lunedì 28 novembre 2016

DYLAN DOG #363

Gli amici immaginari e i ricordi sepolti








A Paola Barbato e Giovanni Freghieri spetta il difficile compito di realizzare il numero di Dylan Dog successivo all'albo sceneggiato da Tiziano Sclavi. Una storia basata sulla rimozione delle memorie e sulla conseguente necessità di ricordare, che si segnala editorialmente parlando per un (annunciato) evento epocale: la prima copertina della serie regolare realizzata da Gigi Cavenago.



"Ricordi... Tutti i documenti dei casi a cui ho lavorato... i miei appunti... le incredibili storie che ho scritto con la mia penna d'oca, e che nessuno ha mai pubblicato o letto... ma anche cose personali... Ricordi di una vita di cui ricordo ben poco... e più vado indietro nel tempo, più cerco di tornare alla mia infanzia, più tutto si confonde tra realtà e sogno..." 
Dylan Dog ne Il lago nel cielo (Dylan Dog #153)

Un nuovo incubo attanaglia Dylan, un incubo oscuro condito da una serie di visioni ricorrenti:  immagini che riconducono al suo passato e che non riesce a mettere bene a fuoco. Così, mentre un serial killer uccide persone difficilmente ricollegabili tra loro, l'inquilino di Craven Road si rivolge a un analista (sotto stretto consiglio dell'ex-Ispettore Bloch) per andare a fondo su ciò che ha inconsciamente rimosso e che non smette di perseguitarlo.
Paola Barbato ci consegna una storia dalle premesse intriganti, scorrevole e in cui tutto torna. Alcuni aspetti del passato dell'Indagatore dell'incubo, come l'infanzia trascorsa a Crossgate, sono da sempre fonte di interessanti quesiti: portare il personaggio stesso alla ricerca delle risposte è uno spunto senz'altro apprezzabile. Anche l'aspetto legato alle indagini sull'assassino si legge con piacere e possiede un buon ritmo. La pecca principale dell'episodio è imputabile a un'eccessiva linearità e alla mancanza di particolari scossoni nel plot: se da una parte ciò è facilmente giustificabile considerando la sua pubblicazione dopo Mater Dolorosa e Dopo un lungo silenzio (due episodi dalla forte connotazione emotiva e dall'impatto tutt'altro che secondario sulla serie in generale), dall'altra sembra in alcuni punti mancare un po' di mordente, soprattutto nei dialoghi. Va annotata anche una gestione dei personaggi meno innovativa di quanto sarebbe ragionevole aspettarsi: lo stesso Bloch, verso cui la sceneggiatrice lombarda ha sempre una dimostrato particolare predilezione unita alla capacità di renderne appieno l'essenza e l'evoluzione, finisce in pratica per ricoprire un ruolo del tutto simile a quello che ha sempre svolto prima del "nuovo corso", ovvero di mentore ma anche di supporto per Dylan (con l'eccezione d'essere accompagnato, per tutta la seconda metà della storia, dall'intraprendente e affascinante Sergente Rania Rakim). Altro esempio è l'Ispettore Tyron Carpenter, personaggio introdotto negli ultimi anni, che aveva esordito in maniera non particolarmente convincente (in Dylan Dog #339, Anarchia nel Regno Unito) e che ancora non riesce a trovare una sua collocazione definita all'interno della serie: anche quando svolge un ruolo non del tutto marginale (come in questo episodio) si ha l'impressione che gli autori non riescano a farne un personaggio a tutto tondo, operazione invece riuscita almeno in parte con la già citata Rania.
Ultimo ma non ultimo, Dylan. La propensione a mettere a dura prova il personaggio sembra ormai diventata la regola, al punto che risulta quasi difficile ricordare una storia in cui non sia stato malato o sull'orlo di una crisi. Da un certo punto di vista questo fattore potrebbe condurre a indebolire la portata e l'eccezionalità delle sue (dis)avventure, rendendo alla lunga il lettore scettico e assuefatto alla dissezione della psiche e delle viscere del personaggio.


D'altro canto la componente visiva si avvale dei disegni di Giovanni Freghieri, che sono quella rassicurazione di cui spesso il lettore seriale ha bisogno. Il suo tratteggio è inciso in maniera indelebile nella memoria degli appassionati dylaniati e qui lo ritroviamo sostanzialmente come lo ricordavamo, dopo l'eccellente lavoro sulla miniserie Hellnoir (su testi di Pasquale Ruju), l'incursione tinta di rosso su Morgan Lost (#3, Mister Sandman) e la prova purtroppo non convincente su La Mappa delle Stelle, crossover estivo tra Morgan Lost e Brendon (sceneggiato da Claudio Chiaverotti). Freghieri torna dunque ai suoi consueti standard qualitativi: il suo stile sognante si sposa molto bene con il tono della storia, al punto da rendere perdonabile qualche piccola imperfezione.

In chiusura, un doveroso cenno alla cover. La copertina bianca del numero precedente, oltre a ricoprire diversi valori profondamente simbolici, ha rappresentato una sorta di emblema della transizione (come sapientemente espresso dal sempre attento Lorenzo Barberis qui): fino a quel momento le copertine di Dylan Dog sono state saldamente e incrollabilmente per venticinque lunghi anni nelle mani di Angelo Stano, indiscusso maestro a cui non smetteremo mai di tributare la nostra riconoscenza. Prima di cedere il testimone era doverso lasciare il tempo per metabolizzare il cambiamente, con un bianco eloquente. Ora, dopo gli applausi e il lungo silenzio, è il momento della prima ottima prova di Gigi Cavenago, che riporta alla mente alcune bozze e illustrazioni da lui realizzate nel 2014: il disegnatore di Mater Dolorosa sembra averne conservato il nucleo compositivo, sviluppato e perfezionato nella postura di Dylan e Groucho, con l'inquietante aggiunta del bambino seduto alle destra di Dylan (e l'idea del sovrannaturale resa tramite l'aura azzurra che lo circonda).



Bozza realizzata da Gigi Cavenago, 2014.

Illustrazione di Gigi Cavenago, 2014.

La cover di Gigi Cavenago per Cose perdute, versione "naked".

Un esordio portentoso che ci lascia dunque fiduciosi per il futuro della testata (anche perché l'anteprima della cover del numero di dicembre è un'altra bomba pronta a scoppiarci tra le mani!).

Audaci e putrescenti saluti.


Il sommo audace





"Cose perdute"
SERIE: DYLAN DOG
NUMERO: 363
DATA: novembre 2016
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Paola Barbato
DISEGNI E CHINE: Giovanni Freghieri
COPERTINA: Gigi Cavenago










Per le immagini: © 2016 Sergio Bonelli Editore.

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