Showcase: Lo Spettro di John Ostrander e Tom Mandrake
Considerando che come specie sul nostro pianeta stiamo qui da davvero tanto, tanto tempo, il concetto di aver creato qualcosa di davvero originale, di unico, di iconico è un sogno tutto sommato molto attraente. Quell'idea di esser riusciti a dare un contributo al mondo tanto forte e pregnante da aver scritto se non una pagina almeno una nota nella Storia con la S maiuscola è un desiderio di tanti, e Jerry Siegel, ci era riuscito: aveva infatti creato Funnyman.
E anche Superman, ma chi lo conosce a quello.
Fatto sta che nel 1940, assieme al disegnatore di Bernard Bailey, Siegel si lanciava nella creazione di un nuovo personaggio a fumetti fortissimo, con una doppia identità ma che teneva i suoi piedi più nel reame del fantasy che nella fantascienza: lo Spettro.
All'anagrafe Jim Corrigan, questo nuovo eroe era un poliziotto brutalmente ucciso da una gang e che si trovava rimbalzato dall'oltretomba da una misteriosa voce che gli aveva donato enormi poteri per avere la sua vendetta.
Con un look tutto sommato povero, ed un set di poteri vaghi, questo nuovo personaggio faticherà per anni a trovare un suo posto nell'editoria, passando dall'essere il protagonista delle sue storie - ad essere il protettore di un bislacco poliziotto un po' tontolone - all'essere un tetro giustiziere che darà vita ad alcune storie a fumetti a dir poco inquietanti servendo una giustizia così violenta che poco si atteneva all'immagine più “pulita” della DC Comics.
Anche il rapporto con la sua identità segreta era molto ballerino; prima Jim Corrigan era cosciente di essere lo Spettro, poi i due divennero due personalità separate. Insomma per anni il personaggio verrà sì pubblicato, ma ogni nuova serie ci raccontava un po' la visione autoriale che il team creativo aveva per questo personaggio di serie Z, sfruttando anche la sua relativa importanza nel grande schema del fumetto DC, avendo quindi parecchia libertà creativa.
Quello che però restava, era un problema che aveva per anni afflitto in misura minore anche suo “fratello” Superman; come si scrive una storia forte, se il protagonista è onnipotente (o quasi)?
La risposta ce la darà nel 1992 John Ostrander, sceneggiatore già reduce dall'aver dato corpo e potenza ai personaggi minori del grande universo DC con la Suicide Squad, serie che aveva scritto in coppia con la moglie Kim Yale. Ostrander deciderà di prendere in mano lo Spettro usando un'arma segreta: la filosofia applicata alla religione.
Lo sceneggiatore infatti, prima di darsi al fumetto, era stato studente di teologia con l’idea di diventare un prete cattolico, ma dopo un po' di tempo prese la strada dell'agnosticismo dandosi alla sceneggiatura.
E in tutto questo, ci verrà rivelata una grande verità sullo Spettro: la misteriosa Voce che lo aveva trasformato in un essere con poteri assoluti altri non era che... Dio. Il Dio Cattolico, quello che per citare Alan Moore “sta in ogni pagina”.
Per fare un lungo discorso, bello, profondo e stimolante, molto breve quanto un paragrafo di Wikipedia, Lo Spettro era quindi un'entità millenaria, che si incarnava in un corpo umano ogni volta diversa, il cui compito era mettere in pratica sul mondo mortale la letterale Ira di Dio.
Di principio, questo non sembrerebbe rendere le cose più facili a livello narrativo, anzi. Quello che però lo sceneggiatore mette in piedi non è un semplice quanto banale teatrino del power scaling, una gara a mettere il suo protagonista in lotte sempre più grandi e complesse per dimostrare di essere creativo, ma è mettere tutto sul piano umano, che voleva dire sia inserire nella storia dilemmi morali complessi (come il dover decidere come punire una donna che aveva ucciso il marito che abusava di lei o giudicare un'intera nazione canaglia per le colpe di secoli), ma mettere sul piatto anche che Jim Corrigan era un uomo cresciuto nei primi del Novecento, e per cui il mondo degli anni 90 era quasi tanto alieno quanto il reame del soprannaturale.
In pratica la linea sottile ma mutevole che aveva sempre delineato il personaggio si era ora fatta ancora più sottile: Jim Corrigan era solo un mero esecutore, solo “uno che seguiva gli ordini”, oppure era un'entità cosciente, pensante, un qualcuno con sogni e speranze?
E se parliamo di linee, credo sia ovviamente giunto il momento di parlare di Tom Mandrake, l'artista che si occuperà della maggior parte dei quasi 65 albi che compongono la serie.
Da sempre grande ammiratore del classico stile americano Marvel anni 60, fatto di un certo realismo statico, Mandrake crescendo si era anche appassionato dello stile EC Comics più crudo e violento, ed essendo spesso annoiato dal fatto che nel fumetto ci fossero più o meno sempre gli stessi corpi con cui lavorare, deciderà per questa serie di mettere il piede sull'acceleratore del bizzarro, dello spaventoso, e del body horror... per quanto possibile.
Lo Spettro è quindi sì una presenza imponente, enorme in alcuni momenti, terrificante nei suoi aspetti più profondi, come sono terrificanti le sue punizioni, ma ogni tanto il fantasma che incarna l'ira del creatore è invece una creatura più piccola, quasi patetica, sempre fuori posto nel resto della scena, visto il suo schema cromatico chiaro che contrasta perfettamente con i toni più cupi che la serie ha spesso e volentieri.
Mandrake vola fra le pagine, mostrando sia creature mistiche che si uccidono colpendosi con il cosmo stesso come arma, sia mostrando l'ansia che ha un padre il cui figlio è stato sepolto vivo.
Certo, se volessimo essere veramente, ma veramente noiosi, la sua versione di Percival Pop, il superpoliziotto non c'entra una mazza e mezza con il personaggio originale e, se questo è l'unico difetto, allora direi che siamo messi più che bene.
Gli aspetti più gotici, a tratti manieristici dello stile di Mandrake sono uno dei grandi punti di forza di questa serie, che spingerà moltissimo sui limiti dati ad una pubblicazione sulla linea “canonica” della DC Comics, pur avendo (ed in alcuni casi anche citando esplicitamente) toni più dalla linea per lettori “adulti” ovverosia la celebre Vertigo.
Non solo per, appunto, visioni lisergiche di mostri spaventosi come la versione corrotta di un sogno, corpi martoriati e molto altro, ma anche per il grande filo che legava questi incubi alla grande domanda di fondo del fumetto: “Perché proprio a me?”
Perché Dio, che tutto può, ha decido di dare ad un poliziotto, peraltro neanche troppo integerrimo, il dovere di essere la sua furia? Jim Corrigan era costretto a vivere, in un mondo che non capiva, e che non voleva capire.
La divisione fra umano e divino, fra personaggio potente e identità umana è ovviamente un classico del medium dei supereroi, però pochi hanno affrontato con tanta intelligenza e sensibilità il tema come Ostrander.
Danzando con leggiadria tra le citazioni alle storie classiche del personaggio e una certa topicità nelle avventure parlando di temi caldi come l'Aids o l'omofobia, lo sceneggiatore tratteggia una storia che come il suo protagonista sta in bilico fra i due mondi: il senza tempo, o la perfetta fotografia del tempo in cui è stata scritta.
Oltre a Jim Corrigan, la serie è costellata non solo di altri personaggi più o meno importanti del grande universo DC, collegandosi anche al fatto che, sebbene solitario per eccellenza, lo Spettro sia comunque un membro della Società della Giustizia il primo supergruppo della storia, ma anche di volti meno conosciuti come Padre Craemer, già cappellano della Suicide Squad, e ora padre spirituale del nostro fantasma prediletto.
Etica, morale, grandi temi visti da lenti molto piccole (che sono i nostri occhi) e temi molto piccoli visti da occhi enormi sono la vera forza di questi piccoli pezzi di un unico grande mosaico, che finisce con forse... non farò il codardo… con quello che secondo me è il più bel finale della storia del fumetto americano di supereroi mainstream, con un passaggio di consegne toccante, ed un riconoscimento che forse non sarà condivisibile da tutti, ma di sicuro è reale.
Se vi è rimasta la curiosità, le avventure dello Spettro successive a questa continueranno la tradizione consolidata di buttare all'aria quasi tutto quello fatto prima e reiniziare con una nuova ipotesi, e nel volume subito successivo a questo vedremo uno Spettro molto più basato sulla ricerca dell'identità singola nella moltitudine, e nell'aspetto famigliare, e ancora dopo in un tutto sommato gradevole deus ex machina da giocare alla bisogna, con qualche citazione per palati fini qui e là.
Tutto questo per dire che sì, forse non parliamo di una classica storia da Showcase, la rubrica dove parlo di storie semi dimenticate, perché, scavando un poco, questa storia è molto amata, e apprezzata quasi universalmente, ma è qui che vi rivelo il trucco, la magia.
Io non sono qui perchè questa serie è bella, toccante e ha alcuni momenti che mi porto da sempre nella testa. Io sono qui perché una delle mie teorie del complotto è che questa serie non è solo sull'etica, e sulla morale, ma sul concetto stesso di fumetto.
Jim Corrigan è onnipotente perché lo ha deciso un'entità superiore, crudele e maligna, che non sempre si fa vedere, e i cui contentini sono sporadici e mal connessi.
Perché Jim Corrigan è un personaggio immaginario, la cui vita è nelle mani del suo team creativo. E questo è pleonastico, tutti i personaggi a fumetti lo sono. Ma nessuno di loro ha una connessione così forte con l'essere ai limiti del possibile, e così in contatto con il nostro mondo, quel mondo fatto di brutture, storture, di codici e codicilli, di drammi e di patemi.
Il team creativo qui non sta semplicemente ponendoci delle domande, le cui risposte sono personali, e che andranno poi valutate con noi stessi e i nostri valori, ma sta facendo un raffinato esempio di metafumetto, mascherando il tutto in una lezione di una certa filosofia dell'orrore.
Quanto tutto questo sia probabile? Non lo so. Ci credo lo stesso? Sì, perchè quel finale, quella definizione, incapsula perfettamente il ruolo che hanno queste storie finte, con conseguenze reali sul mondo. Quel museo di esperienze non vissute che è la letteratura d'evasione, la cui carica filosofica però, parafrasando Szaszkiewicz, se ha effetto sul mondo, allora trasforma il pensiero in azione, e le sue conseguenze possono essere sentite anche oltre il foglio.
E quelle domande, quelle esperienze vissute a metà perché nel mondo del foglio sono centrali, ma restano lì, nel foglio, sono quelle di Jim Corrigan, ma sono possono essere anche le nostre.
Sta a noi leggerne, farci un'opinione, e vedere cosa cambieranno in noi. Quasi fosse solo una questione di fede.
Giovanni Campodonico
















