Silver Surfer Nero

Uno straordinario viaggio nello spazio siderale, apoteosi di colori e psichedelia


Raccolta in un elegante volume cartonato da Panini Comics, Silver Surfer Nero di Donny Cates e Tradd Moore è una miniserie visivamente sorprendente, visionaria, lisergica, ricca di personaggi dai contorni plastici e deformati. Un'opera debitrice del lavoro di Stan Lee e Jack Kirby quanto del contributo di Moebius al personaggio (sempre in coppia con Lee nell'indimenticabile Parabola del 1988) così come del più recente ciclo di Dan Slott e Mike Allred, ma ancor più del surrealismo e di tante opere psichedeliche anni 60 e 70.


Silver Surfer Black è un progetto che sembra nato appositamente per il tratto di Tradd Moore, costruito su misura per il suo talento (non a caso l'artista ha curato anche il soggetto della storia insieme a Donny Cates). Le sue tavole sono evocative, potenti, sorprendenti, riconoscibilmente marvelliane ma al tempo stesso sperimentali e underground. Lo stile di Moore, evolutosi anni luce dalle sue opere precedenti per la Casa delle Idee (ci viene in mente ad esempio un ciclo di Ghost Rider), appaga il lettore raffinato, alla ricerca di qualcosa di allettante, di diverso, con un pizzico di follia che non guasta.


Dal canto suo, la penna di Donny Cates raggiunge uno degli apici della sua carriera. Come in tutte le storie migliori dedicate all'araldo di Galactus, Cates infonde opportune dosi di filosofia, poesia, riflessioni esistenziali e viaggi nello spazio e nel tempo.
In termini narrativi, è evidente come lo sceneggiatore texano concepisca tutto il corpus delle sue opere per la Casa delle Idee come un'unica grande storia: si veda ad esempio la presenza di Knull, il Dio dei simbionti che qui compare già alla fine del primo capitolo. Il personaggio era stato introdotto da Cates su Venom #3, dando un nome e un background a un vecchio concetto accennato da Jason Aaron in precedenza all'inizio della sua lunga run su Thor. Con questa "invenzione", Cates ha sostanzialmete riscritto le origini di Venom (e non aggiungiamo altro per chi non ha letto la serie e ha intenzione di farlo), aggiungendo concetti molto interessanti con la potenzialità di sfruttarli anche in altre occasioni (cosa che in effetti è avvenuta).


Altro aggancio con la continuity marvelliana recente è lo spunto iniziale della morte di Thanos per mano di Gamora, una conseguenza della conclusione della saga Infinity Wars (scritta da Gerry Duggan e disegnata da Mike Deodato Jr.) in una storyline proseguita poi sul Guardians of the Galaxy dello stesso Cates.
Un rimando tematico interessante è quello al Ghost Rider Cosmico di Baby Thanos deve morire: il dilemma etico di uccidere un futuro carnefice responsabile dell'uccisione di miliardi di individui accomuna il Frank Castle versione Ghost Rider al Norrin Radd al cospetto dell'Osservatore (come si vede nel quarto capitolo), rendendo tale scelta una chiave di volta di entrambe le storie.
Infine, i monologhi di Silver Surfer, in particolare in apertura del secondo capitolo del volume, riportano alla mente alcune frasi del noto monologo di Roy Batty in Blade Runner (e più in generale un'atmosfera alla Philip K. Dick).

Collegamenti e citazioni a parte, i due autori con questo volume ci regalano uno straordinario viaggio nello spazio siderale, apoteosi di colori e psichedelia che raggiunge livelli artistici notevoli e si candida sfacciatamente e senza troppe remore a essere annoverato tra i classici Marvel contemporanei.

Il sommo audace


Silver Surfer Nero
Panini Comics, gennaio 2020

Testi: Donny Cates
Disegni: Tradd Moore

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