Letture seriali: L'Esiliato di Erik Kriek

L'onore al tempo dei Vichinghi


Ci sono autori a cui, semplicemente, basta il nome. Erik Kriek è uno di questi. Il fumettista olandese, dopo opere come In The Pines e H.P. Lovecraft - Da Altrove e altri racconti, torna adesso nel catalogo di Eris Edizioni con L'Esiliato.

Un racconto - basterebbe la copertina per dirlo - che ci riporta al tempo dei Vichinghi, più precisamente nell'Islanda del X Secolo.

E qui posso già vedere i vostri occhi riempirsi di sangue e battaglie, di ardore e furore, di spade brandite con ferocia e caratteri indomiti, mentre il pensiero corre a tutto quel recente rinascimento che queste figure hanno conosciuto negli ultimi anni: penso al mondo seriale di Vikings o a quello videoludico, tra il Ragnarok di God of War e il Valhalla di Assassin's Creed.

Ma Kriek, proprio con quell'indipendente audacia di chi come lui è autore con una personale idea e visione, decide di non puntare verso Kratos, quanto verso la Storia.

"L'Esiliato" è un uomo che ritorna a casa, dopo un lungo periodo di assenza, dopo essere stato condannato a lasciare la terra natia, reo di un grave fatto di sangue.

Reinventatosi soldato di ventura, ora, coi suoi due compagni d'arme, vuole solo la tranquillità di quel suolo che gli è così mancato, deciso ad appendere la spada al chiodo e lasciarsi indietro quei giorni bui e ricominciare a nuova vita.

Eppure, nulla sembra andare per il verso giusto per Hallstein Thordsson, il nostro protagonista, perché neanche il tempo di varcare l'uscio di quella che un tempo era la sua casa, che si ritrova in mezzo ad una contesa familiare, con la sua madre adottiva Solveig Kjetilsdottir, ora vedova, incalzata dal perfido Einar Ragnarsson per un matrimonio di convenienza, con l'uomo disposto a tutto pur di ottenere quello che vuole, e che nei confronti di Hallstein cova un antico rancore.

Starà a lui fare i conti con il proprio passato, impedire che ingiustizia venga perpetrata, aiutato dai sodali Bjarki e Ukko, mentre antiche superstizioni vengono messe in moto...

A scaturire dalle pagine de L'Esiliato, piuttosto che un'epica scandita dal volere delle Norne e bagnata nel sangue di colossali scene di battaglia, è un racconto familiare e corale, una piccola vicenda quotidiana in quel tempo che fu, una pagina di Storia vista attraverso rapporti sociali e ricerca minuziosa, a dare manforte ad una vicenda di finzione, ma non troppo, dove la Fantasia presta il fianco solo in un certo punto e non oltre.

Siamo su un lembo di terra, tra fattorie e possedimenti, dove la lotta è quella per tirare avanti giorno per giorno, piuttosto che alla ricerca di chissà quale gloria.

Una terra selvaggia, aspra e forte, come i suoi abitanti, con Kriek che ci trasporta in volo, con queste striscie panoramiche che, nell'arco di una tavola, segnano il passaggio di scenario, mostrandoci scorci dove a regnare è sopratutto ancora la Natura.

È un seguire con gli occhi librarsi di gabbiani su ripidi scoscesi, mentre questi uomini e donne dai nomi impronunciabili tessono una rete di dialoghi che sono uno scorcio di un passato che non c'è più, di leggi, usanze e credenze che oggi ci appaiono lontani, eppure, per quell'universalità che attraversa le latitudini e le longitudini delle nostre vite, con un messaggio chiaro.

E non pensiate che quella sui nomi sia una battuta, anzi forse l'unico scoglio su cui si potrebbe inizialmente infrangere l'onda del vostro dubbio come lettori, è proprio raccapezzarsi su chi è chi, nonostante, per mera praticità, Kriek presenti all'inizio una doppia pagina in cui, come un regista teatrale, ci illustra tutti i personaggi che vedremo in scena, incluso il piccolo Siggi, il cagnolino di Ottar Thordsson, il fratellastro di Hallstein.

Ma, date retta, non lasciatevi scoraggiare e proseguite, perché man mano che la storia entra nel vivo, la mano felice dell'autore saprà conquistarvi con la sua sintesi, nascosta in un disegno dal tratto pieno e dalle sapienti ombreggiature e scelte cromatiche, e capirete di avere di fronte uno spaccato mirabile, uno sguardo da macchina del tempo in una terra in cui vivere è anche sopravvivere, ai confini del mondo conosciuto.

Sopratutto una terra di tradizioni, di racconti orali e di sere fredde in cui scaldarsi intorno al fuoco, dopo una giornata di duro lavoro. È una terra dal sapore antico, evocativa, e Kriek fa quanto in suo potere per farcelo percepire attraverso le tavole, farci sentire la brezza gelida sui nostri volti, marosi che si abbattono su coste che sono come confini, verso un mondo sin troppo grande e, allora, sconosciuto.

L'autore poi compie anche un altro interessante viaggio, che è quello nelle continue contraddizioni dell'animo umano. Non pensiate che L'Esiliato del titolo sia un buono tout court, contro dei cattivi definiti dalle loro malefatte d'occasione. La narrazione non lascia scampo a dubbi, o forse invece ne fa germogliare di nuovi, mostrando come in questa storia, come nella vita stessa appunto, nessuno è mai davvero bianco o nero, buono o cattivo, completamente colpevole o innocente.

Chiunque di noi ha le sue colpe e i suoi meriti, le sue opportunità di essere una persona retta oppure vittima di un odio che si trascina per tanto di quel tempo da diventare cancro, quello stesso cancro che solo il divino può incanalare.

La religione, nella sua variante storica (siamo in quel periodo in cui il Cristianesimo inizia a penetrare anche il gelo delle terre nordiche) così come in quella più superstiziosa e mistica, è anche qui un rifugio sicuro per una sceneggiatura che vuol mettere in scena delitti e castighi, compiuti in nome di una giustizia che va oltre quella terrena.

Uno dei momenti più indovinati del libro è quando viene illustrato un processo, svolto attraverso quelle che erano le leggi, quelle regole scritte su una ideale pietra per regolamentare il quieto vivere di quel tempo.

Il soldo, una cauzione per sanare ogni disputa e far ritornare le cose alla loro gracile e traballante normalità, anche quando la morte di un uomo passa in un ideale secondo piano, e sembra che nulla si possa fare per punire i responsabili.

Ma è ancora un'era di fierezza, quindi l'ingiustizia subita si può sempre sanare con un duello, un corpo a corpo, armi in pugno, per lasciare che sia l'onore ad avere finalmente ultima parola, per lasciare che sia il sangue a lavare l'onta.

Contraddizioni, viste con l'occhio dell'uomo moderno. Tradizioni, viste con l'occhio dell'uomo norreno.

E in questo clima, con queste coordinate, nulla è scontato, nulla appare chiaro e lampante dalla prima all'ultima pagina, e decisioni prese sull'onda di un'emozione possono essere a quel punto tradite e sovvertite, perché vivere è appunto sopravvivere.

Circoli viziosi impossibili da spezzare, ideali barriere che solo il tempo - come acqua che riesce a deformare anche la pietra, goccia dopo goccia - può vincere e cambiare.

Il lavoro artistico che accompagna tutto questo è magnifico, e ben si sposa con una scelta stilistica precisa, con Kriek che utilizza una personale "quadricromia".

L'Esiliato, infatti, vive di quattro colori: il bianco e il nero delle chine e delle ombre, e poi questo grigio-bluastro, un colore freddo, che tutto ammanta, per amplificare quel senso di gelida inospitalità di quella landa così lontana ed impervia. L'occhio, inizialmente alienato da questa scelta, presto si abitua, alzando un ideale bavero e continuando a leggere.

E poi c'è un rosso vivo, acceso, intenso, insostenibile persino, che emerge in presenza di forti emozioni, spesso a puntellare un determinato ricordo, oppure quando il misticismo e l'ignoto entrano di prepotenza, con il loro carico di morte, ossa e lame. Il colore del sangue è l'unico inchiostro su cui alcuni uomini hanno scritto la loro sorte, in momenti, scene e tavole che sanno richiamare alla mente certi cambi di scena cinematografici, come ad ancorare questa vicenda a un immaginario il più universale possibile.

È un bel romanzo storico per immagini, quello realizzato da Erik Kriek, perché fa della Storia il suo fondamento, ma senza dimenticare di tessere una trama che sappia regalare al lettore un messaggio, nascosto in un incedere apparentemente di finzione.

Sotto il cielo, tra voli di uccelli e orizzonti segnati solo dal mare, ci sono destini che i libri di Storia non hanno mai riportato, diatribe perse tra mille altre pagine, eppure tutte loro insieme hanno segnato il cammino dell'uomo sino ad oggi.

La spada di legno di un ragazzino oggi, sarà la lama affilata che passerà le carni del proprio nemico domani.

Il bello del fumetto indipendente è anche questo: poter guardare a qualcosa percepito come mitico, senza per questo scadere nell'epico mainstream. Mantenere la forza di un idea, come quella del guerriero vichingo, ma presentarla in una luce più vera, ma non per questo meno brillante o meno dotata d'immaginazione.

È questo a rendere L'Esiliato un'ottima lettura, per come fa incontrare Storia e Fumetto, portando entrambi sul campo di battaglia delle librerie, a singolar tenzone con la spietata concorrenza. E senza alcuna intenzione di abbassare le armi!

(Sì, il senso della metafora è proprio quello di arrendervi e di correre in libreria a scoprire questo bel libro!)



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