Arrivederci, Fuichin! - Storia di una mangaka tra guerra e pregiudizi
Murakami Motoka racconta la vita di Ueda Toshiko, tra le prime mangaka donne, con un’opera che trascende il fumetto e diventa coscienza storica
Ueda Toshiko ha vissuto ad Harbin, in Cina, per buona parte della sua infanzia. La Parigi d’Oriente (come era chiamata a quel tempo grazie alla sua identità cosmopolita che vedeva la coesistenza di abitanti cinesi, russi ed ebrei) le ha dato modo di conoscere usi e costumi di altri Paesi e ha contribuito a formarle una mentalità molto più aperta della maggior parte dei giapponesi dell’epoca.
Questa sua dimestichezza con altre culture ha influenzato lo sviluppo del personaggio di Fuichin, la giovane protagonista del suo manga più famoso, che infatti mostra lo stesso spirito ribelle e anticonformista dell’autrice.
Terminate le elementari, Ueda venne mandata a studiare a Tokyo con la madre: questo le permise di separarsi dal padre autoritario e tradizionalista, che nel frattempo si stava costruendo una seconda vita con l’amante, e di dedicarsi alla scrittura di manga senza timore di giudizi contrari o dure opposizioni.
A differenza delle sue coetanee, che cercavano nelle letture di moda storie dai disegni eleganti e leggeri, Ueda era molto più interessata a opere che mostravano tratti semplici e stilizzati ma pieni di espressività e con un grande senso di movimento. Le sue fonti di ispirazione erano infatti opere come Poku-chan di Katsuji Matsumoto (che in seguito verrà ricordato soprattutto per Kuru Kuru Kurumichan, l’opera che gettò le basi dello shojo manga), Adamson di Oscar Jacobson o Blondie di Chic Young.
Via via che la storia va avanti e Ueda cresce, diventano sempre più evidenti le sue difficoltà ad avviare una carriera nel mondo dei manga. Non solo perché l’editoria era un mondo gestito esclusivamente dagli uomini, ma anche perché in generale le donne, nella società giapponese dell’epoca, erano viste solamente come mogli che dovevano pensare al benessere del marito e alla cura della famiglia.
La difficoltà di trovare una propria identità grafica, la competizione con le altre autrici emergenti e la sfida rappresentata dal dover costantemente migliorarsi, si mescolano con l’inizio del secondo conflitto mondiale e con un mutamento del clima generale che si respirava in Giappone. Per la prima volta la politica entra anche nell’intrattenimento e persino ai manga vengono date linee precise da seguire.
La complessità di creare un manga che incontrasse il gusto del pubblico per Ueda era un ostacolo particolarmente ostico perché i suoi personaggi sembravano stranieri, essendo lei cresciuta ad Harbin e avendo quindi sviluppato una personalità non in linea con quella delle ragazze giapponesi dell’epoca. In un momento in cui veniva richiesto il patriottismo supremo, lei continuava a farsi la permanente e a creare personaggi multiculturali ed eccentrici. Per dirla in parole povere, era una vera e propria mosca bianca nel grigiore di una società che imponeva dettami sempre più rigidi alla popolazione. In una sorta di conflitto nel conflitto, Ueda cercava di capire cosa voleva esprimere con i suoi manga mentre il mondo che conosceva stava rapidamente scivolando verso una distruzione mai sperimentata prima.
Lo studio del disegno nel momento in cui il Giappone entrava in guerra con l’America, le esercitazioni e i primi bombardamenti americani in seguito all’attacco di Pearl Harbor, creano una strana atmosfera dove la calma dello studio del disegno dal vivo si contrappone alla concitazione dei momenti più drammatici. Nonostante il susseguirsi di eventi preoccupanti come il razionamento delle derrate alimentari o l’impossibilità di reperire i materiali, l’autrice cercava ancora di capire come fare a raggiungere il cuore del pubblico con le sue storie, mentre i suoi compagni di corso vivevano nella costante preoccupazione di venire richiamati dall’esercito.
Arrivederci, Fuichin!, pubblicato da Coconino Press per la collana Doku, è un omaggio accorato da parte di Murakami Motoka alla vita di una delle mangaka più eclettiche e incontenibili che il Giappone abbia mai visto.
L’energia di Ueda e la sua passione vengono trasmesse con genuina spontaneità. La giovane mangaka non finge mai di essere qualcun altro, è sempre la versione di sé più incontaminata e pura, a dispetto di tutti i vincoli e gli ostacoli messi sul cammino da una società incapace di seguire i suoi passi svelti e allegri.
Motoka non lesina nemmeno sul comparto grafico e dà sfoggio di un tratto elegante e dal gusto retrò che calza come un guanto alle vicende divertenti e talvolta drammatiche che la protagonista si trova a vivere. L’espressività di Ueda in particolare è vibrante e quasi incapace di mantenere la stessa faccia per più di due vignette. Questo la rende viva e dà l’impressione che si trovi perfettamente a proprio agio nell’interpretare la sua parte.
Arrivederci, Fuichin! è una lettura lieve come una brezza estiva anche nei momenti più tragici. È capace di sorprendere, istruire e divertire per più di un motivo e ha il grande merito di essere anche una testimonianza accurata della vita di una delle figure più libere, forti e anticonformiste che il Giappone, ma forse l’umanità intera, abbia mai conosciuto.
Una storia consigliata a chiunque, anche e soprattutto a chi non sa niente di Ueda Toshiko e delle sue opere. È sicuramente il miglior modo per innamorarsene.
Simon Savelli
(Titolo originale: Huitin Zaijian!)
Testi e disegni: Motoka Murakami
Traduzione: Loris Usai
Casa editrice: Coconino Press
Collana: Doku
Data di pubblicazione: settembre 2025
Formato: 416 pagine, bianco e nero, 15 x 21 cm, brossurato con alette
Prezzo: 18.90 €









