martedì 22 dicembre 2015

MORGAN LOST #3

Un sinistro sogno in rosso sangue


Ritorna l’ultimo nato di casa Bonelli. Morgan Lost si propone al suo pubblico, dopo il successo della prima storia doppia, con uno degli albi più freudiani, lynchiani, dylaniati e poetici mai concepiti da Claudio Chiaverotti.


Tutto parte da una melodia apparentemente allegra…

Il vostro affezionatissimo era poco più che un adolescente quando, per la prima volta, ascoltò il brano che dà il titolo all’albo che stringiamo tra le mani. La versione non era quella originale delle The Chordettes, bensì quella più “movimentata” dei Blind Guardian, maestri dello speed metal teutonico. Degli incubi – altro che sogni! –, cui questo pezzo inquietante ha fatto da colonna sonora, nel corso di oltre quindici anni, il povero Rolando ha ormai perso il conto, ma quello che rimane è il senso di isolamento, di abbandono e di tristezza che le parole della canzone trasmettono, a prescindere dalla veste sonora che le accompagna. E chi, meglio del divo Claudio Chiaverotti – il signore degli incubi -, poteva fare sue le atmosfere malate che aspettavano di diventare immagini per continuare a turbarci meglio il sonno? Questo il disperato refrain, la dichiarazione di aiuto di una persona sola che cerca nel sogno quello che non ha nella vita reale e lo chiede all’uomo dei sogni:

Sandman, I’m so alone
Don’t have nobody to call my own
Please turn on your magic beam
Mr. Sandman, bring me a dream


A dare corpo a questo incubo su 94 tavole è stato il mitico Giovanni Freghieri, colonna portante di Dylan Dog. Non apprezzavamo così tanto il lavoro delicato e raffinatissimo di Freghieri da parecchio: poi è arrivata la miniserie Hellnoir (recensita qui e qui) e ora questo numero di Morgan Lost che ce lo consegna nelle inedite sfumature di rosso e grigio e bisogna ammettere che la resa è davvero memorabile! Soprattutto colpiscono i suoi nudi: quanti e quanto funzionali! Mai una concessione al voyerismo, per carità! Tutto è funzionale a mettere a nudo i due protagonisti i quali, dopo un passato burrascoso, cercano, o pensano e sperano, di ritrovare se stessi aprendosi all’altro. Complimenti a Freghieri!

 I riferimenti principali che abbiamo individuato sono Sigmund Freud, David Lynch e Dylan Dog: vediamo di che si tratta!
La storia è freudiana: come non pensare al Der Sandman di H.T.A. Hoffmann (tra i più importanti artisti del Romanticismo tedesco ed europeo del XIX sec.)? Il Racconto del 1815, particolarmente ricco di significati nascosti e sinistri, è stato inserito, poco più di cento anni dopo, da Sigmund Freud nel suo saggio Il perturbante, del 1919. E proprio le teorie psicanalitiche freudiane, che da sempre accompagnano i parti artistici chiaverottiani, si fanno particolarmente manifeste in queste pagine bagnate di rosso sangue. Freud parla di animazione dell’inanimato, del doppio, della ripetizione ossessiva di un gesto, del ritorno dei morti: nelle pagine di questo albo – e in quelle dei precedenti - lo scrittore torinese traduce il tutto in letteratura disegnata. Chi sono gli assassini seriali se non i maestri della ripetizione di un gesto ossessivo, di un rituale che ha senso solo per loro? L’abbiamo visto in precedenza con l’ex dolce metà di Morgan e lo vediamo in questa sede con il killer di turno, Samuel Wenthworth. Questo cattivo – Mr. Sandman – sembra apparentemente imbattibile proprio perché potrebbe trattasi di un morto che ritorna (dunque come Lizbeth) e, proprio come il Sandman di Hoffmann, è un soggetto in bilico tra il reale e l’onirico, ma le sue azioni hanno ripercussioni nel mondo concreto e provocano dolore e sofferenza all’altro da sé. E, nonostante le similitudini tra racconto e fumetto non si esauriscano qui (in Hoffmann c’è l’acquisto del fatale binocolo, in Chiaverotti c’è la visita di Morgan all’osservatorio astronomico nel quale lavora Sarah; nell’autore tedesco c’è la torre che avrà un ruolo determinante, in quello torinese c’è l’appartamento di Morgan che è il suo corrispettivo), andiamo oltre…

Storia lynchiana, dicevamo. Sì, perché solo chi ha letto con minore attenzione non avrà colto i numerosi riferimenti a quelli che sono i due pilastri della filmografia del regista americano: Lost Highway  (1997) e Mullholland Dr. (2001). Il «silenzio» urlato da Mr. Sandman a p. 82 è figlio diretto dell’ormai mitico:

«Silencio... No hay banda. È tutto registrato. È tutto un nastro. È solo un’illusione.»

in Mullholland Dr.; mentre i continui riferimenti alla sedia elettrica e alle vite, alle relazioni e alle storie mentali mai avvenute realmente, ma non per questo meno importanti (anzi!) per le nostre esistenze, sono un chiaro riferimento a Lost Highway, e a quanto accade a Fred Madison mentre arrostisce sulla sedia elettrica.
Dylaniato? Sì, perché questo albo è debitore, in qualche misura, a storie come Dopo mezzanotte o Accadde domani. I deliri sono proprio quelli, finalmente! Le vite sospese, gli amori impossibili (e all’interno dell’ucronia tutto è allo stesso tempo possibile e impossibile!), le schegge di follia (con Sandman che capovolge Cartesio e il suo cogito ergo sum e lo trasforma nel macabro «uccido dunque esisto»), i barlumi di sanità mentale, le pulsioni autodistruttive: tutto riconduce alla serie che ha consacrato il talento di Claudio Chiaverotti poco meno di trent’anni fa.



Poetico, infinitamente poetico e romantico. Come definirlo altrimenti? Dove lo trovate in giro, oggi!, un altro fumetto che vi fa piangere inserendovi in una centrifuga di emozioni contrastanti? Quanta poesia c’è nella storia d’amore di questalbo? Ciò che resta è l’incontro tra Morgan e Sarah, davvero degno di essere ricordato come uno dei più belli degli ultimi anni… il loro, come quello di Romeo e Giulietta, è un amore così totalizzante da risultare devastante e autodistruttivo al solo pensiero di lei.
Per dirla con Gozzano:

«Il mio sogno è nutrito d’abbandono, di rimpianto.
Non amo che le rose che non colsi.
Non amo che le cose che potevano essere e non sono state...»

Anche così, scomodando Montale, è stato lungo il “loro” breve viaggio.

E noi ce lo ricorderemo…
Grazie, Claudio.

RolandoVeloci















MORGAN LOST “Mister Sandman” 
NUMERO: 3
DATA: dicembre 2015
SERGIO BONELLI EDITORE 

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Claudio Chiaverotti
DISEGNI E CHINE: Giovanni Freghieri
COLORI: Studio Arancia

COPERTINA: Fabrizio De Tommaso

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