Le letture del mese 4 - gennaio 2026

Cosa legge la redazione audace? Ecco sei fumetti che abbiamo letto nelle scorse settimane e di cui abbiamo finalmente modo di parlare

Ci sono fumetti che leggiamo ma di cui non abbiamo modo, per un motivo o per un altro, di parlare in maniera ampia. Opere che finiscono in un limbo, spesso immeritatamente, e che invece desideriamo trattare, anche solo per poche righe. Possono essere fumetti appena usciti o recuperi o ristampe o semplicemente volumi che attendevano da tempo sul comodino il loro momento.

Così, per dare spazio a ciò che legge la redazione, abbiamo pensato a un apposito spazio corale dal titolo Le letture del mese: brevi recensioni di fumetti sui quali pensiamo di avere qualcosa da dire!

Buone letture!


La fine del mondo 1 di AA.VV., a cura di Maicol & Mirco (il manifesto)

Prima che arrivi La fine del mondo - che troppo spesso ci pare quasi di vederla dietro l'angolo, tra genocidi, crisi climatiche e rivisitazioni ancora più idiote della versione originale di quei movimenti politici che segnarono tristemente il Secolo Breve - bisogna provare a raccontarlo, questo mondo. È quello che fa la rivista de il manifesto di cui arriva a brevissimo il primo numero in edicola, piena di storie dellə migliorə artistə italianə e non. Il fumetto torna a essere davvero popolare, economicamente accessibile, e torna a passare per le edicole (o a essere recapitato in abbonamento, come facevamo da piccolə con Topolino). Dalle storie più palesemente politiche di Zerocalcare e Maicol&Mirco, all'horror di Shintaro Kago, passando per i racconti più intimistici di Zuzu, Kalina Muhova e Eliana Albertini e la distopia di Gipi. Dottor Pira ridicolizza il nostro iperconsumismo patologico, mentre Bruno Bozzetto rimette l'Uomo-centro-dell'universo nella giusta prospettiva. C'è molto altro - ma qui lo spazio è poco per segnalare tutto - e chiude questo numero la splendida e dolorosissima ultima pagina di Blu, chiedendoci di non smettere di parlare di Palestina.

Claudia Maltese


Paperone in Atlantide - Topolino 3661 di Fabio Celoni  (Panini Comics)

Il numero 3661 di Topolino sarebbe un altro meraviglioso albo come i tanti ai quali la testata del topo ci ha abituati negli anni, se non fosse per Fabio Celoni: sarà anche il momento di chiamare i maestri col loro nome. Quando un fumettista garantisce un livello qualitativo e artistico così alto, per così tanto tempo, non c’è bisogno certo di aspettare che incanutisca per riconoscergli uno status che è sotto gli occhi di tutti (una malattia di cui il bel paese è affetto da oramai troppi anni).
Il maestro Celoni ci delizia con un'avventura di Paperi che promette bene già da questo suo primo episodio; in Paperone in Atlantide, il papero più ricco del mondo è convinto dell’esistenza della città di Atlantide e, quando durante la spedizione verrà inghiottito dalle profondità marine, saranno nipote e nipotini a cercare lo zio.
Dove li porterà questa nuova avventura? Celoni imposta una storia che promette di essere piuttosto classica, ma che rischia seriamente di diventare un classico. L’impianto grafico è a dir poco impressionante, con una linea dinamica e viva che crea un movimento igneo continuo in contrasto con l’ambientazione marittima della storia. Fuoco e acqua ricompaiono in un certo senso nella gestione, altrettanto impressionante, del colore. Contrasta tra i turchesi e gli azzurri dell’ambientazione marittima con arancioni e rossi che conferiscono all’immagine un ombra tormentata e maledetta, ammantandola continuamente di soprannaturale. L’artista lascia in queste pagine un non-manuale di disegno, in cui le indicazioni di come si costruisce un capolavoro sono piuttosto chiare, ma la realizzazione è possibile a pochi eletti. 

Alessio Fasano


Tokyo Babylon 1/7 delle CLAMP (Planet Manga - d/visual)

Uno dei motivi principali del manga shōjo della fine del secolo scorso è la centralità di Tokyo, megalopoli oscura che diventa allegoria dell’umanità. In Tokyo Babylon delle CLAMP (per Planet Manga e d/visual ma attualmente fuori catalogo), la città non si limita a fare da sfondo, ma è una componente attiva e pulsante della storia. La scelta del titolo è un richiamo al mito della Torre di Babele, simbolo dell’arroganza umana che crede di poter raggiungere altezze divine – e la Torre di Tokyo è la sua gemella. Lunghe tavole nere ospitano le figure di Subaru Sumeragi, ultimo discendente di un clan di esorcisti, dell’eccentrica sorella Hokuto e di Seishiro Sakurazuka, veterinario belloccio innamorato di Subaru e che tuttavia non la conta giusta neanche un po’.
Il character design e l’occhio diabolicamente grafico, cifre distintive del quartetto più famoso 
della storia del manga, non deludono mai.
La trama è organizzata in storie episodiche di esorcismi, alle quali si giustappone la vicenda orizzontale del rapporto tra Subaru e Seishiro. Con la scusa del boys’ love, le CLAMP portano sulla scena l’avvertimento di una crisi sociale generale che vede nella capitale giapponese un centro nevralgico: l’umanità raffigurata in Tokyo Babylon è costantemente frustrata, delusa, ingannata, presa com’è in una rete invisibile di energie psichiche (un altro grande elemento dello shōjo di quegli anni).

Angelo Maria Perongini


Duke 1 - Fango e sangue di Hermann e Yves H. (Nona Arte e Sergio Bonelli Editore)


Si è sempre solo trattato di sangue, di piombo e di oro. La storia americana nasce abbeverandosi del primo, grazie allo smodato utilizzo del secondo per ottenere molto del terzo.
La concorrenza è il cuore storico della narrazione e del popolo americano, e la febbre dell’oro ne è la perfetta rappresentazione: il western europeo ha sempre adorato leggere quel periodo storico con un'ottica ben differente da quella americana. Un esempio perfetto di questo modo di vedere lo ritroviamo in Duke di Hermann e Yves H., uscito in partnership tra Nona Arte e Sergio Bonelli Editore.
Questa storia fatta di sceriffi e cercatori d’oro è estremamente classica e farà sicuramente piacere a quei lettori che apprezzano il genere, cullandoli in un tratto grafico piuttosto interessante, in cui la solidità tecnica viene messa al primo posto sia nel reparto grafico e registico che per quanto riguarda la sceneggiatura.
Le notti di questo racconto e i suoi giorni assolati sono definiti e stesi magistralmente attraverso un acquerello che tradisce la provenienza franco belga degli autori tanto quanto ne esalta le capacità tecniche. 
In una sola parola: classico.
Alessio Fasano


Yu-Gi-Oh! Complete Edition 1/13 di Kazuki Takahashi (Planet Manga)

Ci sono opere che non sono mai veramente sé stesse dall’inizio alla fine, che si trasformano e diventano una cosa sempre nuova. Ne possiamo criticare la mancanza di progettualità, la scarsa organicità, ma sono storie destinate a “restare” non perché granitiche nella loro presenza, bensì per come hanno cambiato le regole del gioco. Yu-Gi-Oh! di Kazuki Takahashi (ripubblicato dopo tanti anni da Planet Manga in una corposa edizione in 13 volumi 3-in-1) è una di queste.
Il manga del compianto autore giapponese è certamente passato alla storia per aver dato origine al popolarissimo gioco omonimo, ma l’idea delle carte non venne subito a Takahashi. Nei primi capitoli assistiamo alle sfide che Yugi Muto (o meglio, il suo alter ego oscuro) lancia a bulli e affaristi senza scrupoli: giochi delle tenebre in cui chi perde è destinato a subire un doloroso contrappasso per le proprie malefatte. È solo con l’introduzione del personaggio di Seto Kaiba che Magic and Wizards (questo il nome del gioco nel manga, chiaro omaggio a Magic: The Gathering) fa la sua prima apparizione, e prima che diventi una formula fissa e definita dell’opera bisognerà aspettare più che un paio di volumi.
Yu-Gi-Oh! nasce come uno shōnen piuttosto comune, e anche i suoi disegni all’inizio sono ben poco memorabili. Ma (molto) poco alla volta, l’intuizione si fa strada tra le pagine, capitolo dopo capitolo; e mentre il trope del gioco diventa un modo inedito d’intendere il genere del battle shōnen, sostituendo le carte alle scazzottate, anche il disegno si affina, il tratto si fa affilato e si cristallizza nello stile iconico di Takahashi che mescola punk e antico Egitto.

Angelo Maria Perongini


Batman: Schemi Oscuri 1 - Le Ferite della Città di Dan Watters, Hayden Sherman e Triona Farrell (Panini Comics)


Primo volume (di due) dedicato a una delle maxiserie più interessanti del mercato statunitense degli ultimi anni, un must read frutto del lavoro di uno scrittore, Dan Watters, che si va sempre più affermando nel mondo dei comics USA e dall’interpretazione artistica di uno dei talenti contemporanei di maggior rilevanza, Hayden Sherman, che qui (come in Absolute Wonder Woman, altra serie imperdibile) dimostra una notevole creatività nella costruzione delle tavole e nell’utilizzo di un paneling mai casuale, frutto di scelte fantasiose ma geometricamente e compositivamente impeccabili e con un'incredibile capacità di mantenere la leggibilità nonostante la continua sperimentazione visiva. Le tavole di Sherman contiengono elementi nostalgici ma riescono ad affermarsi nella loro modernità e originalità, anche grazie all'ottimo lavoro ai colori di Triona Farrell, che rendono questa serie "senza tempo".
Uno degli elementi migliori della storia è infatti il suo essere adatta anche a chi non segue la continuity e vuole semplicemente leggere belle storie ambientate all'inizio della carriera del Cavaliere Oscuro. Questi due casi ci mostrano un giovane ed inesperto Batman alle prese con il sovrannaturale ma anche con problemi reali, in una Gotham viva, brulicante di disperazione e umanità, pregna di un'atmosfera che rimane addosso dopo aver chiuso il volume, calata in uno scenario che mescola bene noir, thriller, horror e suspense.
Insomma una delle letture che chi ama il personaggio decisamente non dovrebbe perdersi.

Giuseppe Lamola


A rileggerci il mese prossimo!

Rubrica a cura di Giuseppe Lamola

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