandi del mondo intero?

Ci sono regole, armi nascoste in innocui medaglioni, gerarchie da rispettare, mentre il folclore inizia a diventare per Peter reale, tangibile, e il velo tra superstizione e mondo fisico si annulla, per lui e per noi lettori, sino alla battaglia finale, quella che però è meglio scopriate da soli, in tutto il suo cataclismatico, apocalittico, importante clamore.

Quella di Silk Cotton non è certo la prima opera a fumetti (o letteraria o cinematografica) che affonda le sue radici nelle credenze popolari, ma come ho scritto prima, qui c'è più American Gods o I Figli di Anansi che non Trese, opere dove il contesto urbano, quello intorno a noi, della vita di tutti i giorni, viene via via abbandonato, per ampliare un palcoscenico che abbraccia il cosmo intero, dove è il tribale a vincere sul "semplice" paranormale.

Colleen Douglas fa proprio il principio chiave della tradizione orale da cui questi personaggi prendono corpo e sostanza: le storie hanno un potere, immenso ed incontenibile. Puoi cercare di ingabbiarlo, puoi incastonarlo all'interno di vignette, parole e dialoghi, usando la matita per tracciare simboli e immagini che lo tengano imprigionato.

E quando il lettore si troverà davanti il libro, sfogliarlo diventa il rito che lo libera, in tutta la sua fantastica immaginazione, in tutto il suo fascino ancestrale.

Silk Cotton è in questo senso, un omaggio a quelle sensazioni, a quei ricordi di ragazzina che ascoltava racconti intrisi di saggezza, portatori di piccole, grandi verità che, nascoste nel folclore della Guyana, servivano per divulgare religione e lezioni morali.

Crescendo, quei racconti diventano altro, diventano libri e romanzi, diventano ispirazione per passare il testimone, per trovare nuove vie per renderli apprezzabili anche dalle nuove generazioni. È da qui che sembra derivare la scelta di raccontare di Peter e Silk Cotton tramite la forte meccanica, visiva e affabulatoria, del Fumetto, prediligendolo al romanzo.

Lo so, su questo concetto di "romanzo" ci sto tornando spesso, ma non per la solita annosa diatriba legata al concetto di Graphic Novel, quanto per una sottile sensazione che non mi ha mai abbandonato durante la lettura, ovvero che, appunto, stavolta mi son trovato di fronte a qualcosa che poteva pure non essere Fumetto, ma racconto in prosa, dove ad immaginare creature, fiamme, sogni ed illusioni doveva essere la fantasia del lettore e la bravura evocativa della scrittrice, alla pari della tradizione orale di cui parlavo prima, dove sono le parole, la cadenza con cui queste vengono pronunciate (o scritte) ad ipnotizzare il pubblico.

Lo dico perché è forse l'unico "difetto" (lo metto apposta tra virgolette) che ho riscontrato leggendolo e lasciandomi trascinare dalla sua storia. A tratti, infatti, l'atmosfera che si respira è la stessa che permea i cosiddetti adattamenti, o "riduzioni a fumetti" se preferite, di romanzi. Qualcosa che passa da un medium all'altro, spesso perdendo quel qualcosa che, incastonato nelle abili descrizioni della penna di turno, finisce inevitabilmente per non trovare adeguata traduzione una volta trasposto in fumetto, come di raccordi che sembrano essere appannaggio solo del libro, ma non del comic book che prova a replicarne la storia.

Ma è appunto un "difetto" sui generis, probabilmente dettato dal fatto che di cose da dire, Silk Cotton ne ha parecchie, così come la sua autrice, e cercare di confinarle solo in un dato numero di pagine è stato di sicuro fonte di conflitto intellettuale, perché quanto qui proposto è un'avventura davvero ricca di elementi affascinanti, di mostri terrificanti nella loro bellezza e di un folclore ammaliante nel suo perdersi tra le pieghe di un tempo che non ha inizio né fine, eterno come l'infinito.

E poi ammettiamolo, le Nuvolette Parlanti sono, forse anche più del cinema o del piccolo schermo, il mezzo migliore per lasciare che questo folclore, che queste creature della superstizione e dell'immaginario tramandato da generazioni, possano farsi visione, regalando lo stupore di un sapere antico, ma senza rinnegare quel piacere di leggere un buon comic book.

Perché se le storie hanno un potere, altrettanto lo possiede il disegno, e la matita di Jesus C. Gan è qui per dimostrarlo.  L'artista ben sposa, col suo tratto, queste due anime, questi due intenti, unendo in una efficace fusione, il fascino del misticismo e quello del fumetto più mainstream, cercando di farli convivere con armonia senza che uno soverchi l'altro.

È ancora acerbo nei volti o forse è solo perché è palese il divertimento e l'impegno nel rendere al meglio le mostruose creature che man mano incontriamo lungo la via, siano esse aracnidi, feline oppure ancora striscianti come serpenti pronti a ghermirti nelle loro spire.

E a quel punto, a completare l'incantesimo, arriva il terzo elemento, fondamentale come mai in un'opera che vive di atmosfera, di evocazione e di capacità di trascinare il lettore in luoghi lontani, immersi come sono di conoscenza occulta, dove tutto si tinge di una luce diversa, accecante ed indefinita, come quando sembri risvegliarti da un sogno, solo per capire che era realtà, solo altra dalla tua.

Parlo del colore, e di come Lorenzo Palombo usi la tavolozza per servire al meglio Silk Cotton, sia titolo che personaggio. Perché è proprio nelle diverse sfumature di colore, nel modo in cui delinea fiamme e acqua, ombre e luce, cielo e terra, che quanto scritto dalla Douglas e disegnato da C. Gan trovano la propria intrinseca capacità di avvincere.

Tutto questo rende Silk Cotton uno dei fumetti più stuzzicanti che mi sia capitato davanti di recente, un indie, per dirla come quelli bravi, ma che non disdegna di prendere in prestito dai fratelli "più grandi" che dominano il mainstream.

Alla fine, infatti, si finisce anche per imparare qualcosa, si finisce per superare la china del semplice intrattenimento (valore sempre da non sottovalutare) e voler approfondire, comprendere e conoscere quanto qui solo abilmente suggerito o toccato di sfuggita.

Quello che si apre è difatti un orizzonte che esiste realmente, un catalogo corposo di credenze popolari, vasto ed articolato, cementato di generazione in generazione, a conferma di quel meraviglioso e multiforme arcobaleno che domina la vita su questo nostro minuscolo pianeta, dove abbiamo bisogno di credere, di pensare che oltre ciò che possiamo riconoscere coi nostri cinque sensi, ci sia ben altro, un sesto gradino che ci permetta di attraversare l'oltre.

È qui, in questo confine, che sta la meraviglia, che sta l'inspiegabile e l'incredulità decide di sospendersi e farsi contagiare da questa frenesia creativa ed immaginifica.

Detto tra noi, non mi dispiacerebbe se Silk Cotton diventasse Seriale, oltre che Lettura, nel senso che gradirei ben volentieri un prosieguo altrettanto ispirato e coinvolgente.

Insomma, si tratta di un'opera che ripongo con piacere nella mia libreria, un'opera in cui ho davvero, sin dal suo annuncio e dalla copertina, amato... credere!

(Avevate forse dubbi che avrei resistito al gioco di parole finale? Andiamo, dai!)

Il Nerdastro



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