Retrocomics 16 - La Malerba cresce a Catania
Una libreria indipendente che si pone obiettivi ambiziosi
Comprare un determinato fumetto, libro o altro è spesso una scelta politica. Ma lo è altrettanto scegliere dove acquistarlo: non da oggi, sempre più spazi culturali chiudono perché non riescono a sopravvivere in una società come la nostra.
Anche per questo Alessio e io abbiamo voluto intervistare chi ha deciso di aprire una libreria a Catania, ovvero in quel sud che troppo spesso viene marginalizzato o stereotipato e che incontra grandi difficoltà a livello editoriale (per maggiori info questi sono i dati raccolti dall’Associazione Italiana Editori).
Come sempre ho cercato di editare il meno possibile per restituire la voce originale.
Iniziamo?
Iniziamo.
Partiamo dall’inizio. Chi c’è dietro questo progetto e in cosa consiste?
Malerba nasce dall'incontro di due percorsi che hanno scelto di convergere a Catania per rispondere a un'urgenza comune. Dietro il progetto ci siamo noi: Anna, che si occupa dei libri e di tutto ciò che apre discussioni, con un debole per le persone ostinate; e Morena, cuoca anarchica, sperimentatrice di sapori indisciplinati. Tornate a Catania – Anna da Torino e Morena dalla Spagna – per costruire Malerba: una libreria caffetteria specializzata in studi di genere, prospettive transfemministe, culture queer e decoloniali, che è soprattutto la nostra sinergia.
Cosa significa aprire una libreria al sud e a Catania in particolare?
Aprire a Catania significa fare un atto di giustizia spaziale in un territorio dove il diritto alla cultura è spesso un privilegio. I dati sono impietosi: la Sicilia conta solo 4,2 librerie ogni 100.000 abitanti e il 78% dei comuni ne è privo. In un Mezzogiorno dove si vende meno di un quinto dei libri nazionali, aprire Malerba significa dare una casa a quel 56% di lettricə adultə sicilianə che oggi sono sottoservitə. Non è solo una sfida economica, ma la volontà di valorizzare una produzione editoriale regionale vivace che necessita di luoghi fisici per essere riconosciuta e discussa.
Quali sono gli scogli più grandi?
Gli scogli sono profondi e stratificati. Ci scontriamo con una burocrazia lenta, ma soprattutto con le ferite aperte di Catania, come l'analfabetismo funzionale e l'altissima dispersione scolastica. Non è una questione di classismo, ma la consapevolezza di come la mancanza di strumenti culturali generi chiusura e violenza. Esserci schierate apertamente ci ha attirato tantissimi insulti online e ostilità, reazioni che però confermano quanto un luogo come il nostro sia necessario. La sfida è restare un presidio di libertà in un contesto che a volte prova a soffocarti, abitando la tensione senza rinunciare alla nostra identità.
È attivo un crowdfunding sul portale Produzioni dal basso. Ci raccontate come è nata quest’idea della raccolta fondi?
Malerba ha radici solide grazie al bando Resto al Sud 2.0, ma quel finanziamento copre l'allestimento fisico, non i primi mesi di vita dello spazio. Affitto, forniture, il suolo pubblico esterno restano fuori.
Il crowdfunding è nato da una necessità concreta e da una scelta politica. Volevamo che Malerba nascesse con le persone che la abiteranno, non solo grazie a un fondo. Chi contribuisce non sta finanziando un'attività: sta dicendo che questo posto serve, e ci mette qualcosa di suo.
Abbiamo già raggiunto il primo traguardo, €3.000. Adesso puntiamo a €10.000 per rendere operativo lo spazio eventi e incontri.
In rapporto al territorio e al rapporto con esso: il vostro progetto si prefigura fortemente schierato a livello sociale e politico. Che reazioni vi aspettate dal tessuto sociale cittadino?
Catania è una città di contrasti feroci. Sappiamo che una libreria "schierata" può spaventare ma ci aspettiamo anche tanta curiosità. Tuttavia, crediamo che il tessuto sociale sia più pronto di quanto si pensi: c'è un fermento che aspetta solo di essere canalizzato. Infatti abbiamo ricevuto messaggi fantastici di persone che ci hanno scritto che avevano bisogno di un posto così per respirare.
In che modo concretamente una libreria può essere un presidio per sviluppare una prospettiva transfemminista e una cultura queer?
Lo è nelle scelte quotidiane.
Nei libri che mettiamo in evidenza, quelli che il circuito mainstream relega in fondo allo scaffale perché non sono redditizi. Nell'area bambinə, dove troviamo storie che rompono gli stereotipi di genere invece di rinforzarli.
Essere un presidio significa anche che ci stiamo formando con la rete antiviolenza. Se qualcuna entra e ha bisogno di aiuto, trova qualcuna formata per darle un primo supporto reale, non solo uno spazio accogliente.
La cultura queer per noi non è una teoria. È un modo di costruire lo spazio fisico, di quali voci mettere al centro.
Qual è il vostro rapporto con la lettura, quali sono i vostri fumetti, libri, case editrici preferite?
Il nostro rapporto con la lettura riflette le nostre diverse nature: Anna è la lettrice accanita, mentre Morena vive la lettura in modo diverso, ma Malerba nasce proprio da questa integrazione. Per noi i libri sono strumenti fondamentali per smontare le narrazioni imposte; un libro è sempre l’inizio di una conversazione e ci fornisce le parole per capire il mondo e, soprattutto, per cambiarlo anche se in piccolo. Tra le nostre case editrici di riferimento ci sono Black Coffee, Tlon, Settenove, Bao e Capovolte. Per quanto riguarda i fumetti, amiamo profondamente Null’altro che un lampo di Valeria Carrieri e Cecilia Valagussa, Tutte le mie cose belle sono rifatte di Fumettibrutti e la delicatezza di Heartstopper di Alice Oseman. Tra i libri che ci hanno segnato ci sono La profezia dell'armadillo di Zerocalcare, Tre Ciotole di Michela Murgia e l'imprescindibile La libertà è una lotta costante di Angela Davis.
Se doveste raccontare il vostro progetto attraverso 5 titoli, quali scegliereste?
Sceglieremmo un percorso che parte dall'infanzia e arriva alla lotta politica. Inizieremmo con un titolo per adolescenti come Né maschio né femmina. Una storia sull'essere chi si è, per raccontare la nostra volontà di educare alla libertà dagli stereotipi fin da piccolə. Proseguiremmo con un fumetto come Fioritura lenta di Federico Pace, che per noi è la metafora perfetta di Malerba: un progetto che cresce con i suoi tempi, ma con radici profonde e resistenti. Come saggio sceglieremmo Tutto sull'amore di Bell Hooks, perché la cura che mettiamo nel nostro spazio è un atto politico e non solo sentimentale. Il romanzo non può che essere L'arte della gioia di Goliarda Sapienza, la nostra bussola catanese per la libertà e l'autodeterminazione. Infine, chiuderemmo con Donnità, libro di poesie di Edda Billi, per dare voce a quella storia del femminismo che ci precede e che ci ha dato le parole per capire e provare a cambiare il mondo.
Intervista a cura di Luca Frigerio e Alessio Fasano









