Dossier Tempi moderni - Intervista a Valentina Grassini
Nel parlare di professionalità nel mondo del fumetto, è diventato sempre più importante sottolineare il ruolo delle scuole e della formazione, dove una volta invece essere autodidatti era quasi la norma.
Valentina Grassini lavora da diversi anni come illustratrice e colorista, con numerose collaborazioni in Italia, Svizzera e Francia, tra cui la linea editoriale di Geronimo Stilton (Mondadori) e Editions Paquet, insieme al percorso nelle autoproduzioni con il collettivo Silly Nostalgic Kids. Oltre a questo, Valentina vanta una consolidata esperienza proprio nella formazione, avendo avuto esperienze con diverse realtà importanti, tra cui la Scuola Internazionale di Comics di Milano. È stato proprio per parlare di insegnamento e capirne evoluzioni e problematiche che abbiamo deciso di intervistarla.
Ciao Valentina e innanzitutto grazie per l’intervista! Iniziamo con un po’ di inquadramento: ti chiedo di presentarti e di parlarci della tua carriera lavorativa.
Ciao Cristiano, grazie a te per l’opportunità! Dopo il diploma Magistrale mi sono iscritta alla Scuola del Fumetto di Milano di Beppe Calzolari e, concluso il triennio alla fine del 2003, tra vari lavori, è iniziata la collaborazione con Piemme per colorare alcuni libri della linea editoriale di Geronimo Stilton: da lì è iniziata la mia strada come colorista. Per una serie di combinazioni ho collaborato con vari Editori italiani nel campo dell’illustrazione e, nel 2015, sono passata ai fumetti grazie alla nascita dei Silly Nostalgic Kids: collettivo formato da me, Tommaso Valsecchi e Francesco Castelli. Insieme abbiamo pubblicato sia autoproduzioni che fumetti con Editori italiani (Shockdom, TataiLab) e stranieri (Editions Paquet). L’insegnamento è iniziato con i laboratori di disegno e pittura per bambini e ragazzi presso la Biblioteca Comunale del mio quartiere; nel 2011, dopo un anno di assistenza al mio ex insegnante di colorazione, ho iniziato con la mia prima classe. Ero alla Scuola del Fumetto e ci sono rimasta sette anni. Contemporaneamente, ho insegnato a BigRock, nel Master di Concept Art per teoria del colore, in Accademia Acme Milano per Photoshop a illustratori e fumettisti e, dopo la pandemia, è iniziato il mio insegnamento alla Scuola Internazionale di Comics Milano dove sono tutt’ora nel triennio di illustrazione.
Mentre insegno, la mia attività di colorista, continua sia con l’Editoria ragazzi sia con i fumetti e, ora, sono su vari progetti con Editori svizzeri e francesi.
Partiamo a bomba: la mia percezione è che sia cambiato il numero delle scuole di fumetto e l’attenzione a loro data. Ne ricordo meno, quand’ero ragazzo, e alcuni amici che poi si sono fatti un nome nel settore, all’epoca spesso si sono formati da soli o in ambiti accademici vagamente tangenti. È una falsa percezione o è davvero così? E in questo caso, cos’è cambiato?
Le scuole di fumetto sono indubbiamente aumentate negli ultimi vent’anni, già solo Milano ospita oggi un gran numero di scuole, accademie, corsi, master per fumetto, illustrazione e/o concept art che prima non esistevano. Dopo la pandemia, grazie al nuovo uso che abbiamo fatto delle comunicazioni via web, sono nate anche scuole online, molto più comode per chi non ha la possibilità di spostarsi dalla propria città, abbattendo anche forti costi per i fuorisede. Solitamente la nascita di scuole è data dalla richiesta sempre più in aumento, ma c’è anche più consapevolezza sulla formazione e richiesta di informazioni tecniche per poter accedere a questa professione: per esempio, venti anni fa, portavo le tavole originali colorate a ecoline all’Editore, che le inviava in fotolito per le scansioni e preparazione dei file di stampa, ora mando i file già impostati, quindi, devo avere la competenza digitale per questo passaggio.
Penso che, grazie anche al mondo dei social, stia cambiando sempre di più la percezione lavorativa della/del fumettista: è un lavoro vero, non un hobby!
Come si è evoluto l’insegnamento in questi anni? In che modo le tendenze del mercato lo hanno in qualche modo influenzato, se lo hanno fatto?
Il mercato è cambiato e cambia in continuazione. Si cerca di stare sempre aggiornati su quello che succede nelle vendite, dove e come. È cambiato il luogo: oltre alle edicole e fumetterie, il fumetto, è entrato anche in libreria, quindi è cambiato il formato e target.Per parlare del mio campo, il colore, è molto più presente nei fumetti: studiato e articolato ti porta all’interno della storia proprio come accade in un dipinto o in un film. Grazie anche all’importazione dei fumetti dall’estero, dove il colore è molto presente, anche qui in Italia gli si dà più spazio. Questo fa sì che, nelle scuole, si insegni a colorare in maniera professionale: teoria del colore, luci e ombre, tecniche analogiche e digitali, colore espressivo ed emozionale, fase tecnica per la stampa. Colorista e fumettista hanno la stessa importanza, anche se sul mercato non è ancora del tutto così. Ma questa è un’altra storia.
In che modo sono cambiat3 l3 alliev3? Credi abbiano una maggiore o minor consapevolezza del mondo del lavoro e in che modo lo dimostrano?
Le nuove generazioni sono sicuramente più informate grazie al web dove si trova di tutto: da come si installa un programma a come si colora ad acrilico, da come si legge un contratto a come si fa una nota di pagamento. Canali Youtube e social sono pieni di video e dirette di autrici e autori che parlano di fumetti, delle loro esperienze e delle loro modalità di lavoro. Già dal primo anno, gli studenti fanno domande sul mondo del lavoro, al terzo, in alcune scuole, si parla anche di contratti, diritti d’autore, di pagamenti e dichiarazioni dei redditi. Solitamente queste lezioni, o incontri, vengono tenuti da professionisti fiscali.Ammetto, però, che anche noi, senza tutti questi canali social, avevamo molte informazioni. Certo, facevamo più fatica a scovarle, ma, con un po’ di impegno, le trovavamo. Credo, in conclusione, che a prescindere dai nuovi mezzi, fa tanto la testa della persona e la sua voglia di conoscenza e curiosità.
Domanda difficile, questo perché i tempi cambiano molto velocemente e se, questa domanda, mi fosse stata fatta prima del 2020, avrei risposto in maniera diversa. La pandemia ha davvero cambiato le cose grazie alla DAD (Didattica a Distanza), non la si usa sempre ma quando serve (lungo periodo di malattia o scioperi generali) permette il regolare svolgimento delle lezioni. Le scuole si sono modernizzate, i computer e le tavolette grafiche sono in leasing, quindi si possono avere sempre attrezzature moderne e programmi aggiornati.
Le Direzioni e i Coordinatori Didattici stanno anche molto più attenti al corpo docenti, ai programmi svolti, a quello che succede in classe, come noi insegniamo e agli obiettivi finali dei vari corsi.
I problemi ci sono, come in tutte le scuole e aziende, però si cerca sempre di trovare soluzioni e di risolverli per il bene di chi sta frequentando la scuola.
La vita dell’insegnante e della professionista sul campo in che modo entrano in contrasto e in che modo sono un supporto vicendevole?
Le mie due vite entrano in contrasto solo quando sono sotto consegna e, contemporaneamente, ho lezione a scuola.Per il resto una supporta l’altra: ogni volta che affronto un nuovo libro e imparo qualcosa, cerco di riportalo in aula; al contrario, quando devo preparare una lezione divento più consapevole di alcuni passaggi che faccio col colore. A volte mi è anche capitato di partecipare a workshop, come allieva, non tanto per me, ma per imparare a gestire meglio alcuni tecnicismi da poter rispiegare in classe.
Amo entrambe, non riesco a pensare il mio lavoro senza una delle due parti.
Sicuramente la formazione dei futuri fumettisti a livello di Diritto d’autore e fiscale è fondamentale e dovrebbe essere obbligatoria al terzo anno in tutte le scuole, Master e Accademie. In molte c’è, ma non in tutte e si vede nel momento in cui, dei giovani, chiedono come si fa una nota di pagamento.
Poi, non saprei, è sempre tutto migliorabile nel mondo, compreso nella didattica e nello studio di una materia specifica come la nostra. Ormai c’è un corso per tutto, quindi se manca una cosa da una parte la si può trovare da un’altra.
Nel tuo personale percorso da fumettista, quali cose avresti voluto imparare o sapere prima di affacciarti sul mondo del lavoro?
Avrei voluto sapere come si parla a un editor e a un coordinatore artistico, a rendermi meglio conto che se non sono d’accordo su qualcosa, posso parlarne senza aver paura di perdere il lavoro. Avrei voluto sapere che a perdere un lavoro, non succede niente di male, ma semplicemente che non sono la persona giusta. Avrei voluto sapere che anche se dovessi passare un anno senza lavoro, devo continuare a disegnare e creare, non demordere e mollare. Avrei voluto sapere che le strade del disegno sono tante, i lavori vanno cercati e non sono loro a cercare te. Avrei voluto sapere che non si smette mai di studiare, la prima scuola è solo un inizio. È un lavoro, quindi si possono fare anche cose che non ci piacciono. Avrei voluto sapere mi sarei ritrovata a piangere spesso ma anche essere fiera di me stessa altrettanto spesso. E infine avrei voluto sapere che non è vero che si deve per forza lavorare sempre, “anche a Natale!”, ma semplicemente che il tempo va gestito in maniera diversa dal classico lavoro da ufficio perché sono la prima responsabile di me stessa.
Credo che la scuola debba avere quel valore in più che un corso registato non dà: il contatto umano e l’attenzione alla studentessa o allo studente.
Per una scuola ritieni più giusto indirizzare l3 alliev3 verso le loro attitudini personali o verso ciò che “funziona” per il mercato?
Penso che la giusta risposta stia nel mezzo: cercare di tirare fuori le attitudini personali per portarle a rispondere alle esigenze lavorative. Disegnando per un settore specifico, dove si vende un prodotto destinato a un pubblico, bisogna lavorare per sé stessi ma anche per gli altri. Sicuramente, forzarli a seguire uno stile o un modo di disegnare troppo lontani da loro, si va a distruggere del tutto la parte creativa e la loro autostima. Sta a noi insegnanti a stimolarli e cercare di farli andare oltre i loro limiti. Non è facile, anche perché alcuni si fissano con uno “stile” quando invece potrebbero fare molto di più. È corretto far provare vari modi di disegno a seconda del mercato così come le varie tecniche di colorazione. È solo dopo averle provate tutte (o quasi) che si può capire cosa piace e cosa no, quali siano le attitudini e dove meglio si esprimono.
Hai qualche consiglio, sulla base delle esperienze maturate in questi anni?
Per chi vuole scegliere una scuola di fumetto, illustrazione o concept art, consiglio di andare agli Open Day: utili per vedere il luogo, ascoltare gli insegnati, fare domande e vedere i lavori degli studenti. Molte scuole organizzano anche Open School, ovvero una giornata dove si può entrare in classe mentre si fa lezione, ottimo per poter parlare direttamente con chi sta frequentando.Prima di iscriversi a una scuola cercate qualche ex allievo (sui social tutti scrivono la scuola che hanno frequentato) e chiedete loro come si sono trovati, i lati positivi e negativi, fatevi raccontare le loro esperienze.
Un altro consiglio che mi sento di dare, da insegnante, è: non scoraggiatevi troppo. Durante il percorso di studi è normale avere periodi di sconforto, dove sembra di non vedere risultati e vi sembra che sia tutto brutto. Ma, esattamente come nello sport, è solo con tanto allenamento che si arriva a un buon risultato, è normale che all’inizio che sembri tutto difficile, bisogna imparare le cose, immagazzinarle, buttarle fuori con tanto esercizio. Una valutazione negativa o un insegnante che boccia un disegno non è così terribile: in quell’errore si impara tanto, si comprende e si va avanti. Ognuno di noi ha il suo tempo di maturazione, c’è chi fa l’esercizio corretto al primo colpo e chi impiega giorni o settimane. Io stessa ho impiegato anni a comprendere alcuni insegnamenti. Non ci deve essere fretta ma solo costanza, voglia di migliorarsi, tanta volontà e tanto tanto esercizio.
Ricordiamoci che le scuole non trovano il lavoro agli allievi. Può esserci qualche cliente/editore che si rivolge alla scuola per cercare una certa figura: non verranno indicati tutti gli studenti/studentesse ma solo alcuni (non i migliori ma quelli giusti per la richiesta).
Ascoltate ogni consiglio extra che vi danno i vostri insegnanti, sono lì per voi.
In conclusione, vorrei dire a chi si immette nel mondo del lavoro, che saranno più i “no” che i “sì”. Ma “no” non vuole dire che il vostro disegno sia peggio di un altro, la maggior parte delle volte è che non siete quello che il cliente cerca. Vengo scartata tuttora per alcuni lavori, è normale. Non abbattetevi mai (o almeno non troppo), non invidiate gli altri ma cercate solo di capire perché non siete stati presi, se potete migliorare, se potete cambiare qualcosa per andare più incontro al cliente, se proprio quello non era il vostro campo. Piangere e arrabbiarsi fa bene, ma non cambierà le cose, quindi sfogatevi, ma poi rimettevi sotto a creare. Sempre.
Intervista a cura di Cristiano Brignola
Nata a Milano nella calda estate del '81. Dopo gli studi magistrali cambia direzione e frequenta il corso per fumetto umoristico presso la Scuola del Fumetto di Milano. Finito il triennio, nel 2003, comincia subito a lavorare come texturiste presso lo studio Playstos e collabora come colorista con la Piemme Junior (Mondadori) per i libri di Geronimo Stilton.
Negli anni lavora come illustratrice (Gruppo Raffaello Editore, Gaia Edizioni, Leostickers.com) e continua la sua collaborazione con Geronimo Stilton come colorista manuale e, poi, digitale; nel 2009 vince il Concorso Internazionale d’Illustrazione “Bimbi Volanti” organizzato dalla Fondazione Malagutti onlus in partnership con l’Associazione Illustratori italiana; nel 2015, insieme ai colleghi Francesco Castelli e Tommaso Valsecchi, fonda il collettivo Silly Nostalgic Kids, coi quali pubblica diverse autoproduzioni, il volume “Presque jamais” per la casa edistrice Group Paquet, “Il mio amico incubo” con l'editore Shockdom (pubblicato anche in Francia col titolo “Mon ami le cauchemar” per la casa editrice Group Paquet); ora sono in uscita altri volumi, che verranno presentati al Bricòla, Festival delle autoproduzioni.
È docente di colorazione manuale, digitale e manipolazione digitale in varie scuole in Italia, tra cui nella sede di Milano della Scuola Internazionale di Comics dove insegna nel corso di colorazione digitale a Photoshop.










