100 Metri - Hyakuemu: corri per sentirti vivo!

La corsa come riscatto da un mondo che ci vuole sempre meno umani

Pare che una determinata generazione, quella dei nati fra la fine degli anni Ottanta e per tutti gli anni Novanta, a cui questo cronista ha l’onere d’appartenere, sia caduta vittima della mania per il movimento fisico. 

Probabilmente si passa tra una miriade di fattori più o meno interessanti: se da un lato il rapporto con il corpo è stato indubbiamente influenzato dai social e dal tipo di estetica (irraggiungibile e irrealizzabile) che questi promulgano, dall’altro sembra essere divenuto necessario in un mondo in cui i lavori che facciamo spesso non producono null’altro che il mero stipendio. Questo fenomeno ormai diffuso ha fatto sì che il concetto di alienazione passasse a una forma differente rispetto a quella di cui un Filosofo tedesco ci aveva avvertiti centocinquant'anni or sono; in un mondo in cui quello che produco non solo non è mio, ma spesso non so cos’è o sono convinto della sua completa inutilità, ecco allora che anche io sono inutile. La mia vita è inutile.

Ma l’istinto di sopravvivenza sa essere sempre creativo, e gli umani spiccano particolarmente nel regno animale per questa peculiare capacità. Ecco allora che la cura del movimento ha trasceso la semplice estetica rientrando in un campo ben più spirituale di rapporto col corpo. Quando il mio battito accelera, quando devo badare al mio respiro, mantenere l’equilibrio, io ridivento il centro del mondo, la mia biologia mi impone di essere esattamente quell’essere che respira e mantiene l’equilibrio e null’altro e posso riabbracciare il mio stato naturale all’interno di un momento in cui sono libero da tutte le mie sovrastrutture. Il movimento fisico diviene sostanzialmente forma meditativa per una generazione che ha anche un distacco maggiore rispetto alla religione e alla spiritualità.

La corsa è sicuramente, fra le pratiche sportive, quella che dà l'impressione di essere più semplice nel praticarsi. Si tratta di un gesto che crediamo naturale e che la maggior parte di noi ha sperimentato nel gioco fin dalla tenera età. L’appassionato di corsa, però, scopre immediatamente che le cose non stanno esattamente così, che la corsa ha una tecnica fatta di propriocezione e disciplina; che la differenza fra un buon corridore e un corridore assolutamente terribile passa per dei particolari totalmente invisibili agli occhi dell’inesperto.

Di questo rapporto col corpo e col mondo, di questa sorta di spiritualismo zen, parla 100 Metri - Hyakuemu di Uoto, in Italia per J-POP Manga. La storia è quella di Togashi, ragazzo particolarmente dotato nella corsa fin da bambino e del suo rapporto coi cento metri. L’atletica per Togashi è fin dalla tenera età qualcosa che esiste quasi in modo passivo, parallelo alla propria vita. Quei 100 metri, quella corsa, cambiano completamente senso quando un nuovo ragazzo arriva a scuola. Il suo talento è inferiore, ma la sua forza di volontà è invidiabile. Un sacro fuoco si riaccende nel protagonista quando sente di poter essere superato, e l’ombra di quel ragazzo sarà alle spalle di Togashi per tutta la crescita e, nei momenti difficili, diverrà una forza.

Il disegno è altalenante, sembra quasi che l’autore trattenga le forze durante la narrazione per sfogare poi la sua energia creativa al momento della corsa e nei momenti di maggior pathos. Si tratta di una prassi che negli ultimi anni diventa sempre più in uso fra i mangaka e che, probabilmente, serve alla gestione dei ritmi forsennati e disumani a cui questo mercato sottopone i suoi creativi. Se il motivo fosse questo, saremmo disposti a giustificare gli artisti per questa evidente gestione delle risorse. Se nelle parti di dialogo, nei pezzi di trama troviamo un disegno a tratti incerto e comunque piuttosto semplificato sia nella forma che nel tratto, la tavola esplode al momento della corsa: tutto sembra prendere fuoco, come la passione dei nostri personaggi. La loro voglia di vincere diviene fisica e visibile.

Il viaggio di Togashi è interiore e umano. Siamo davvero di fronte a un romanzo di crescita in cui il confronto diviene momento di avanzamento umano ancor prima che fisico.

È un'opera che fa della corsa un fatto esistenziale. Perché corri? Per cosa corri? Questa e altre domande scorrono nella mente dei protagonisti del racconto mentre spingono i loro corpi oltre le loro possibilità superando non i loro avversari, ma se stessi.

Se è vero che 100 metri non vuole assolutamente rivoluzionare il genere spokon, è altrettanto vero che ne coglie perfettamente la funzione narrativa e la capacità di dialogare col lettore utilizzando lo sport per raccontare dei sentimenti complessi e articolati, quindi profondi, con il massimo della semplicità. Una lettura adatta a tutti, anche agli appassionati di un fumetto più tecnico, dotato di una sceneggiatura solida ed espressiva.

E forse la risposta giusta è come sempre la più semplice: cosa provi mentre corri? Provi te stesso che corri. 

Alessio Fasano



100 Metri - Hyakuemu

Storia e disegni: Uoto
Lettering: VIBRRAANT IT
Traduzione: Prisco Oliva
Casa editrice: J-POP Manga
Data di pubblicazione: Maggio 2026
Formato: 12,4 × 18 cm, brossura
Prezzo: 15,00 €

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