Per aspera ad astra - Per arrivare alle stelle, bisogna attraversare il buio

Dicono che si viaggi leggeri per andare lontano, ma si sbagliano. Lorenzo Fonda firma un fumetto sul lutto e sull'amore, da non perdere

Nel panorama del fumetto contemporaneo italiano, raramente ci si imbatte in opere che riescono a disinnescare la retorica del dolore con la stessa onestà brutale e visiva di Per aspera ad astra. Pubblicato da Coconino Press nella collana Coconino Cult, il lavoro di Lorenzo Fonda non è semplicemente un graphic novel autobiografico; è un dispositivo di sopravvivenza, un meta-diario che tenta di arginare l'emorragia di senso seguita alla scomparsa della moglie, l'illustratrice veronese Elena Xausa, avvenuta il 27 novembre 2022.

L'opera si configura fin dalla copertina come un viaggio gravoso. La valigia che il protagonista trascina è sia un accessorio narrativo sia metaforica zavorra della memoria, un archivio portatile di rimpianti, di sogni interrotti e di quel passato condiviso che ha smesso di essere bagaglio a mano per finire nella stiva della storia personale.

Fonda utilizza il medium fumetto per mappare il territorio frastagliato del "dopo", un luogo dove il tempo non scorre lineare ma si avvita su sé stesso come ricordi che giungono a noi in modo accidentale e come tali ci vengono presentati con disegni, foto e screenshot di messaggi. Dal punto di vista stilistico infatti l'autore alterna registri diversi con molta fluidità. Troviamo pagine fitte di testo, dove la parola scritta si accumula come detriti emotivi, necessarie per razionalizzare l'indicibile, alternate a tavole di ampio respiro dove il segno grafico prende il sopravvento, e in entrambi i casi riusciamo a cogliere la potenza simbolica di questo fumetto.

Applausi a scena aperta per aver parlato di cose di cui nessuno parla mai, perché Fonda non si nasconde dietro metafore facili nemmeno quando affronta la quotidianità della malattia. Il fumetto ha il coraggio di esplorare le dinamiche di coppia stravolte dal cancro: la sfera sessuale che muta, il ruolo di partner che a volte scivola in quello di infermiere, la frustrazione e la tenerezza che convivono in una stanza d’ospedale. E poi c'è il vuoto, non solo emotivo ma anche quello fisico della casa, dove gli oggetti banali diventano mine antiuomo pronte a esplodere in ricordi. 

L’autore ci racconta che a volte si sente come Wile E. Coyote sospeso nel vuoto. Come il coyote, anche i pensieri corrono e corre Lorenzo finché non si ritrova oltre il precipizio e per un momento rimane sospeso, le gambe girano a vuoto, sotto di lui non c'è terra, c'è solo una voragine nera e si ritrova sospeso nel vuoto, ha già superato il ciglio del burrone ma, per un istante magico e terribile, non cade finché non guarda in basso. Quella voragine è la casa vuota. È il silenzio che c'è quando spegni la luce e nessuno ti augura la buonanotte. Finché non guardi giù, non cadi e questo libro ci racconta in parte il momento prima della caduta.

Lorenzo ha riempito quel vuoto cercando di omaggiare Elena e il suo incredibile lavoro da illustratrice come meglio poteva, con statue di cani portando a termine il progetto del best boy Pigrotto; mostre d'arte e parate rituali commemorative, le Xaudade. Ha cercato di fare rumore per coprire il silenzio ma, alla fine, è rimasto solo con la carta.

Le parole si ammucchiano, fitte fitte, una sopra l'altra, come barricate contro il vuoto. Ha scritto questo libro per non cadere o, forse, per imparare a cadere meglio. Il tema ritorna anche nella metafora sportiva della partita contro la Morte; non la classica partita a scacchi bergmaniana quindi, ma una partita di calcio sbilenca dove Elena è la palla. La genialità dolorosa di questa sequenza sta nel ribaltamento dell'obiettivo: segnare un gol, e quindi vincere la partita del lutto, significherebbe superare il trauma, ma implicherebbe anche allontanarsi definitivamente da lei, staccarsi dalla palla. Quindi Lorenzo prede tempo, palleggia, evita di tirare in porta perché finché la palla è in campo il gioco continua anche se significa restare e giocare con la Morte ancora un altro match. È una spiegazione lucida e dolorosa del perché a volte non vogliamo stare meglio, perché stare meglio significa dimenticare un po' e affrontare quel senso di colpa che coglie chi sopravvive nel momento in cui ricomincia a vivere.

Lorenzo Fonda ci mostra che non esiste una mappa per uscire dal dolore, esiste solo il movimento, scrivere, disegnare, ricordare, vagabondare, cadere nel burrone, rialzarsi. Il percorso non è lineare e non è certo facile; forse per l’autore il primo passo è stato proprio mettere tutto su carta, scrivere e disegnare per rendere il dolore un oggetto esterno, osservabile, maneggiabile.

È un libro che fa male perché ci costringe a guardare la nostra stessa fragilità, ma che alla fine ci concede, se non una speranza, almeno una direzione: verso le stelle, sì, ma portandosi dietro tutto il peso della Terra. Consigliato a chi apprezza l'ironia nel dramma, e chi vuole ricordare Elena Xausa nel modo più dolce possibile.

Wendy Costantini


Per aspera ad astra

Copertina, testi, disegni e colori: Lorenzo Fonda
Casa editrice: Coconino Press
Collana: Coconino Cult
Pubblicazione: 10 ottobre 2025
Formato: Brossurato con alette, 17x24 cm
Pagine: 376
Prezzo: 25 €

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