martedì 12 maggio 2015

Battaglia: il vampiro che divora la Storia





È tutto vero dunque: Battaglia è tornato. È tornato il vampiro siciliano che qualche anno fa aveva fatto la sua bestiale comparsa nel mondo politically correct del fumetto italiano. Chissà se riuscirà a soddisfare le aspettative dei suoi (inevitabilmente esigenti) lettori. Già, perché se l’asticella è alta, la colpa non è certo dei lettori, ma del fumetto, capace com’è di prendersi dei rischi, combinando tra loro elementi estremi, e di trovare per questa via il suo originale equilibrio. Ma chi è Battaglia? Che cosa ci conquista di lui? Che cosa cerchiamo nelle pagine di questi nuovi albi, sperando di ritrovarlo sempre così, o anche un po’ diverso da così, purché abbia un buon motivo per esserlo? Proviamo a riassumerlo.


Pietro Battaglia è un cattivo senza sfumature. L’evoluzione del personaggio si è fermata nell’istante in cui è morto l’uomo ed ha preso vita (se così si può dire) il vampiro. Da quel momento Battaglia è diventato qualcosa di simile a una funzione matematica: fisso, freddo, implacabile nelle sue traiettorie, con un modus operandi replicabile all’infinito. Chi lo ha amato non può fare a meno di chiedersi come faccia un tipo del genere a non risultare infine prevedibile o, peggio, noioso. È proprio a questo punto che il lavoro degli autori si fa difficile. Una narrazione statica quanto il suo protagonista sarebbe votata inesorabilmente al fallimento. Da qui l’idea. Se non si può avere il movimento del personaggio, così precocemente cristallizzato, allora occorre cercare altrove quel dinamismo di cui non possiamo fare a meno. Qualcosa di incalzante deve prendere vita e uscire fuori dalla liscia pagina dell’albo. In Battaglia questa materia brulicante è la Storia, o meglio la Storia (recente) d’Italia. Storia incompiuta per eccellenza, Storia che non passa. Ma per rendere definitivamente efficace il fumetto ci vuole l’interazione distruttiva tra i due elementi: da una parte la storia impazzita di un paese che sembra condannato a rivivere le proprie contraddizioni, dall’altra la “funzione” Battaglia. Che appunto - da brava funzione - rispetto alla materia alla quale si applica agisce sempre allo stesso modo, ossia aggredendola, dilaniandola. È vorace, il vampiro Battaglia, lo è sin dai tratti fisici, da quella mascella abnorme con cui riesce a divorare tutto. Amici e nemici, vecchi compagni e antagonisti, vittime e carnefici, piccoli e grandi della Storia, tutti indifferentemente fagocitati da questo insaziabile predatore. Chi ha creato Battaglia ha deciso di trattare la nostra storia nell’unico modo in cui può essere accettata: facendola a pezzi, senza pietà.




Ecco, è questa assenza di scrupoli nell’accanirsi sui fili del passato che ci ha conquistati, questo è il fascino che speriamo di ritrovare, mutatis mutandis, nella nuova avventura editoriale del nostro vampiro.

Valeria Simmini


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