martedì 3 aprile 2012

30 ANNI DI MARTIN MYSTèRE: il numero 200

Che poi uno pensa: "sarà il solito albo a colori".
Come abbiamo già notato nel numero 100 della testata dedicata al detective dell'impossibile, Martin Mystère, nulla è da considerarsi "solito".
Continua perciò l'avventura di Castelli & Co. in casa Bonelli all'insegna della scienza e di soluzioni grafiche impossibili; e se l'albo numero 100 era dedicato appunto al colore, questo che andiamo a "sfogliare" insieme approfondisce in particolare il tema della luce, senza la quale, il colore non esisterebbe.

La storia è composta da quattro episodi legati tra loro da una storia di base che fa da "filo conduttore" tra essi, nei quali il buon vecchio zio Martin vive le sue avventure impossibili in epoche storiche diverse.


Altro particolare importantissimo in merito riguarda i disegnatori. Infatti ogni episodio è illustrato e colorato da un artista diverso e perlopiù con tecniche di colorazioni differenti fra loro, scegliendo fra le più idonee al racconto stesso.
Il cosidetto "filo conduttore" intitolato Lo spettro della luce ad esempio è opera delle matite di Giancarlo Alessandrini che, seguendo le indicazioni dello stesso Castelli, ha provveduto ad una colorazione "normale", a tinte piatte, salvo qualche particolare sfumato sul tono più chiaro o scuro dello stesso colore di base.
Nel primo episodio che si intitola Il Signore dei colori (che vede alle matite sempre l'ottimo Alessandrini) la colorazione assume consistenza artigianale. Infatti l'illustratore ha colorato direttamente sulle tavole originali, con la tecnica della sovrapposizione ad ecoline, ottenendo prima delle tinte piatte, poi donando volume alle figure con un effetto acquerellato molto, molto suggestivo. La linea pulita e uniforme di Alessandrini ha solo da guadagnare da un'esperienza simile. Il suo tratto morbido e moderno acquista forza con il colore, essendo privo di tratteggi e campiture di nero.
Il secondo episodio, il dipinto maledetto, è opera di Lucio Filippucci che ha avuto il compito di rappresentare il buon vecchio zio Martin nella Londra vittoriana. Qui il nostro impersona una sorta di Sherlock Holmes alle prese con l'impossibile mistero legato ad un dipinto di un certo Dorian Gray (vi dice niente?). La colorazione è elettronica e sui toni d'ocra che rendono l'idea delle vecchie foto d'epoca. In particolare però, il caro Filippucci ha letteralmente dipinto ad olio entrambi i ritratti dei personaggi che compaiono nella storia.
L'episodio disegnato invece da Rodolfo Torti, il segreto di Alì babà, ci riporta nelle atmosfere grafiche "Alessandriniane" ed è colorato con la tecnica dei retini larghi, notoriamente utilizzata nei comics americani degli anni 30, gli stessi nei quali la storia è ambientata. Qui troviamo un Martin novello "Indiana Jones", con giubbotto di cuoio e cappello a tesa larga, coinvolto in una fuga all'ultimo respiro e nella ricerca di un misterioso oggetto che... ok, ok, niente spoileroni. Dicevamo, un immagine nuova, più dinamica e avventuriera del nostro biondissimo americanone che personalmente non ho disdegnato.
L'ultimo episodio della storia, il mistero della camera 1413, è illustrato da Franco Devescovi ed è colorato a tinte sfumate. Oltre che essere degno di nota per i cameo di molti personaggi "famosi" nell'ambito di fantasmi e misteri (Dylan Dog, i Ghostbusters, e gli agenti Scully e Mulder di X-files), l'episodio si contraddistingue per un particolare effetto speciale ottenuto al computer attraverso un pattern particolare che permette di...vedere cose che non ci sono! Inoltre quest’ultimo episodio ha un motivo in più per essere richiamato, visto che una tavola si sofferma sulla restituzione anaglifica della visione tridimensionale (3D), provate a guardarla inforcando un paio di occhialini con le lenti rosso-verde (se poi siete amanti del genere, recuperate il recentissimo AVARAT di Leo Ortolani :) ).


Diventa difficile non svelare tutti i particolari contenuti all'interno di questa magnifica storia e negli episodi che la compongono, perciò l'invito è quello di recuperare il volume e leggerlo tutto d'un fiato. 
Paradossale il finale della storia che ribalta il senso della storia stessa. 
Un albo a colori, e che colori, che però comincia e finisce nei toni del bianco e nero. 
Un modo come un altro per trasmettere la magnificenza del colore, legato ad un evento particolare come un numero celebrativo, o la scelta di ritornare sempre e comunque al bianco e nero più per desiderio che per condizionamento editoriale?


MARTIN MYSTÈRE numero 200
• Serie: MARTIN MYSTÈRE
• Titolo: LO SPETTRO DELLA LUCE
• Numero: 200
• Data: NOVEMBRE 1998
• Testo: ALFREDO CASTELLI (con VINCENZO BERETTA nell'episodio 1)
• Disegni: G. ALESSANDRINI, L. FILIPPUCCI, R. TORTI, F. DEVESCOVI
• Colori: OLTRE AGLI AUTORI, VALENTINA MAURI E SARA VILLA del fotolito GFB.

VAntoFosco
Copertina inedita dell'albo, anch'essa in "3D"


Nessun commento:

Posta un commento