Ho qualcosa da dirti - La straziante storia d'esordio di JH

La malattia e la guarigione, la sopravvivenza e il passaggio del testimone, il destino e la rassegnazione. Questo e molto altro per un fumetto drammatico

Cosa resta di noi? Dopo un trauma che ci porta via tutto, cosa resta degli esseri umani? E dopo ancora, poi, quando muoiono, cosa resta nel mondo? Sono domande che non possiamo evitare di porci di fronte alla morte che vediamo riflessa negli accadimenti che ci circondano. Domande difficili, le cui risposte sono sempre inevitabilmente spietate.

La più banale, ma anche la più cinica e allo stesso tempo più naturale è: ci riproduciamo. È quello che tutti gli animali fanno naturalmente, per loro istinto: preservare la propria specie. Noi oltre alla specie, speriamo di tramandare i nostri ricordi a qualcuno che andrà in giro nel mondo ricordandosi di noi, e magari somigliandoci in qualcosa. Al netto di indicazioni psicologiche ed educative che non appartengono a una rivista di fumetto, non possiamo negare che in qualche modo questo istinto ci appartiene. Trasmettere: un'idea, un insegnamento, un tratto somatico, rivedere i nostri occhi, il nostro modo di sollevare il sopracciglio quando si è arrabbiati, e chissà quanto altro ancora. Ma se non si potesse nemmeno vedere questo?

È uno degli argomenti che tocca l’ultima pubblicazione di Gaijin, marchio editoriale di ReNoir Comics, che recupera il lavoro d'esordio di JH (di cui avete già potuto leggere sulle pagine audaci la recensione del meraviglioso The Horizon, fumetto premiato in diverse occasioni da diversi festival e testate). Questo primo fumetto di JH, intitolato Ho qualcosa da dirti, ha sicuramente in comune col lavoro seguente dell’autore una grande attenzione a generare grande drammaticità. La storia, infatti, è semplice e terribile: Gayeon sta compiendo uno spostamento d’auto insieme ai genitori, poi l’incidente, lo schianto. Risvegliarsi completamente sfigurati, con i parenti morti. È della solitudine completa di questa donna che racconta questa storia, di come nonostante tutto questo buio che prova a divorarti, le cose semplici, su tutte provare imperterriti ad attraversare i giorni, possano essere un medicamento per un'anima spezzata, che diviene nel tempo cicatrizzata. Alla fine di questo primo volume però, la nostra protagonista viene posta di fronte a un dilemma esistenziale che non lascia scampo e si pone una domanda difficilissima: in che modo voglio sopravvivere al dramma che mi ha spezzato?

La trama è davvero scorrevole e impattante. A differenza di quanto mostrato in The Horizon, JH mostra qui la sua inesperienza proprio nel tentativo di colpire il lettore attraverso una concentrazione di eventi che lascia alcuni personaggi piuttosto sospesi agli occhi dello spettatore, su tutti il compagno della protagonista, che sembra essere un accadimento di trama più che un personaggio organico. Nonostante questo però la prerogativa dell’autore di colpire in ogni modo e con la massima potenza possibile lo spettatore viene assolutamente rispettata e il coinvolgimento narrativo, leggendo questa storia, sarà piuttosto forte.

Dal punto di vista grafico JH dimostra grande padronanza di uno stile piuttosto personale, minimale e veloce, tipico di certo fumetto coreano, e soprattutto del webtoon, da cui il nostro proviene. Una gabbia smembrata porta l’occhio del lettore a scorrere velocissimo per le pagine, e JH non si risparmia scelte estetiche piuttosto interessanti, ad esempio la rappresentazione della protagonista che punta a scatenare la tripofobia di chi legge, e che diventa anche espediente narrativo in più di una parte del racconto. Luci e ombre si susseguono veloci; poi in questo correre di immagini s'intromette il colore, cogliendo di sorpresa il lettore di quando in quando, portandolo in una dimensione mentale che è quella della protagonista.

Il tratto diventa alle volte selvaggio e deliziosamente incontrollabile a seguire la psicologia dei personaggi e si addolcisce meravigliosamente quando deve, quando la solitudine della nostra protagonista si spezza e il suo quotidiano si trasforma.

Ho qualcosa da dirti è un racconto a tratti ingenuo ma, in questa sua ingenuità, nasconde un mondo che vuole colpire con domande scomode e soprattutto, attraverso il continuo racconto della morte e dell’orrore della perdita, vuole esaltare la vita in ogni modo, trovarne il valore più profondo e semplice, totalizzante in quanto univoco e singolare.

Alessio Fasano

Ho qualcosa da dirti 1

Testi e disegni: JH
Copertina: Studio Renoir
Traduzione: Gloria Romano
Editing: Alberto Brambilla e Rosanna Brusco
Adattamento e Lettering: Simone Campisano
Casa editrice: ReNoir Comics / Gaijin
Data di pubblicazione: 3 giugno 2026
Formato: 15x21 cm 240 Pagine, misto b/n colore
Prezzo: 14,90 €

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