sabato 25 giugno 2016

Adam Wild #21

Stupende visioni



















Pur continuando a seguire ed apprezzare la serie, per alcuni mesi non abbiamo avuto occasione di recensire Adam Wild. Stavolta non potevamo proprio esimerci: oltre alla qualità della scrittura di Gianfranco Manfredi, che certamente ha ben poca necessità di essere riconfermata, Adam Wild #21 mette in evidenza la qualità assoluta delle tavole di uno degli artisti migliori tra quelli apparsi sul mensile: Antonio Lucchi.


"Chi può dire cosa ci aspetta? Ormai abbiamo perso il confine tra la realtà e i sogni, al punto da non poter più riconoscere la differenza... E dunque tutto è possibile."
Il conte Narciso Molfetta

Per una volta, mettendo momentaneamente da parte la trama dell'albo e le caratteristiche dei testi di Manfredi - su cui ci soffermeremo a seguire - mi preme partire dalle tavole di Lucchi. Chiunque, leggendo quest'albo, può agilmente dedurre che parte del suo talento era rimasto inespresso nella prova precedente su Adam Wild (La terza luna, #5), mentre in quest'albo ha la possibilità di esplodere in tutta la sua straordinaria bellezza. Grazie alla sceneggiatura piena di passaggi onirici e di tavole mute, il disegnatore di Sassari ha infatti la possibilità di variare molto l'impostazione e la struttura delle tavole in funzione delle scene da rappresentare. Alcuni passaggi sono davvero magistrali: la discesa di Adam nel pozzo è resa con quattro tavole mute, piene di ampi scenari, resi minuziosamente, e di opportuni e arditi cambi di prospettiva.


Ancor più sperimentali sono le dieci pagine centrali con le visioni del conte Narciso e di Amina: sono tavole con vignette che debordano, con contorni poco marcati e ampie porzioni di colore nero. In tal modo Lucchi riesce a sottolineare gli apici emotivi della vicenda e la sensazione di spaesamento e paura dei protagonisti. Insomma, un lavoro meticoloso: la tecnica digitale utilizzata dall'autore sardo non solo non rende "fredde" le sue tavole ma gli permette di ampliarne le potenzialità, di uscire letteralmente fuori dai confini delle vignette.
Come già anticipato, non da meno sono i testi di Gianfranco Manfredi. Il fascino dell'esplorazione, la ricerca dell'ignoto e la voglia d'avventura sono gli ingredienti che sin dall'inizio hanno caratterizzato il suo Adam Wild. Ne La medusa immortale vi si aggiungono connotati fantasiosi e onirici. Adam, Amina e i loro amici sono giunti nei pressi dell'insediamento semi-leggendario di Odwina. Amina era già stata nella Città Perduta in passato e aveva messo in guardia il buon Adam circa la pericolosità del luogo. Noncurante di ciò, Adam, come è suo costume, vi si getta letteralmente a capofitto, facendo la conoscenza della Turritopsis dohrnii, la medusa immortale del titolo, e affrontando visioni di un futuro di guerra. Vedere i personaggi agire in un contesto per loro inusuale (la guerra per Adam e i tenebrosi scenari per il Conte e Amina) è senz'altro uno degli aspetti più intriganti della vicenda.




L'elemento fantasioso e quasi mistico riconduce inoltre ad altre opere dello stesso Manfredi, a partire dall'elaborata sottotrama dei Grandi Antichi presente in Magico Vento (basterebbe il finale dell'episodio che - senza spoilerare troppo - sembra proiettarci verso un'altra dimensione).
Se volessimo trovare un difetto nella storia, forse andrebbe ricercato nel modo di portare avanti e concludere le trame legate ai personaggi di contorno. Il professor Webster e Ambrose Manning, evasi dal carcere dopo gli omicidi narrati in Adam Wild #13 e 14, sono sulle tracce di Adam e soci e della Città Perduta. Ma c'è anche un altro gruppo a inseguire questi ultimi: i figli di Manning, insieme ai figli del capo della tribù degli Sciacalli, sono sulle loro tracce. Questi avvenimenti, più centrali nel numero precedente e un po' defilati in questo episodio, hanno minor mordente e la loro risoluzione pare quasi sbrigativa, probabilmente resa in tal modo per non intaccare l'importanza e la bellezza delle suggestive visioni che predominano sul resto.




Detto ciò, tocca esprimere un pensiero conclusivo di rammarico per i soli cinque ulteriori numeri che, a quanto pare, ci separano dalla fine di una saga che è riuscita a proporci storie come questa, così visionaria e resa graficamente in maniera esemplare.

Giuseppe Lamola



ADAM WILD: “La medusa immortale” 
NUMERO: 21
DATA: giugno 2016
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Gianfranco Manfredi
DISEGNI E CHINE: Antonio Lucchi
COPERTINA: Darko Perovic

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