Mercurio Loi #16, l'ultimo numero

Una realtà frammentaria e circolare



"Non bisogna camminare per raggiungere una meta, ma per perdersi".

Ci sono storie che necessitano di sedimentare, di continuare a viaggiare nella nostra mente prima di poterle analizzare.
Ci sono recensioni che non riesci a completare, forse perché senti che è difficile congedarsi da quelle pagine, da quei personaggi, da quella serie.
E c'è infine il momento in cui senti di doverne parlare, di chiudere i conti, anche se è passato non un giorno, non un mese, ma addirittura un anno.

Questa è la recensione dell'ultimo numero di Mercurio Loi. Per scelta o per caso, le parole che seguono giungono proprio in giorni di quarantena obbligata, che segnano (utilizzando le parole dello stesso Bilotta) "la scomparsa di noi flâneur", "la fine dell’andare a spasso".
Ma forse è anche per questo che l'idea di andare ancora una volta a passeggio per Roma accanto al professor Loi assume un fascino inestimabile.
Ecco dunque il nostro pezzo, doveroso e sentito, che serviva a noi per chiudere un cerchio e completare il nostro ciclo di recensioni dell'intera serie (le trovate tutte qui), antipasto di una breve analisi generale della serie che vi proporremo nei prossimi giorni per celebrare degnamente la ricorrenza di un anno dalla pubblicazione del numero conclusivo della serie.


La morte di Mercurio Loi, sedicesimo episodio della serie, è un albo che vede riunirsi Alessandro Bilotta e Matteo Mosca, i due creatori del personaggio, con il contributo di Francesca Piscitelli ai colori e di Manuele Fior alla cover. Fior è autore di un lavoro ancor più concettuale rispetto ai numeri precedenti, dal significato in qualche modo anche metaletterario, con la rappresentazione di un contesto moderno (la folla con gli smartphone, intenta a fotografare il Professor Loi) che si pone in netto contrasto con la realtà storica che fa da sfondo alle avventure del personaggio .

Peraltro, la storia inizia subito con una tavola pregna di metanarrazione, che ci permette di introdurci, grazie alla sapiente sequenza di inquadrature e alla presentazione del maggiordomo Leone, nella casa "che un tempo fu di Mercurio Loi" (inquadrature che rievocano la sequenza d'apertura del primo numero della serie, dando il via a diverse analogie e differenze tutte da scoprire tra inizio e fine).

La tavola d'apertura di Matteo Mosca del primo numero, in versione in bianco e nero.

È il preambolo perfetto per un racconto che parla di identità perdute e ritrovate, di ruoli e di interpretazioni. Viene qui mirabilmente ripresa la tematica del doppio, che ha accompagnato la serie sin dagli esordi, delle apparenze che facilmente ingannano, della realtà che si nasconde sotto una superficie di effimere illusioni.
Come e più di altre volte, la teatralità della scrittura bilottiana si rifà esplicitamente alla corrente della letteratura del Novecento che trovò in Luigi Pirandello un esponente imprescindibile: si parla della disgregazione dell'io, della perdita dell'identità e dei riflessi dell'io sugli altri.
Ne La morte di Mercurio Loi questi temi vengono sviscerati in maniera sublime. Tutti credono di riuscire a interpretare al meglio l'eredità del Professor Loi: chi professa filosofie fondando movimenti inesistenti, chi sbaraglia i propri nemici con astuzia, chi risolve un giallo svelando chi è il colpevole. E lo stesso Mercurio, per continuare a vivere le proprie avventure, deve diventare qualcun altro, mentre il suo nome muore.


Consapevole della propria esistenza su carta, Mercurio Loi sembra quasi cercare un modo per congedarsi dai lettori, continuando a rifuggire ampiamente da qualsivoglia tentativo di omologazione o catalogazione. E quale modo può essere più significativo che ritrovare se stessi al di là dei ruoli, delle identità e delle circostanze, riprendendo la medesima posizione e riproducendo (quasi) le stesse frasi della primissima apparizione (nell'episodio contenuto ne Le Storie)?
Così il ciclo uroborico del Professor Loi arriva a compimento.

Come i personaggi del fumetto, anche i lettori, i critici, i poeti, i letterati, gli editori, le giurie dei premi fumettistici, persino gli autori stessi, hanno provato in questi ultimi anni a catalogare, ingabbiare Mercurio Loi all'interno di una definizione che ne catturasse lo spirito girovago, il moto perpetuo, il percorso indomito. Tutti, incredibilmente e straordinariamente (compresi gli scriventi), fuori strada: Mercurio Loi riesce a battere tutti ancora una volta, a ingannare lo spettro della morte e a sopravvivere. Oltre i confini di un tempo che sembra davvero circolare, dello spazio di una vignetta dai contorni molto labili, delle pagine di una serie che è finita ma sostanzialmente continuerà a imperversare nella memoria dei lettori.

(Continua...)
Il Sommo Audace,
con l'imprescindibile supporto di Rolando Veloci



"La morte di Mercurio Loi"
SERIE: Mercurio Loi
NUMERO: 16
DATA: marzo 2019
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Alessandro Bilotta
DISEGNI E CHINE: Matteo Mosca
COLORI: Francesca Piscitelli
COPERTINA: Manuele Fior


Per le immagini: © Sergio Bonelli Editore.

Commenti

  1. Vero, mi ritrovo con la recensione e anche io ho apprezzato gli eventi circolari (anzi, forse a spirale?), ma posso dire una cosa? Non avebbe dovuto chiudere. C'era tanto altro da poter raccontare, altre storie perdigiorno, altri misteri, altri anfratti di una Roma-Mondo da esplorare...

    Moz-

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  2. Al solito gran bell'articolo. Di quelli che li leggi e subito ti dici che devi assolutamente recuperare un fumetto così originale e particolare.👍😊

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    1. Grazie per i complimenti e, se poi lo leggi, facci sapere il tuo parere!

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