Nathan Never Generazioni #1

Una rivisitazione delle origini di Nathan Never in chiave hard boiled


Con Hell City Blues fa il suo esordio ufficiale Generazioni, la nuova miniserie dedicata a Nathan Never. Dopo le reinterpretazioni delle origini del personaggio offerte da Bepi Vigna/Roberto De Angelis (Nathan Never Annozero) e Michele Medda/Germano Bonazzi (Nathan Never Rinascita), Antonio Serra ha ideato questa nuova saga in sei parti, coadiuvato da un team di autori più ampio (gli sceneggiatori Giovanni Eccher e Adriano Barone e un disegnatore diverso per numero). Ogni episodio propone un'ambientazione differente e si rifà a un genere specifico, dall'hard boiled alla fantascienza stellare, passando per il genere post-apocalittico e lo steampunk, pur mantenendo una continuità narrativa di fondo.
Il mosaico complessivo sarà dunque formato da sei differenti sguardi (anzi, sette, contando anche il numero zero, del quale abbiamo parlato qui) sull'universo narrativo dell'Agente Speciale Alfa.


La storia è ambientata nella città immaginaria di San Angeles (megalopoli che fonde San Francisco e Los Angeles) in un distopico 1963*. Dieci anni dopo la fine di una lunga Seconda Guerra Mondiale, questo mondo futuristico, grigio e violento è dominato dal culto della Chiesa della Divina Presenza di Aristotele Skotos, predicatore e criminale (nonché uno dei primi villain della serie, che i fan di vecchia data ricorderanno bene). Il clima hard boiled della storia trasfigura l'Agenzia Alfa capitanata da Edward Reiser in una trasandata agenzia privata di investigazioni, per la quale lavora l'ex poliziotto Nathan Never, sulle tracce di un certo Sigmund Baginov.
Nell'episodio svolge un ruolo di rilievo anche Ned Mace, personaggio chiave della narrazione delle origini di Nathan Never. Novello Marv di milleriana memoria, Mace racconta in prima in prima persona una storia piena di bianchi e neri netti, come si conviene al genere di riferimento.
Del resto, se in generale Generazioni si preannuncia come un viaggio che attraverserà le vite dei vari personaggi ma anche la storia del fumetto, della fantascienza e dei vari generi dell'avventura, uno degli omaggi più evidenti, a partire dalla cover e dal logo, è proprio quello al Sin City di Frank Miller.


Il disegnatore Alessandro Russo interpreta tale riferimento visivamente anche nelle tavole della storia, mantenendo comunque una notevole personalità stilistica e conferendo la giusta atmosfera alla narrazione. Tra le influenze visive per questo Hell City Blues è impossibile non citare anche Alex Toth e il primo Torpedo su testi di Enrique Sánchez Abuli, serie imprescindibile per chiunque sia intenzionato ad approcciarsi all'hard boiled a fumetti. Da segnalare in ogni caso una certa libertà compositiva, con l'utilizzo di layout molto liberi e variegati, certamente meno usuali nella serie regolare attuale.

L'indubbio pericolo in questo tipo di operazione è rappresentato dal non riuscire ad andare oltre l'omaggio appassionato a un genere e a degli autori, mostrando un lato puramente derivativo che ne potrebbe oscurare la freschezza e la genuinità. In questo caso tale rischio è superato tramite una buona dose di originalità nelle idee e nei disegni, con i quali si riesce a superare, soprattutto nella seconda metà dell'episodio, il debito nei confronti dei numi tutelati citati, concentrandosi poi su interessanti colpi di scena che avranno senza dubbio ripercussioni negli albi di prossima pubblicazione.

Va inoltre riconosciuto e apprezzato il desiderio di sperimentare e mettersi in gioco da parte sia degli autori (Antonio Serra in primis) che dell'editore (ricordiamo che la miniserie era stata approvata dal compianto Sergio Bonelli in persona, come ricorda lo stesso Serra qui).
Serra, che pure aveva concluso la sua attività continuativa di curatore e sceneggiatore del personaggio e qui si fa coadiuvare da vari altri autori, dimostra di avere ancora tanto da dire non solo sul personaggio ma anche sulle tante (infinite?) possibili versioni del suo mondo, in un multiverso di idee e di possibilità che possono intirgare anche lettori casuali e non avvezzi al contesto narrativo nathanneveriano.
Attendiamo il secondo numero speranzosi.

Il sommo audace


* Il riferimento al 1963 è, oltre che all'anno di nascita dello stesso Antonio Serra, legato a una miniserie sceneggiata da Alan Moore che presentava, non a caso, versioni alternative di ben noti supereroi statunitensi.



Nathan Never Generazioni: Hell City Blues
NUMERO: 1
DATA: maggio 2018
SERGIO BONELLI EDITORE
COPERTINA: Alessandro Russo

SOGGETTO: Antonio Serra
SCENEGGIATURA: Giovanni Eccher
DISEGNI E CHINE: Alessandro Russo






Tutte le immagini: © 2018 Sergio Bonelli Editore.


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