Le letture del mese 7 - aprile 2026

Cosa legge la redazione audace? Ecco sei fumetti che abbiamo letto nelle scorse settimane e di cui abbiamo finalmente modo di parlare

Ci sono fumetti che leggiamo ma di cui non abbiamo modo, per un motivo o per un altro, di parlare in maniera ampia. Opere che finiscono in un limbo, spesso immeritatamente, e che invece desideriamo trattare, anche solo per poche righe. Possono essere fumetti appena usciti o recuperi o ristampe o semplicemente volumi che attendevano da tempo sul comodino il loro momento.

Così, per dare spazio a ciò che legge la redazione, abbiamo pensato a un apposito spazio corale dal titolo Le letture del mese: brevi recensioni di fumetti sui quali pensiamo di avere qualcosa da dire.

Buone letture!


Il bestiario del crepuscolo di Daria Schmitt (Panini Comics)


Con l'uscita di Il teschio venuto dalla Svezia (opera vincitrice del Grand Prix Artémisia 2026) e grazie alla presenza dell'autrice in Italia per il Comicon (con annessa mostra), si è tornati a parlare anche da noi dell'enorme talento di Daria Schmitt. E quale occasione migliore per riscoprire anche l’altra opera dell’autrice tradotta in Italia, Il bestiario del crepuscolo, edita da Panini Comics già nel 2023?
È la storia del signor Providence, custode di un giardino pubblico ricco di creature lovecraftiane che cerca di tenere celate. Providence trova un misterioso libro e questo scatena tutta una serie di eventi che conducono letteralmente all'interno di un racconto di H.P. Lovecraft, in un viaggio che mescola realismo e mistero, psicologia e sogno.
Dichiarato omaggio a Lovecraft, Il bestiario non si perde sulle vie del già visto (o già letto) ma si avventura in una narrazione evocativa e avvincente, riuscita sopratutto a livello visivo.
Lo stile elegante e iperdettagliato di Daria Schmitt è ammaliante, cattura lo sguardo in un vortice di segni accurati e tratteggi intensi. La sua cura nella composizione e la raffinatezza nella ricerca delle soluzioni visive sublimano nell'uso del colore, giustificato a livello narrativo dalla separazione tra il piano realistico e quello onirico, in tavole visionarie e immaginifiche che difficilmente lasciano indifferenti.

Giuseppe Lamola


Il meraviglioso mago di Oz - Topolino 3673 di Francesco Artibani, Paolo Mottura e Irene Fornari (Panini Comics)


Ci avete già sentito dire, su queste pagine, di quanto siamo innamorati della gestione di Topolino che conferma d'essere, settimana dopo settimana, l’albo a fumetti più interessante da acquistare nelle edicole italiane.
Questo non solo per via delle tante storie e rubriche che la rivista propone ma anche per quelle piccole perle che di tanto in tanto (e sempre più frequentemente) appaiono sulle pagine della testata. È il caso del coloratissimo adattamento de Il meraviglioso mago di Oz che apre il numero 3673, con sceneggiatura di Francesco Artibani e disegni di Paolo Mottura, il quale supervisiona anche un coloring dei cui autori, un giorno, ci piacerebbe leggere il nome sotto la prima tavola della storia (in questo caso a cura di Irene Fornari di Gfb Comics). Questo perché non si può negare come il colore, soprattutto in un riadattamento del romanzo di L. Frank Baum, sia fondamentale alla riuscita dell’opera e del suo impatto generale.
Siamo di fronte a un ottimo remake che prende come riferimento non solo l’opera letteraria originale ma anche le derivazioni e i tanti adattamenti che negli anni hanno messo in scena la storia di questo strano mondo attraversato da una strada dorata. La storia è una coccola, che gli adulti hanno imparato ad amare e di cui i bambini si potranno innamorare grazie al lavoro di Artibani, che tocca col dovuto tatto e adatta il giusto, lasciando spazio al comparto grafico.
Una storia che, una volta completa, non sfigurerebbe in un grande formato che le rendesse giustizia, entrando di diritto nella biblioteca degli adattamenti del mondo dei paperi e dei topi.

Alessio Fasano

Le nebbie di Praga - Dylan Dog Speciale 40 Horror Stories di Marco Nucci e Corrado Roi (Sergio Bonelli Editore)

Marco Nucci e Corrado Roi firmano un nuovo speciale dylaniato, mettendo in scena un racconto tenebroso e inquietante: l’indagatore dell'incubo è chiamato a risolvere un intricato caso avvolto dalle nebbie di una Praga fumosa e dai mille segreti.
La storia si sviluppa tra realtà e sogno, in un continuo alternarsi che sfuma la prima nel secondo e viceversa, rendendo la lettura imprevedibile e la trama inafferrabile.
Complice anche un Corrado Roi in stato di grazia che, con il suo tratto nebuloso, impregna di mistero ogni angolo della Città d’Oro e dona 
sostanza e tangibilità alle ombre che avvolgono strade e volti dei protagonisti.
Come in un labirinto di specchi, Dylan dovrà accettare che quello che vedono i suoi occhi non è che il riflesso di una realtà distorta, dove passato, presente e futuro si mescolano e si inquinano fino a renderli indistinguibili.
Le Nebbie di Praga danza tra originalità e omaggio nella migliore miscela possibile, regalando un racconto in grado di soddisfare i lettori di Dylan Dog più esigenti ma che si rivela capace di incuriosire anche chi non ha dimestichezza con l’indagatore dell'incubo e le sue infinite versioni.

Simon Savelli


Astro Boy 6 di Osamu Tezuka (J-Pop Manga)


Che Osamu Tezuka sia il “Dio dei manga” è ormai un fatto noto. Uno dei manga più importanti non solo per la nona arte, ma anche per l’animazione nipponica, è sicuramente Astro Boy. Questo perché il celebre personaggio di Tezuka non solo fu uno dei maggiori rappresentanti dello stile “disneyano” del maestro, ma fu anche il protagonista della prima serie animata moderna. Il primo episodio uscì infatti nel 1963, e con quella serie, si gettarono le basi dell’attuale struttura degli episodi animati.
L’opera, a causa degli anni che si porta sulle spalle, non è tra le più riuscite del maestro: lo stile, soprattutto nelle storie più vecchie, è decisamente ostico per i lettori odierni. Nonostante questo, si possono notare, in molte storie, alcuni degli elementi che caratterizzeranno tutti i manga a venire, come i primi piani sui personaggi tristi o scoraggiati. La struttura narrativa è sicuramente l’anello debole della serie perché la maggior parte dei racconti usa la stessa struttura, al cui interno, spesso, ci sono gag molto simili tra loro che non sempre fanno ridere il lettore.
Le storie in alcuni casi possono risultare noiose e ripetitive ma, d’altro canto, ce ne sono molte altre che mostrano il genio del maestro e rimangono, ancora oggi, estremamente interessanti e divertenti, anche per un lettore più adulto.
Nel complesso Astro Boy non è una serie che si legge per divertirsi, ma più che altro per comprendere da dove è nato il manga contemporaneo e ritrovare, in storie vecchie anche di settant'anni, tante intuizioni del maestro Tezuka che condizionano ancora oggi molte opere.

Giosuè Spedicato


Il ritorno dell’eroe - Dragonero 155 di Luca Enoch e Alessandro Bignamini (Sergio Bonelli Editore)


Stiamo seguendo in questa rubrica, ormai da un po’ di numeri, il nuovo percorso di Dragonero, che ora entra nel vivo. Ian Aranill, infatti, si aggirava senza memoria alla ricerca di sé stesso, scoprendo lentamente di essere un uomo violento, con un trascorso che, per quanto intellegibile dalla sua mente, era macchiato dalla brutalità che la sua memoria muscolare, a differenza di quella mentale, non è riuscito a cancellare. 
Il vagabondare di Ian lo riporta infine dai suoi amici, e da qui la sua storia può finalmente cominciare. 
Il ritorno dell’eroe, con i testi di Luca Enoch e i disegni di Alessandro Bignamini, è un albo tutto sommato gradevole. Sicuramente dopo quattro numeri di introduzione ci si sarebbe aspettati un ricongiungimento un po’ più complesso nelle sue dinamiche rispetto a quello che invece il lettore si trova ad affrontare, ma che certamente non ci toglie il gusto di un riavvicinamento brusco tra Ian e Gmor. L’orco sa che solo impugnando la spada e combattendo con un nemico al suo livello Ian potrà recuperare la sua memoria. 
Bignamini imposta un disegno piuttosto particolare e riconoscibile, che mostra il fianco solo in alcune vignette, paradossalmente quelle che potrebbero sembrare le più semplici, come per esempio alcuni mezzi busti di dialogo. Tutta l’abilità del disegnatore è evidente invece nel montaggio della tavola e nelle grandi scene, dove inquadratura e regia danno il loro effetto. In particolare le outline molto chiuse di Bignamini ricordano certo fumetto americano anni settanta che non possiamo far finta di non gradire. 
 
Alessio Fasano


Occhi di cane di Alec Trenta (Gallucci Balloon)


Occhi di cane di Alec Trenta nasce come un progetto di tesi, continua come una ricerca intima di memoria familiare e si conclude come una riflessione sul tempo e sulle separazioni, sia dalle persone che dai periodi di vita. In questo graphic novel l'autore, attraverso archivi domestici, segue il filo delle generazioni dai suoi bisnonni a sé stesso, per cercare di trovare ciò che resta quando le cose finiscono. 
Conosciamo così Alberto e Giuseppina, Carmela, Anna e Paolo, Vanessa... una famiglia fatta di gesti, lavori, vezzi e abitudini, luoghi di vacanza. Ci sembra di sbirciare in un’intimità non nostra, scoprendo il lavoro di zia Otta o la passione per le biciclette di Paolo, tutto con un ritmo scorrevole e leggero, nonostante la lunghezza del volume.
L’opera s’alterna tra passato e presente: il passato costellato di foto, ritagli, date appuntate a mano e ricordi; e il presente, fatto di vignette dai tratti semplici e lineari, racconta piccole quotidianità del protagonista e di suo padre, indugiando sui primi battiti del cuore e le turbe adolescenziali. A ogni pagina, quest'opera ci vuole ricordare che gli amori iniziano e finiscono, così come la vita, i lavori e tutto il resto.
Più che un’autobiografia, Occhi di cane ripercorre le tracce lasciate dalle persone care, i luoghi che custodiscono memoria, raccontando la mancanza senza rinunciare alla vitalità del ricordo. 

Carlotta Bertola



A rileggerci il mese prossimo!

Rubrica a cura di Giuseppe Lamola

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