Hoka Hey! - Trova il tuo canto di guerra, uomo bianco!
Neyef ci porta in un west meno yankee e più umano, in cui il racconto dell’intimità umana domina sull’allegoria
Spesso gli autori di questo genere di racconti si nascondo dietro al dito dell’autenticità storica, quando in realtà il sistema valoriale che espongono è spesso una riproiezione del cinema americano degli anni Cinquanta, non esattamente equilibrato dal punto di vista della prospettiva storica e culturale. Infatti il cinema di quegli anni non si ispirava a dei valori di fine Ottocento e inizio Novecento ma, per l'appunto, esponeva una prospettiva della sua contemporaneità. Non è un caso se il western è un genere adorato dal maccartismo e da tutta una determinata corrente politica americana del tempo.
Ecco allora che i giustizieri sono difensori di valori universali, quella famosa giustizia che è un concetto ben chiaro a tutti. Valori totali, ma soprattutto totalizzanti, grazie ai quali il fine narrativo giustifica i mezzi utilizzati dai buoni. Certo, è facile che il concetto di giustizia sia chiaro a tutti quando il narratore pone in essere delle ingiustizie artificiali che chiariscano perfettamente dove sta bene e il male, e non c’è niente di male in questo.
È sempre bello vedere Tex raggiungere il bandolero di turno le cui mani si sono macchiate dell’omicidio di decine di innocenti disarmati e dargli la pariglia a suon di cazzotti. Ma il western è solo questo oppure può essere un genere che si fa carico di avere una portata autoriale e che prova a raccontare le sensazioni dei duri esseri umani che hanno solcato le praterie fra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento?
La risposta è vigliaccamente inclusa nella domanda. Certo che si può! Hooka Hey!, dalla penna e dalle matite di Neyef, edito in italia da Tunué è l’esempio perfetto di quanto sia possibile realizzare un racconto dei nativi americani che fa dell’attualità il suo punto forte. Questo è possibile, ovviamente, solo attraverso un fine sguardo narrativo che riesca a delineare con grande lucidità dei personaggi brillantemente umani, fortemente caratterizzati.
È il caso di George, un bambino Lakota, cresciuto in una riserva, sotto l’attento sguardo del reverendo reggente. George è stato allevato secondo i dettami della Bibbia; il colore della sua pelle non importa, egli si comporta e ragiona come un timorato di Dio.
Tutto cambia il giorno in cui una strana banda attacca il reverendo. I banditi sono alla ricerca di qualcuno e soprattutto sembrano avere un conto in sospeso con l’uomo di chiesa. Qualcosa di più grande di George ha appena travolto la sua vita. Egli non viene ucciso, perché è un bambino ma, soprattutto, perché è un Lakota, appartenente quindi al popolo di due dei tre membri del gruppo di banditi. Si unisce alla banda, e da qui, davvero, comincia un viaggio sorprendente e drammatico, un cane che si rincorre la coda. La banda di banditi che insegue qualcuno, e qualcuno, un terribile cacciatore di taglie, che insegue loro.
L’incredibile profondità di questo fumetto corre su un filo molto preciso, che è quello del vero incontro culturale. Siamo abituati, in un mondo in cui la narrazione è sempre più e sempre meglio sedata, a vivere il rapporto fra culture come qualcosa di semplice e inglobato, che è quasi innaturale non avvenga. È una delle tante, subdole armi del capitalismo per vendere la sua globalizzazione.
Andando a scavare bene dietro questa armonia, scopriamo che chi la suona sono i bianchi, coloro che detengono la narrazione del capitale, coloro, vale a dire, che guadagnano da una pace sociale. Ma sbrogliando questa matassa narrativa ci si accorge di quanto questa pacificazione fra culture coincida alla sottomissione di quelle culture che non sono disposte ad adattarsi al codice morale della nostra. Si tratta di una sottomissione ben più subdola di quella violenta, e tristemente più efficace.
Perché il rapporto culturale, invece, è complesso e delicato, e trovare un punto d’incontro non è semplice come le pubblicità e alcuni libri vogliono venderci, ed è per questo che quando quell’intesa viene trovata succede davvero qualcosa di potente che ci fa pensare, anche solo per un momento, che esista uno spirito dell’umanità.
Neyef non compie quell’operazione che tanti autori americani (e italiani per mimesi) realizzano intorno ai popoli nativi, e ci pone nella prospettiva di una cultura della vendetta. Un concetto che, per coloro che sono cresciuti in un mondo cattolico, è inestricabile e incomprensibile. Solo i cattivi si vendicano, no? No. Non nel racconto di Neyef, che ci pone di fronte a una storia difficile, complessa, e allo stesso tempo di facile lettura. Un testo che sfida il lettore, che lo mette di fronte a se stesso e alla sua ipocrisia.
L’autore riempie questo titanico volume (dal formato 23,5x31) con un disegno arioso, che richiede spazio per muovere delle linee morbide, pronte a delineare in ogni momento l’espressività dei personaggi. Ed è proprio in queste mezze espressioni che riconosciamo il grande disegnatore, quando racconta emozioni precise in un contesto complesso. Il tutto immerso in un'America rurale da cacciatori di bufali, cavalli resi meravigliosamente, e una regia che risulta estremamente italiana nella gestione della gabbia ma, a differenza di quest’ultima, grazie al tratto, riesce a strutturare maggior dinamismo e minore plasticità.
Hoka Hey!, su tutto, è un canto di guerra, un canto da imparare per portare avanti una cultura, un'intenzione. Hoka Hey! significa solo "avanti", ma in quella parola c’è tutta la forza di un popolo che si è fatto sconfiggere, senza arrendersi mai.
Un fumetto da leggere assolutamente se si amano i fumetti in generale, se si è appassionati di western e si vuole dare una possibilità a un mondo che sia realistico per davvero, meno yankee e più americano, scoprendo il grande divario che esiste fra una cultura e la rappresentazione che vogliamo farne. Infine, soprattutto, per tutti coloro che vogliono porre il proprio bagaglio culturale e il loro retaggio sociale di fronte a uno specchio sincero e vivere, finalmente, un momento di crescita profonda.
Alessio Fasano
Hoka Hey!
Copertina: Neyef
Storia e disegni: Neyef
Lettering: Mattia Gentili
Traduzione: Valentina Pinzuti
Casa editrice: Tunué
Data di pubblicazione: Marzo 2026
Formato: cartonato, a colori, 23,5 x 31
Prezzo: 35,00 €







