Kraken Mare - Il manga di due autori europei
Tra influenze di opere come Akira e uno stile vicino ai fumetti Bonelli, Kraken Mare è un buon insieme di più culture
Da quando c’è stato il grande boom dei manga sono usciti in tutto il mondo, soprattutto in Francia e in Italia e in generale nel vecchio continente, tantissimi fumetti che portavano la dicitura “manga”. Questo perché tali fumetti hanno una struttura e un’estetica che si avvicina ai manga, anche se, di solito, si limitano ad attingere dai prodotti più commerciali.
In tutti questi casi però la stessa definizione di “manga” è sbagliata. Questo per il semplice motivo che il termine “manga” significa “fumetto” e, per noi occidentali, indica i fumetti di origine giapponese. Perciò, sebbene tali opere prendano a piene mani dalla struttura del fumetto giapponese, non potrebbero definirsi “manga” per il semplice fatto che solitamente la loro prima pubblicazione avviene in Europa e quindi automaticamente non rientrerebbero nella definizione. Al di là di queste quisquilie, tipiche di noi appassionati, sarebbe deleterio per il mercato fumettistico europeo - che, ricordiamo, ha una lunga e florida cultura del fumetto - limitarsi a inseguire la moda dei manga dimenticando qualsiasi base culturale fumettistica del nostro continente.
Ovviamente, come in ogni cosa, quanto appena detto non vale per tutte le opere. Ci sono infatti fumetti che, pur essendo creati da autori europei, sono a tutti gli effetti dei manga. Basti pensare ai fumetti Mingo ed Endo, entrambi scritti e disegnati dall’italianissimo Giuseppe Durato, noto con lo pseudonimo di Peppe.
Kraken Mare rientra in quest’ultima categoria, ben più piccola della prima. L’opera infatti è scritta dal francese Guillaume Dorison - conosciuto con lo pseudonimo Izu - e disegnata dall’italiano Massimo Dall’Oglio - noto come Hagane -, ma è stata pubblicata per la prima volta - dettaglio determinante - in Giappone, nello specifico sulla rivista Monthly Afternoon (della Kōdansha).
Kraken Mare è un manga fantascientifico che nasce dall’enorme amore degli autori per l’estetica di mangaka del calibro di Katsuhiro Otomo e Tsutomu Nihei. La principale componente della storia, nel bene e nel male, è l’enorme worldbuilding. L’opera, fin dalle prime pagine, inonda il lettore di infinite informazioni, più o meno importanti. Ogni aspetto viene infatti spiegato al lettore: dagli strumenti utilizzati dai personaggi alla situazione geopolitica in cui si svolgono le vicende, fino a un accenno della struttura della società in cui vivono gli esseri umani.
Questo enorme worldbuilding da un lato può affascinare i lettori più appassionati di questo tipo di narrazione, ma allo stesso tempo la velocità con cui vengono date tutte queste informazioni rende la lettura caotica, senza momenti di pausa che permettono di metabolizzare i vari aspetti del mondo in cui si muovono i protagonisti. Ovviamente il volume non approfondisce ogni aspetto e gli autori si tengono ben stretti numerosi colpi di scena che cambieranno le carte in tavola. Ma nonostante questo il ritmo di lettura è comunque eccessivamente veloce e denso di informazioni che, proprio a causa dell’enorme mole, riempie la mente del lettore come un grande accumulo di elementi della trama più o meno importanti, senza essere adeguatamente distinti.
È ancora molto presto per parlare della trama, ma sin dai primi capitoli si possono intuire alcuni possibili cliché che un lettore più navigato può già cogliere in questo primo volume, fermo restando che il tutto può cambiare radicalmente e prendere delle pieghe realmente imprevedibili. Uno degli aspetti sicuramente più interessanti del manga è lo scenario politico e religioso che già dalle prime pagine risulta abbastanza accattivante e su cui sembra verterà gran parte della trama e del destino dei protagonisti.
L’estetica dell’opera è una buona unione di influenze provenienti da opere come La musica di Marie di Usamaru Furuya - specialmente nella rappresentazione degli ambienti nei campi lunghissimi - e una chiara tradizione fumettistica italiana e soprattutto bonelliana - evidente soprattutto nei design dei personaggi e nei loro primi piani -. Hagane utilizza uno stile estremamente sporco ma in alcuni punti “incompleto”. Si alternano punti molto scuri e cupi ad altri eccessivamente bianchi e privi di qualche dettaglio che potrebbe dare maggior profondità. L’utilizzo dei retini inoltre è onnipresente sia nei personaggi - soprattutto nella raffigurazione degli occhi - che nella rappresentazione dei luoghi - soprattutto nei campi lunghissimi -. Nonostante i retini siano accompagnati in alcuni punti da buoni tratteggi e chiaro-scuri, il risultato finale è un’estetica priva di particolare profondità e che dà al lettore una sensazione di già visto. Le scene più dinamiche sono rappresentate in modo chiaro, seppur in alcuni punti - specialmente contro nemici particolarmente grandi - il tratto diventa confuso. Questo rende complesso comprendere perfettamente la dinamica di alcuni eventi. Nel complesso l’aspetto grafico, anche senza eccellere, rimane gradevole alla vista del lettore - soprattutto per alcune scene - e permette una lettura chiara degli eventi.
Kraken Mare risulta quindi un’opera piena di cuore e in cui traspare tutta la passione degli autori per il genere, ma allo stesso tempo non eccelle - almeno per il momento - in nessun campo e nel suo complesso appare gradevole ma non particolarmente innovativa.
Giosuè Spedicato
Kraken Mare
Sceneggiatura: Izu
Disegni: Hagane
Traduzione: Masato Hara
Casa editrice: Star Comics
Data di pubblicazione: 10 marzo 2026
Formato: brossurato
Prezzo: 8,50 €








