Pasolini: lo sguardo malinconico di un uomo capace di attraversare il tempo

Davide Toffolo racconta un uomo fuori dal tempo escludendolo dal tempo e portandolo in queste pagine fra narrazione e reportage

Il Novecento italiano è un groviglio inestricabile di eventi. Il modo in cui lo stivale ha attraversato il secolo scorso è allucinante. Oltre alle due terribili guerre, il famoso secolo breve ci ha lasciato un Paese che, ancora oggi, dimostra ogni giorno la sua schizofrenia, la sua frammentarietà e incomunicabilità nel linguaggio, impossibile, che ci troviamo a parlare quotidianamente.

Sembra quasi che ogni italiano abbia vissuto, ma anche studiato, una storia differente dall’altro e che, di conseguenza, stia vivendo un presente differente. Ci sentiamo soli, oggi più di ieri; ma anche ieri, gli italiani cercavano spasmodicamente delle guide, qualcuno che potesse indicare loro la via, un profeta che, per quanto falso, potesse donare loro un’identità.

Ecco come si è andata a formare la figura dell’intellettuale italiano. Pericolosa, alle volte deleteria figura che, suo malgrado, si ritrova ad agitare le folle anche contro la sua volontà.

C’erano poi i famosi cani sciolti: quelle figure che tentavano con tutte le forze di ribellarsi anzitutto alla figura dello scrittore, pensatore, intellettuale che è sempre, sempre, una figura borghese che parla di proletariato, della sua condizione, del suo mondo, senza farne parte. L’estetica dell’arte italiana è stata forgiata in questa prospettiva e, per il male dei fruitori e degli artisti, si è radicata oltre la volontà dei singoli producendo terribili danni al sostrato politico del Paese, le cui ferite ancora sanguinano sul nostro quotidiano.

Pier Paolo Pasolini non entrava in questa logica, o meglio, non ci sarebbe mai voluto entrare, eppure, in qualche modo, la visione che lo circondava provò in tutti modi a dire che egli era un intellettuale, non uno qualunque, ma il più grande.

Ne parlò Davide Toffolo nel suo meraviglioso Pasolini di quasi venticinque anni fa (2002), ora riedito da Sergio Bonelli Editore. Il fumetto è uno strano reportage dal tempo sballato e sospeso, in cui il nostro Toffolo, personaggio-reporter, prova a intervistare quello che sembrerebbe essere un emulatore di Pier Paolo Pasolini. Eppure il protagonista saprà (e con lui il lettore) in qualche modo e per tutta la narrazione che quello con cui l’autore parla è Pasolini e non solo per via dell’aspetto, e non solo per via delle parole, ma per il piglio che caratterizza il personaggio, che – ci spiega Toffolo attraverso questo fine espediente narrativo – non può essere imitato in alcun modo e se, dunque, sembra essere lui, non può essere altri che lui.

Un destino che non conosce tregua, nel bene, e soprattutto nell’orrendo male che ha travolto la vita dello scrittore-regista.

Toffolo pone in essere una casa degli specchi in cui tutto ciò che vediamo è sempre riflesso di una realtà possibile, ma non è mai reale, e allo stesso tempo è esattamente il contrario di questo, ovvero una realtà che è possibile finzione ma non è mai finta. Lasciando così il lettore confuso e, per doppia negazione, perfettamente e profondamente consapevole della storia che gli scorre per le mani. E poi, soprattutto, c’è il secondo strato della narrazione, ovvero quello che sembra più evidente fin dalla prima lettura dell’albo, ovvero il carattere di questo Pasolini che è allo stesso tempo reale e teatrale, istrionico ed esistenzialista. Un Pasolini che, grazie allo stratagemma dell’imitatore può parlare in terza persona di sé, come se le parole che pronuncia non gli appartenessero.

Infine il terzo strato della narrazione, che ci porta altrove, nel cuore tribale del mondo. Una metafora ben allestita e ricorrente per tutto lo scorrere della narrazione che trasforma la figura di Pasolini in quella dell’animale totemico che, invece che essere ascoltato, genera intorno a sé il terrore, perché comprendere la natura dell’uomo quando lo chiama non è per tutti, e certamente non è per la società italiana, di ieri e di oggi.

Dal punto di vista grafico Toffolo crea un divario di tratteggio fra tutti i personaggi e Pasolini rafforzando l’idea di un personaggio granitico e restituendo allo stesso tempo la durezza dei tratti, molto particolari, di quest’uomo e il suo sguardo dolce. Non solo. Pasolini è, a differenza degli altri personaggi, più definito, per una scelta deliberata che serve a staccarlo dal nostro presente confuso (il presente del racconto è il 2002) e storicizzarlo come figura indipendente e politica che riesce a parlare con parole chiare e vivide proprio perché queste parole sono immobilizzate nello spazio-tempo.

Pasolini è un racconto delicato e prezioso, da non sottovalutare nella sua immensa profondità e da abbracciare per il messaggio e il racconto che prova a lanciare. Per ricordarci che questo nostro tempo inafferrabile non è inafferrabile solo per noi, e per provare a comprendere da quale foce sgorga il fiume di veleno che ingorga i nostri giorni.

Alessio Fasano

Pasolini

Copertina: Davide Toffolo
Storia e disegni: Davide Toffolo
Lettering: Studio Ram
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Data di pubblicazione: Maggio 2026
Formato: 18 X 25 cm
Prezzo: 21.00 €

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