Il fumetto come memoria e catarsi - La forza degli eroi di David Sala
Con La forza degli eroi, in Italia per l’etichetta Balloon di Gallucci, David Sala offre un’opera intensa e personale: un atto d'amore verso i suoi nonni, ma anche un percorso di liberazione personale
“Un seme piantato molto tempo prima era cresciuto a mia insaputa. Una rabbia arcaica. I geni hanno una memoria, a quanto pare”.
È possibile ereditare il dolore? Può un trauma attraversare le generazioni come un'eredità invisibile? E cosa accade quando la sofferenza antica inizia a gravare sulle spalle dei discendenti? Sono queste le domande a cui David Sala cerca di rispondere con La forza degli eroi.
L’opera si configura come una sorta di autobiografia sui generis: comprende episodi dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’età adulta del protagonista-autore, ma si dirama anche in altre direzioni, spostandosi nel tempo e varcando la sottile membrana che divide la realtà dal sogno e dall’immaginazione.
I nonni dell’autore, Antonio e Josep, sono una presenza centrale nel racconto. Sono loro gli eroi del titolo: non figure leggendarie, irraggiungibili o avvolte dal mito, né supereroi o icone pop, ma uomini comuni. Una categoria di eroi che rischierebbe di cadere nell’oblio, se nessuno si prendesse la responsabilità di ricordarli.
Il fumetto si apre con la fuga nella notte del nonno materno, Antonio Soto de Torrado, repubblicano originario di Oliva de la Frontera, per scampare alla condanna a morte che il dittatore Franco gli avrebbe inflitto il mattino seguente. Rifugiatosi in Francia, Antonio verrà catturato dai tedeschi a Dunkerque e deportato nel lager di Mauthausen nel 1941, da cui uscirà miracolosamente vivo nel 1945. Testimonianza di questi eventi è un ritratto dove egli compare indossando la divisa da lavoro, col volto smunto e lo sguardo perso nel vuoto.
Anche il nonno paterno, Josep Sala, ha origini spagnole. Nato a Barcellona, attraversò la frontiera francese a piedi, finendo rinchiuso in un campo profughi prima di unirsi ai partigiani e partecipare alla guerriglia contro i nazisti, scampando più volte alla fucilazione.
Il piccolo David apprende queste storie per via indiretta, ascoltando i discorsi "dei grandi", oppure sfogliando vecchie fotografie polverose trovate in soffitta. Notevole è la sequenza in cui il giovane protagonista scopre l’orrore dei campi di concentramento attraverso un libro di storia, un’esperienza che segna la fine di una tappa di innocenza e l’inizio di una nuova, più consapevole età della vita.
Ai mostri dei fumetti e dei film che popolano l’immaginario infantile di David si aggiungeranno presto spaventose figure ben più vicine alla realtà, armate di svastica e manganello. Ma i traumi non si esauriscono nel passato familiare: un evento terribile, che colpisce un suo caro amico e compagno di banco, si aggiungerà a quel fardello invisibile, segnando un’altra ferita profonda nella vita dell’autore. Antiche sofferenze e dolori personali si intrecciano così in una matassa difficile da sciogliere, un nodo che condizionerà la sensibilità e le inquietudini del David adulto.
Nella seconda parte del graphic novel, dedicato all'età matura del protagonista, l’autore avverte sulle spalle un peso gigantesco. Le sofferenze patite dai suoi nonni finiscono per schiacciarlo, facendolo sentire in colpa rispetto ai suoi “modesti” problemi: “Ma che peso aveva il mio dolore? Continuavo a vivere sotto l’imponente statua dei miei nonni. E mi ripetevo senza sosta: ‘La tua infelicità è niente, ragazzo mio’.”
Un grave lutto è la goccia che fa traboccare il vaso. David ora ha soltanto due vie d’uscita: perdersi definitivamente nel buio, oppure provare a risalire in superficie. L'artista francese sceglie così la strada della catarsi attraverso l’atto creativo, imprimendo per sempre sulle tavole i traumi che hanno segnato la sua vita e quella dei suoi familiari.
Celebrare la memoria dei nonni con la narrazione a fumetti, dunque, non è solo un omaggio, ma anche un modo per alleggerirsi, per dividere quel peso con il lettore e forse, in fondo, per liberarsene.
Dal punto di vista grafico, La forza degli eroi è un’esperienza visiva travolgente: ogni tavola sembra uscita da una galleria d’arte, ogni singola vignetta si può ammirare come un dipinto a sé stante. Ma il graphic novel non è assolutamente una successione statica di ritratti. La magia dell’arte sequenziale, fatta di immagini che scorrono e si fondono, evoca una storia viva e dinamica con una forza tale che nessun altro medium avrebbe saputo scatenare.
Le figure umane, realistiche ma lievemente deformate, sembrano riflettere le emozioni più intime dei personaggi. I tratti marcati e quasi caricaturali dei volti esaltano la mimica e il non detto, dando voce silenziosa al turbamento interiore.
Notevole anche la scelta cromatica: la totale assenza del bianco nelle vignette e l’uso insistito di colori saturi creano un’atmosfera densa, emotivamente coinvolgente. Le tonalità mutano in base agli stati d’animo o ai piani temporali, con una tensione costante nel voler riempire lo spazio, quasi a esorcizzare il vuoto.
Un ulteriore elemento visivo ricorrente è il motivo floreale, presente sin dalla copertina. Lo troviamo su pareti, tessuti e paesaggi come simbolo visivo di armonia e vitalità. Col passare delle pagine, però, i fiori tendono a diradarsi, lasciando spazio a scenari più scarni e cupi: come se la fioritura iniziale, legata alla gioia e all’infanzia, appassisse lentamente con il progredire dei ricordi e del dolore.
In conclusione, La forza degli eroi è un fumetto difficile da dimenticare. Non è solo una testimonianza familiare o un omaggio alla memoria, ma un rito di passaggio attraverso il dolore, un’esplorazione visiva e narrativa che trasforma la sofferenza in arte. David Sala ci prende per mano e ci conduce nei meandri della sua mente, tra i rami intrecciati del suo albero genealogico, in un viaggio catartico che non è solo suo, ma diventa anche nostro. Perché, in fondo, il peso della Storia non appartiene mai a un solo individuo: è un’eredità collettiva, e condividerla è l’unico modo per non esserne schiacciati.