Riscrivere il mito: intervista a Rita Petruccioli

Dal teatro del V secolo a.C. ai fumetti di oggi: Rita Petruccioli offre un nuovo palcoscenico a Medea, una figura che ha ancora tanto da raccontare

Le storie migliori sono quelle che hanno ancora tanto da raccontare anche a distanza di secoli. Rita Petruccioli ha riscritto il mito di Medea, una storia che impara dalla letteratura del passato - da Euripide a Christa Wolf - e parla al nostro presente, indicandoci una strada per il futuro. E che diventa subito un classico del fumetto autoriale italiano (qui trovate la recensione).

Ne abbiamo parlato in un'intervista in cui approfondiamo il mito di ieri e le sue riletture di oggi.

Ciao, Rita. Grazie mille per aver accettato quest’intervista! Il tuo ultimo lavoro prende ispirazione da una figura del mito, Medea, che è una di quelle – penso anche ad Antigone – che nel corso dei secoli è stata più volte riscritta e reinterpretata. Chi è per te Medea e che valore ha come figura archetipica oggi?

Credo che le tragedie come Medea e come Antigone si fondino su un senso di ingiustizia che chiunque può comprendere e che è rimasto valido nei secoli. Il modo in cui le eroine di queste storie agiscono e reagiscono all’ingiustizia è opinabile, ma sono le premesse che le conducono ai loro epiloghi e l’analisi della questione umana e politica che ne deriva a essere potentissime.

Medea reagisce violentemente a un’ingiustizia che la vede discriminata sulla base del suo genere di appartenenza e della sua cultura straniera. Le sue capacità magiche fuori scala, così utili per Giasone quando si trattava di ottenere il Vello d’oro o eliminare nemici, diventano problematiche nel momento in cui Giasone ha bisogno di altro. Medea è una donna usata, che diventa problematica nel momento in cui non rispetta i ruoli imposti da una società patriarcale che le disconosce capacità di azione e merito in quanto donna e straniera.

Nella mia lettura Medea, allora come oggi, è una donna che rifiuta di aderire a un modello imposto, rifiutando i ruoli di madre, di moglie e di figlia.

Oltre a Euripide, il tuo riferimento principale per questa storia è Christa Wolf e il suo romanzo Medea – Voci, un libro che è stato importantissimo tanto da un punto di vista letterario e universale quanto, credo, per moltә di noi da un punto di vista più intimo. Qual è il tuo rapporto con questo libro?

Ho incontrato il libro di Christa Wolf su consiglio di un’amica, Federica Castelli, non a caso docente di filosofia politica. Avevo appena realizzato una storia a fumetti di una pagina su Medea, partendo dalle Metamorfosi di Ovidio, e secondo la mia amica, la rilettura che ne avevo fatto risuonava con quella di Christa Wolf. L’ho letto qualche anno dopo nel 2020, quando già stavo immaginando di realizzare una versione espansa di questa storia breve che avevo realizzato per l’etichetta di autoproduzione Squame. In quel momento raccontare Medea a fumetti sembrava un’ipotesi lontana e la dimensione su cui mi muovevo era molto personale, dopo avere letto Medea. Voci mi sono detta che era possibile raccontare questo mito a fumetti, e soprattutto che era necessario ampliare l’aspetto politico della storia.

In una sorta di percorso ideale (e un po’ semplificato), Medea è stata prima quella della tragedia classica, poi quella di Wolf e infine la tua, che è un po’ somma delle versioni precedenti ma ha anche delle caratteristiche inedite. Com’è stato “ricreare” una personaggia che ha tanto delle sue vite passate ma che sa incarnare idee e problematiche tanto attuali?

È stato bello e doloroso. Medea, la sua storia, il conflitto in cui si trova in qualsiasi versione si affronti, è pieno di fascino e di spunti. Cercare di immedesimarsi in lei, di capirla è complicatissimo. Durante la fase di scrittura cercavo in continuazione appigli a passaggi di Euripide o di Christa Wolf. Sulla carta era tutto corretto, la storia funzionava, ma Medea non funzionava mai, così ho cominciato a mettere da parte il personaggio e a trattarla come una persona. Quello che ne è uscito fuori è una riflessione sul presente, che però parte dalle premesse fissate da Euripide, e da una rivisitazione dei poteri conferitogli da Christa Wolf.

La Medea di Wolf era un po’ l’incarnazione del conflitto di genere, un modello di femminismo che aveva come limite il dover vivere in una società dominata dal potere maschile e patriarcale. Nella tua opera questo, ovviamente, resta, ma è affiancato dal discorso sulla xenofobia e la diversità. Possiamo dire che la tua Medea segue l’evoluzione del pensiero femminista in ottica più intersezionale?

Assolutamente, la mia ottica è intersezionale. Ma come dicevo anche prima, le premesse di Euripide sono già quelle di una personaggia che incarna più problematiche messe insieme e già Christa Wolf indaga il rapporto con la collettività, facendola partire dalla Colchide con altre persone. Io ho spinto questi aspetti in una direzione più contemporanea esplicitando le dinamiche di potere e di oppressione non solo verso il genere, ma verso la diversità.

Nelle tue storie e, in generale, nel tuo lavoro come artista, tu sei molto impegnata in tematiche politiche – una cosa fra tutte, che ci tengo a citare, è il tuo impegno per Lucha y Siesta. In questo tuo lavoro, però, la primissima impressione potrebbe essere che ti sei allontanata dal “mondo reale” e che hai deciso di ambientare la storia in un contesto fantascientifico per renderla meno attuale. Cos’è in realtà per te la fantascienza? Perché usarla come sfondo di questa storia? E quali sono lә tuә autorә di riferimento per questo genere?

Sentivo forte il bisogno di allontanarmi dal realismo che aveva caratterizzato il mio primo libro da autrice unica Ti chiamo domani e a cui erano seguite tante proposte documentaristiche di lavoro editoriali. Non volevo allontanarmi dal reale, volevo solo prendere le distanze per raccontarlo da una prospettiva più comoda e accattivante, ma soprattutto volevo essere libera. La fantascienza è stata l’escamotage che mi ha consentito di essere libera e allo stesso tempo di trattare temi come il razzismo o il colonialismo, senza entrare in territori complessi da gestire sia per me, sia per il lettore medio. Preferisco che questi contenuti arrivino in una storia d’avventura, in cui grazie alla fantascienza ho la licenza di far succedere qualsiasi cosa e di sospendere totalmente l’incredulità.

Dal punto di vista letterario non ho grandi riferimenti in fantascienza, quantomeno non quelli che ci si aspetta di solito: non ho letto Asimov né Ursula Le Guin (anche se la sto leggendo ora, in verità). Sono però cresciuta in mezzo a tanti film e fumetti fantascientifici. Due opere che mi hanno fortemente condizionato per Medea sono state la lettura di Ragazze Elettriche di Naomi Alderman, da cui deriva una parte della riflessione sui poteri, e Su un raggio di Sole di Tillie Walden, che è l’opera che mi ha fatto capire che non ero in dovere di spiegare nulla dell’universo che stavo creando, e in qualche modo mi ha liberata dalla paura di affrontare questo genere.

Una delle caratteristiche dei tuoi fumetti, che si ritrova anche qui, è l’uso di palette di colori molto ristrette e studiate. In Medea predominano i blu, insieme al giallo e al rosso cupo. Questi colori hanno un significato simbolico (penso, ad esempio, all’idea di colorare la pelle dellә personaggә di bianco o blu)?

La colorazione è uno strumento importante di narrazione nei miei fumetti, tanto che già in fase di storyboard uso i colori chiave per sottolineare i passaggi narrativi. Il significato non è esattamente simbolico, lo considero piuttosto funzionale. Ad esempio il blu della pelle di Medea mi serve a renderla palesemente diversa dalle persone di Corinto, senza appropriarmi di nessuna cultura e soprattutto senza fissare un punto di vista geografico/culturale sul concetto di diversità. 

Il rosso invece è presente soprattutto nelle scene di violenza, reale come l’uccisione dei tori, o simbolica come il segno sul volto delle “marchiate”. Diciamo che lo uso per alzare la temperatura della narrazione. Infine il giallo lo uso per la magia, non a caso il vello d’oro e l’albero sacro sono gialli. 

Anche il character design è molto attento, un mix perfetto tra elementi classici e altri più contemporanei se non futuristici, per adattare lә personaggә all’ambientazione sci-fi. Quali sono state le logiche dietro queste scelte grafiche? Hai usato dei riferimenti specifici?

Sul character design dei personaggi avevo voglia di costruire qualcosa di più simile alle personagge che popolano le mie illustrazioni, con occhi grandi e che caratterizzano tanto il personaggio. Tutto lo stile grafico del libro è pensato per far finalmente convivere le mie illustrazioni dei libri di epica e mitologia, con i miei poster più militanti. 

Per il resto mi sono lasciata tanto ispirare dall’animazione giapponese. Alla fine del libro cito esplicitamente un bel po’ di animazione giapponese quasi tutta riconducibile al lavoro di Shingo Araki e Michi Himeno, ma c’è anche tanta Sailor Moon. Ci sono poi delle influenze statunitensi, come quella di Rebecca Sugar: il personaggio di Gaia è sicuramente influenzato da Ametista di Steven Universe.

Lo svolgersi degli eventi nella storia non segue una cronologia lineare, e questa cosa, per chi legge, crea un coinvolgimento emotivo forse anche più forte, perché porta a interrogarsi sul come e perché si arriva a determinate situazioni. Dal tuo punto di vista, invece, questa scelta ha reso più facile gestire la trama o ha complicato il lavoro?

Lo ha complicato solo in alcuni passaggi di scrittura. La cosa che ho trovato più complicata sono state le prime 25 pagine del libro, ovvero la creazione di un antefatto che riassumesse il rapporto iniziale tra Giasone e Medea e che lasciasse sufficienti vuoti da riempire coi salti temporali successivi.

Quali sono, secondo te, gli elementi di maggiore rottura tra la tua Medea e quelle che l’hanno preceduta?

Se leviamo la componente fantascientifica, direi che la rottura più forte è che Medea non è sola. Il fatto di avere delle compagne e un ragionamento politico collettivo fa sì che Medea non venga percepita come folle, ma come parte di un’alternativa scomoda.

I poteri delle compagne sono una totale invenzione, così come le donne marchiate al tempio. Personaggi come Acamante, Lissa e Agameda, erano già molto ben definiti da Christa Wolf.

Ci sono state delle scene più difficili di altre da trasporre in questa tua versione?

Dal punto di vista tecnico le scene di folla sono state lunghe e faticose da realizzare, ma erano proprio necessarie. Dal punto di vista registico tutte le scene sul destino di Apsirto e la fuga da Colchis sono state le più difficili da rendere perché dovevano essere drammatiche, si doveva capire bene cosa era successo perché sono uno snodo fondamentale del libro e allo stesso tempo non dovevano interrompere l’azione.

Se provi a immaginare Medea tra un secolo, secondo te che tipo di donna sarà? E quali sfide dovrà affrontare?

Non saprei! Ho trattato questa mia versione come senza tempo, possiamo dire che è sia nel passato che nel futuro. Ma se devo risponderti col cuore, io spero vivamente che Medea viva in un mondo che abbia superato le discriminazioni che ci sono ora.

Se invece ti rispondo razionalmente sulla base di quello che vedo nel mondo, probabilmente Medea sarà ancora in difficoltà, avrà tantə altrə compagnə con lei e tra le problematiche esposte nel libro sarà cresciuta la questione ambientale. 

Ci sono altrә protagonistә delle letterature che ti piacerebbe reinterpretare?

Mi facevano spesso questa domanda quando ho pubblicato Isa Vince Tutto, il fumetto su Isabella D’Este. Mi veniva chiesto quale altra personaggia avrei voluto raccontare e malgrado Medea fosse già lì che mi chiedeva di essere raccontata e il soggetto era già scritto, io non ho mai risposto Medea. Questo perché, fino alla fine, non ho mai creduto che fosse realmente possibile. Proprio ieri ho trovato un mio appunto del marzo 2023 in cui mi chiedevo come avessi fatto a credere di essere capace a raccontare Medea.

Per cui al netto della mia sindrome dell'impostore, ti dico che ce ne sono tantissimә di protagonistә che vorrei raccontare, e Antigone potrebbe essere una di queste, ma non credo di poterlo fare.

Ti rinnovo i complimenti per questo lavoro straordinario e ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato! Imboccallupo per tutti i prossimi progetti! a presto! ♥


Intervista a cura di Claudia Maltese (aka clacca)



Rita Petruccioli

Rita Petruccioli è fumettista e illustratrice, nata a Roma nel 1982. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma e si è specializzata in illustrazione l'École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi. Il suo lavoro spazia tra magazine, advertising, libri per bambini e fumetti. Ha pubblicato in Italia e all’estero con editori come BAO Publishing, Mondadori, Sergio Bonelli Editore, Il Castoro, Treccani, Penguin e Hachette. A fumetti ha pubblicato nel 2019 Ti chiamo domani, graphic novel d'esordio come autrice unica, preceduto nel 2017 da Frantumi scritto da Giovanni Masi, entrambi pubblicati da Bao Publishing. Per Internazionale Kids ogni mese disegna la serie a fumetti Case Rosse scritta da Susanna Mattiangeli. Nel campo dell’illustrazione per l’infanzia tra i tanti libri ha pubblicato la serie di Matita Hb scritta da Susanna Mattiangeli per Il Castoro editore, Miti romani e Eneide con Carola Susani (La Nuova Frontiera junior), Christine e la città delle dame scritto da Silvia Ballestra (Laterza) e ha preso parte all'acclamata antologia Storie della buonanotte per bambine ribelli (Timbuktu). Oltre al suo lavoro editoriale ha insegnato alla RUFA e alla The Sign Comics & Art Accademy e si è occupata di progettazione culturale e curatela per i festival ARF! e La Città Incantata ed è impegnata attivamente con la Casa delle Donne Lucha y Siesta.

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