giovedì 23 luglio 2015

Dylan Dog e i colori della paura

L'alba del caro vecchio nuovo Dylan


Roberto Recchioni ne ha messa a segno un’altra delle sue. Come? Non ci è dato sapere. Quando? Considerando quanto scrive è assai probabile che abbia assunto una squadra di scimmiette che resta sveglia a scrivere per lui giorno e notte, fumando e bevendo mescalina. Dal canto loro, Emiliano Mammucari e la sua matita, coadiuvati dai colori di Annalisa Leoni, sono riusciti a dar corpo alla sua riscrittura particolarmente riuscita dell’immortale esordio di Dylan DogL’alba dei morti viventi. Questa La nuova alba dei morti viventi è il primo numero di una nuova collana varata dalla SBE in collaborazione con La Gazzetta dello Sport: il progetto è riportare in edicola a un prezzo contenuto le storie a colori edite a loro tempo sul Dylan Dog Color Fest, iniziando appunto con un succulento "remake".
 


Chiaramente, rapportarsi a Tiziano Sclavi e Angelo Stano è praticamente impossibile, non ce ne vogliano gli autori che hanno realizzato questo nuovo episodio della vita dell’Indagatore dell’Incubo. Il confronto non solo non regge, ma non è neanche probonibile. Certo Recchioni e Mammucari sono, ormai, istituzioni del fumetto: sono universalmente riconosciuti come autori da antologia in una ipotetica Storia del Fumetto Italiano che speriamo prima o poi gli Audaci si decidano a scrivere. Questa riflessione non deve sembrare fuori luogo. Quando Sclavi e Stano hanno realizzato la primissima storia dell’inquilino di Craven Road 7 non erano certo pezzi da museo: d’accordo, non erano neanche degli sprovveduti esordienti o degli entusiasti novellini, ma non godevano dello status di cui godono i due nuovi autori. Quindi concepire e realizzare ex novo qualcosa di quasi perfetto e miracolosamente bilanciato come L’alba dei morti viventi è stato, è e rimarrà un unicum nella storia del fumetto, anche per il carattere innovativo che la contraddistingueva. Ovviamente questa non è una critica negativa al duo che si è cimentato per l’occasione in questa impresa, anzi: il nostro è un tributo, un plauso a chi ha saputo aggiungere a qualcosa a un’opera che di per sé non ha bisogno di aggiunte o modifiche. È semplicemente una riscrittura, una rilettura: un riuscitissimo gioco postmoderno. Molto bella la trovata di variare il punto di vista, utilizzando come voce narrante la custodia del clarinetto, con tutto quello che ne viene e con tutto quello che implica (vedi il flashback finale, su cui non diciamo altro per chi non ha letto l'albo...).



Sul fronte grafico, ancora una volta ci troviamo ad ammirare tavole splendidamente realizzate da Mammucari (anche se alcune spigolosità del suo tratto non sempre rendono alla perfezione qualche volto, quello Xabaras di pagina 14 per esempio) e colorate in modo divino dalla sempre più brava Annalisa Leoni (che abbiamo imparato ad apprezzare proprio sulla serie ideata dal duo Recchioni – Mammucari). Piacevolissima la cover inedita del sempre impeccabile e audace Carmine Di Giandomenico, altro vero mostro sacro del fumetto mondiale, che continua a non smentirsi per freschezza e inventiva. I colori della cover sono invece opera di Luca Bertelè (spesso al lavoro sui Dylan Dog Color Fest, ad esempio sull'ultimo, oltre ad esser stato recentemente protagonista del crowdfunding per O' Malamente di cui abbiamo parlato ampiamente sul nostro blog).
Certi che bastino soltanto il binomio con il popolare quotidiano sportivo unito alla bontà dei nomi coinvolti in questo primo numero per farlo andare a ruba e diventare un cult, ci congediamo dal pubblico più audace che ci sia ringraziando ancora una volta chi si impegna per far sì che Dylan continui a rinascere ogni volta diverso, ogni volta se stesso.

RolandoVeloci
 

“La nuova alba dei morti viventi” 
SERIE: DYLAN DOG  - I COLORI DELLA PAURA
NUMERO: 1
DATA: 22/07/2015 
SERGIO BONELLI EDITORE in collaborazione con LA GAZZETTA DELLO SPORT/RCS


 
SOGGETTO, SCENEGGIATURA: Roberto Recchioni
DISEGNI E CHINE: Emiliano Mammucari
COLORI: Annalisa Leoni
COPERTINA: Carmine Di Giandomenico 
COLORI COPERTINA: Luca Bertelè









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