Fushigi Yuugi – Tra scene d'azione e sensualità
L’isekai di Yū Watase torna in una nuova edizione, ma ha ancora qualcosa da dire?
Miaka Yuki, studentessa giapponese alle prese con gli esami d’ammissione al liceo, viene risucchiata all’interno di un antico libro cinese trovato in biblioteca, L’universo dei quattro dei. Qui incontra Tamahome, un giovane ramingo che la salva dall’assalto di alcuni briganti. Una volta tornata nel suo mondo, Miaka continua a pensare a Tamahome, e al culmine di un litigio con la madre, troppo esigente sul rendimento scolastico della figlia, decide di tornare nel libro e rivedere il ragazzo. Ritrovatisi, i due finiscono per essere arrestati dalle guardie imperiali per aver insultato l’imperatore in persona. Miaka riesce a fuggire di prigione grazie a un diversivo di Tamahome, ma decide di tornare indietro per non abbandonarlo al suo destino. Allora sarà Hotohori, il bellissimo imperatore, a garantire per entrambi: Miaka è infatti destinata, secondo un’antica scrittura, a diventare la Sacerdotessa di Suzaku, ossia colei che, dopo aver riunito i sette guardiani delle Costellazioni, potrà scongiurare la disfatta della nazione.
Queste le premesse di Fushigi Yuugi, manga shōjo degli anni Novanta, tra i primi esempi del genere isekai (opere in cui il protagonista si ritrova intrappolato in un altro mondo), riportato in Italia da Star Comics in una bella edizione 2-in-1 con sovraccoperta e pagine a colori – più un grazioso segnalibro plastificato con nappina colorata, esclusivo per le fumetterie.
L’opera più famosa di Yū Watase torna nel cuore della riscoperta italiana del manga shōjo e josei del secolo scorso, inaugurata da J-Pop con le traduzioni delle opere di Keiko Takemiya e Moto Hagio, e che non sembra destinata a esaurirsi a breve. La domanda a questo punto è: cosa ha ancora da dirci la storia di Miaka?
Personalmente, pur conoscendo Fushigi Yuugi di fama, non avevo familiarità con questa sua opera prima, pubblicata in questa nuova edizione a partire da ottobre 2025, quindi mi ci sono approcciato senza rischi di effetto- nostalgia, ma forse con una punta di aspettativa. Parliamo pur sempre di un manga che è entrato nel canone del suo genere e di un’autrice con un nutrito seguito e una carriera di tutto rispetto.
La prima cosa che si nota sfogliando le pagine è un certo distaccamento dai canoni figurativi dello shōjo in favore di quelli dello shōnen, che stupisce ma non troppo. La stessa Watase confessa, nelle note a margine che corredano i capitoli dell’edizione in volume, di essersi nutrita perlopiù di manga per ragazzi nei suoi anni da lettrice. Contestualmente, nei primi anni Novanta è lo shōjo in generale a sperimentare ibridazioni con i modelli dello shōnen, nei suoi elementi narrativi più che in quelli iconografici. Tuttavia in Fushigi Yuugi, a differenza dei coevi Pretty Guardian Sailor Moon e Magic Knight Rayearth, che inglobano i combattimenti all’ultimo sangue nelle atmosfere sognanti e cristalline tipiche del fumetto per ragazze, le due istanze non si fondono mai in maniera organica, anzi quasi si giustappongono: da un lato le scene d’azione, pulite e dinamiche, dall’altro gli indugi sentimentali, languidi e stagnanti. Anche la composizione delle tavole, che pure prevede figure in sospensione tra le vignette, non civetta mai troppo con i dispositivi anti-dinamici e contemplativi dello shōjo.
Il tratto è dolce e affilato: Watase è capace di infondere una sensualità quasi sfacciata ai suoi personaggi, e le fattezze fanciullesche di Miaka, in effetti, non fanno che accentuare la bellezza quasi androgina degli uomini che le gravitano attorno. Allo stesso tempo, la mangaka non si risparmia le gag umoristiche, che forse sono un po’ più frequenti di quanto si potrebbe apprezzare, al punto che in alcuni momenti rischiano di spezzare la tensione. E per quanto il disegno mantenga una qualità e una cura sempre oltre la media, l’opera non mi sembra brillare dal punto di vista grafico, fatta eccezione forse per il dinamismo delle scene d’azione che è senz’altro ben reso.
Quanto alla storia, invece, credo che il peso degli anni si faccia sentire. Leggendo questi primi 12 capitoli ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a una vicenda banale che, superata l’intuizione del viaggio ultra-dimensionale, non pare dotata di una particolare carica narrativa, drammatica o emotiva. Anche ammesso che si tratti di capitoli preparatori, non mi sono sentito abbastanza intrigato dal voler proseguire la lettura del secondo volume. Di isekai ne conosciamo a bizzeffe e di triangoli amorosi anche di più, e non sento, in tutta franchezza, di poter dire che Fushigi Yuugi si ponga oggi come una voce non per forza fuori dal coro, ma quantomeno ai suoi margini.
Insomma, sebbene il manga non presenti veri e propri difetti, forse i titoli che hanno raccolto la sua eredità – uno su tutti Inuyasha di Rumiko Takahashi – l’hanno superato con un distacco notevole. E per rispondere alla domanda iniziale: non credo che Fushigi Yuugi abbia ancora qualcosa da dirci, o comunque niente che non sia stato affrontato meglio da altri. Ma sarò contento di essere smentito se dovessi riuscire a recuperare anche i volumi futuri.
Angelo Maria Perongini
Fushigi Yuugi 1








