Alice ha spezzato le catene 31 - Drumsticks of Doom, Il mio amico morto, Holy Lacrimony
Tre nuovi consigli a fumetti tra musica metal, perdite ed extraterrestri
Hangin' over
And I feel it's here to stay
And I comment so in vain” *
Siamo ad aprile, ovvero nel mezzo del guado che ci porterà verso il caldo, le zanzare e un sacco di appuntamenti fighissimi incentrati sul fumetto. Allontanatevi da tutti quegli eventi che di comics hanno solo la parola nel loro nome: in tutta la penisola è in atto un’onda di manifestazioni incentrate sull’autoproduzione, sul voler raccontare belle storie (ne parliamo qui). Andateci e vi farà solo bene all’animo: lì troverete anche la crew di Alice!
LUCA FRIGERIO CONSIGLIA:
DRUMSTICKS OF DOOM – JON WESTHOFF, DAN DOUGHERTY, RYAN VELLA
Già solo l’idea iniziale meriterebbe l’acquisto di questo fumetto: non sono i Beatles a essere diventati la band più famosa al mondo, bensì i Black Sabbath. Non cambia poi molto, penserete; e invece cambia tutto perché il metal domina le classifiche, ha talmente influenzato il mondo che antiche arti come l’alchimia e la trasfigurazione sono diventate materie di studio nelle scuole, i demoni possono essere evocati e altre situazioni che solo la benevolenza del metal poteva creare.
La protagonista della storia è Lana, una ragazza che ama alla follia suonare e che proprio per questo si troverà nel mezzo di una guerra per mantenere il metal in cima alle classifiche.
LASCIMMIABLU CONSIGLIA:
IL MIO AMICO MORTO - SIMON GÄRDENFORS
Un calcio tra le gambe per una ragazza suggella il legame tra Simon e Kalle nella Svezia degli anni 90. Un'amicizia forgiata nel sacro fuoco delle minchiate tra adolescenti, fatta dei momenti indimenticabili vissuti da bambini in corpi cresciuti che arrivano al pensile in alto della cucina dov'è nascosta la vodka.
È tutto spaventoso ed eccitante, dà alla testa come una bibita gassata con troppo zucchero.
E poi, all'improvviso, Kalle non c'è più.
Eppure resta sempre lì. Una faccina in alto a destra nelle pagine che, quando ricordata coscientemente, si integra nella vignetta. Una presenza-assenza nell'altalena depressiva che è la vita di Simon.
Non ci si comporta così tra amici, “come cazzo hai potuto farmi questo?”. Come hai potuto lasciare di te solo dei disegni e un preservativo usato?
Un memoir di un lutto pieno di personaggini cartooneschi, design da infografiche, colori saturi e un dolore che, nelle (ultime) parole di Kalle, “Fa male, cazzo.”.
Sempre.
EMILIO CIRRI CONSIGLIA:
HOLY LACRIMONY – MICHAEL DEFORGE
Da ormai quasi vent’anni Michael DeForge è uno dei nomi più importanti del fumetto indipendente nordamericano: prolifico e continuamente in movimento, alla ricerca di nuovi stimoli ed elementi grafico-narrativi, a cavallo tra fumetto e animazione (per molti anni ha lavorato alla serie Adventure Time), nel 2015 venne definito da Heidi McDonald in un articolo per Slate come il “prototipo di fumettista indie moderno”, e a undici anni di distanza quella definizione resta ancora vera, nonostante le trasformazioni del fumetto d’oltreoceano.
A comprovare questa affermazione è Holy Lacrimony, pubblicato per Drawn and Quarterly nel 2025, nuovo tassello e al tempo stesso summa del lavoro di DeForge. La storia del musicista Jackie, del suo rapimento da parte di alieni che vogliono studiarlo in quanto essere “più triste del pianeta” e il suo ritorno (vero o presunto) sulla Terra in un gruppo che parla di esperienze con UFO ed extraterrestri diventa per DeForge il pretesto per parlare di natura performativa delle emozioni, come quelle che vengono studiate dall’alieno Kara nel suo rapporto erotico-grottesco con Jackie (la parte sicuramente più affascinante, elegante e squisitamente weird di tutto il libro, in cui l’autore si lascia andare nel rappresentare estreme e deliranti trasformazioni fisioco emotive); un tema che si evolve nella seconda parte del racconto in una riflessione sulla solitudine e l’estenuante ricerca di connessioni reali tra persone, in mezzo a finzioni, paure, nevrosi e appunto performance, fino ad arrivare a una conclusione che si riconnette idealmente all’inizio, senza sapere se ci sarà un cambiamento o si ripartirà dalla stessa condizione esistenziale.
Lo stile di DeForge, quell’incontro tra minimalismo e fumetto artistico (come sottolineato da Valerio Stivè in un articolo di qualche anno fa) che Frank Santoro definì fusion, si muove tra colori acidi e bianco e nero, tra figure scheletriche e distorte e momenti di vita vera, dando vita a un racconto che, nella sua apparente assurdità, parla bene della condizione contemporanea dell’essere umano, da sempre al centro dell’interesse di DeForge (in questo senso, è interessante leggere la genesi del lavoro nell’intervista di Sara Black McCulloch su Ex-Puritan). Dopo Dressing e Brat, pubblicati da Eris Edizioni nel 2016 e 2019 rispettivamente, forse è arrivato il momento di far tornare nelle librerie italiane l’arte deforme, ironica, grottesca, profonda e liberatoria di Michael DeForge.
A presto.
N.B. Trovate tutte le puntate della rubrica qui.
* tratto da Deaf Ears Blind Eyes degli Alice in Chains.








