Mercurio Loi #7

Una clessidra impossibile da rovesciare



Le avventure che si leggono su Mercurio Loi si rivelano ogni volta una vera e propria esperienza conoscitiva: in ogni albo della serie, Alessandro Bilotta sceglie di far ruotare la sua sceneggiatura intorno a un tema specifico (le maschere, la finzione teatrale, il ricordo, l'infelicità, le scelte e così via).
La testa di Pasquino è indubbiamente il culmine di tutto quello che è stato raccontato sinora, non solo da un punto di vista strettamente narrativo, per la risoluzione di alcuni snodi narrativi importanti, ma anche e soprattutto dal lato qualitativo, in quanto si staglia un gradino sopra rispetto ai già altissimi livelli raggiunti nei primi sei albi (sette, considerando l'episodio apparso su Le Storie).

[Potrebbe contenere spoiler e... Oh, andiamo, dovreste leggere quest'albo stupendo, altrimenti proseguire la lettura avrebbe poco senso.]



Questa volta l'autore romano inizia con una digressione, inquietante e affascinante al tempo stesso, sulla poesia o, meglio, sul ruolo della poesia
All'inizio della storia un appena abbozzato, ma già perfettamente caratterizzato, professor Scaccia si infervora descrivendo al suo giovane sparring partnerFlavio, un disegno in cui è rappresentata la fucilazione di un uomo davanti agli occhi del suo giovanissimo figlio. L'anziano professore giunge alla conclusione che la poesia trasfiguri il luogo nel quale siamo, che faccia vedere le cose da un altro punto di vista, che chi sa crearla ha un enorme potere... ergo, la poesia è potere.

Dalla definizione di poesia si passa alla scintilla che la fa nascere e infine si arriva alle ingiustizie (toccante la sua schiena "accarezzata" dalle offese della legge) davanti alle quali la vita ci pone e che proprio la poesia ci aiuta ad affrontare. E tutto questo ci viene mostrato soltanto nelle prime sette tavole: davvero straordinario!

È una storia disperatamente picaresca. "Disperata mente" proprio perché la mente del picaro protagonista dispera ora di tutto (di amici, nemici, di ricordi, di sogni, di se stessa...). Il prof. Scaccia indossa i panni laceri e di fortuna del fuggitivo e insegue il se stesso che non c'è più, in compagnia di un Mercurio mai presente come in questa assenza.


È una storia sulla vecchiaia, di una delicatezza e di una profondità inarrivabili. Su tutte, citiamo la scena in cui l'anziano professor Scaccia, vero protagonista di quest'episodio, si guarda allo specchio e vede "un estraneo vecchio". In due parole viene così descritta la condizione della senilità, del decadimento fisico e cognitivo, del non riconoscere se stessi e il mondo che ci sta intorno, del trovare tutto cambiato irreversibilmente, una clessidra impossibile da rovesciare. Ci riporta alla mente la profonda poeticità del Paco Roca di Rughe (lì l'autore spagnolo affrontava il tema della vecchiaia associata alla malattia). 

Un senso di caducità pervade tutti i personaggi. Tutti sono soli e fragili: padri, figli, maestri e allievi. Consapevole della sventura di essere al mondo nella propria attuale condizione, ognuno prova a suo modo a portare avanti la propria esistenza. Il capitano con la superstizione e gli intrugli della strega; il professor Scaccia con i fantasmi del passato e la sua lotta inarrestabile; il giovane Flavio cercando di far felice suo padre e di renderlo orgoglioso di sé; Mercurio indagando e risolvendo misteri. Il paradosso è che - per ognuno di loro (o quasi) - ciò che li fa andare avanti è la causa stessa dei loro ulteriori guai. 


Pensando ad alcuni dei personaggi citati (un anziano, il suo allievo/figlio, il suo giovane aiutante e il bambino del quadro) viene di nuovo in mente la progressione delle età della vita che già Bilotta aveva ripercorso nello splendido quarto numero di Mercurio Loi e ne Le età della vita (Dylan Dog #281).
Bilotta descrive tutti i suoi personaggi senza troppi preamboli e utilizzando poche ma riuscitissime pagine per ognuno dei viandanti di questa camminata nella Roma papalina. Se pensiamo a ritroso al modo in cui i personaggi sono stati introdotti nella serie, tutto sembra narrato in modo anomalo ma decisamente intrigante. Il professor Scaccia nel numero precedente sembrava quasi un personaggio di contorno, importante nel passato di Mercurio Loi ma plausibilmente destinato a non rivelarsi centrale nella narrazione dei numeri successivi. Invece a lui vengono dedicati molti passaggi fondamentali dell'albo: Mercurio appare (quasi) solo come proiezione nella testa del Professor Scaccia, il suo mentore. Bilotta si ricava così la possibilità di lavorare di fino sui personaggi senza costrizioni nè vincoli di sorta, mettendo in discussione continuamente i ruoli e le relazioni tra loro.


Ottone visto da Massimiliano Bergamo.


Il tema del rapporto padre-figlio, che sublima nel legame che Scaccia intesse con Mercurio, trova un suo drammatico parallelo nel rapporto tra il capitano e suo figlio. Il primo, "non sapendo distinguere le scelte giuste del capitano da quelle affettuose del padre", è diviso tra il suo ruolo di ufficiale e quello di uomo e presenta i sintomi di un malanno grave. Il figlio subisce un destino che scatena la reazione irrazionale di un uomo eccessivamente razionale, che inizia a udire le voci che tentano di colmare il vuoto.
Lacerante la sequenza, in parte muta, in cui il capitano esterna tutto il suo sgomento come reazione alla scoperta della "testa di Paquino" (pagg. 68/70).
Lo stesso evento, è necessario a Scaccia per entrare nella senescenza: il professore vorrebbe cedere il testimone, passandolo però alla persona sbagliata. Il riconoscere l'errore porta Scaccia oltre la soglia della vecchiaia.
Inevitabile poi pensare al contrappasso (sul quale già Bilotta si era soffermato ampiamente nel secondo numero della serie) del carabiniere arrivista che voleva prendersi il merito di aver fermato un fuorilegge e che paga per la sua ingordigia. 
Niente sembra lasciato al caso: come in un meccanismo a orologeria, tutto sembra inserito per un motivo ben preciso.


Abbiamo ingiustamente tenuto in fondo il lavoro del disegnatore, che mai come in questo caso si integra con il lavoro di Bilotta in una splendida resa visiva. Massimiliano Bergamo è nella scuderia Bonelli dal 2011 e il suo tratto ha già impreziosito alcuni numeri di Lukas con stile preciso e molto personale (vedi qui e qui). Questa storia sancisce la sua definitiva consacrazione, sin dalle prime tre tavole, nelle quali il professor Scaccia "viaggia" letteralmente all'interno di un disegno, muovendosi in un ambiente tridimensionale che si rivela poi, appunto, un quadro: Bergamo rende egregiamente l'idea di entrare all'interno della scena rappresentata (ancora una volta un gioco di metanarrazione e di sfondamento di pareti). Dopo un inizio così sembrerebbe davvero arduo tenere il medesimo livello artistico per 94 pagine, invece un'invenzione dopo l'altra (con il sostegno della straordinaria sceneggiatura di Bilotta e dell'attenta colorazione di Nicola Righi), Bergamo mette in scena concetti complessi come il riaffiorare di ricordi e sensazioni (vedi pag. 13 e 14, dove il prof. Scaccia rivede alcuni degli elementi del quadro sopracitato) o come il materializzarsi di proiezioni mentali e il loro palesarsi come elementi immaginari (impagabile il Mercurio Loi che si rivolge a Scaccia a pag. 41 affermando di trovarsi "dentro la sua testa"... Oppure si rivolge al lettore?), in un susseguirsi di trovate felici e che richiedono la costante attenzione e collaborazione da parte del lettore.


Studi di Massimiliano Bergamo.
Un affresco emozionante, potente, poetico, agrodolce e avvincente.

"Invecchiare capita ai vivi", era solito dire il nonno di Rolando... Ma poi aggiungeva: "Quanto è brutto invecchiare". Nella storia che recensiamo c'è gente che lo sta sperimentando sulla propria pelle. Scaccia è vecchio e sa cosa significa vedere l'"estraneo" allo specchio; il capitano teme di non scoprirlo mai perché è (o si crede) malato; suo figlio è destinato a non scoprirlo mai. Pura poesia.
Si torna così al quesito iniziale: cos'è la poesia? Semplice: Bilotta che scrive Mercurio Loi.


Rolando Veloci & il Sommo



"La testa di Pasquino"
SERIE: Mercurio Loi
NUMERO: 7
DATA: novembre 2017 
SERGIO BONELLI EDITORE 

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Alessandro Bilotta 
DISEGNI E CHINE: Massimiliano Bergamo
COLORI: Nicola Righi
COPERTINA: Manuele Fior







Tutte le immagini © 2017 Sergio Bonelli Editore.

Commenti

  1. Fumetto di una profondità ed una intelligenza mai viste prima.
    Arte allo stato dell'arte.
    Non voglio fare l arrogante o "il di più", ma siamo sicuri che il "bonelliano medio" sia culturalmente pronto per un progetto così radicale?
    Mi auguro di si perché se dovesse chiudere per mancanza di lettori ne sarei davvero dispiaciuto.
    Voto disegni 8/10
    Voto originalità 9/10
    Voto storie (fino ad ora) 8/10

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