mercoledì 18 marzo 2015

Maxi Dylan Dog #23 - Recensione

Perché il "classico" Old Boy ha ancora cose da dire!



Non sempre un audace si avvicina a un fumetto per motivi aulici o per sofisticate considerazioni da esperto blogger fumettistico. A volte, semplicemente, si può essere attratti da una splendida copertina (Gigi Cavenago rules!). Oppure dare un'occhiata all'aspetto puramente economico (su tre storie inedite, una praticamente regalata: mica male!). O, magari, si può confidare nella qualità degli autori: tre sceneggiatori che negli ultimi anni hanno contribuito a portare avanti la serie regolare di Dylan Dog, insieme a tre validissimi disegnatori.
Se a tutte queste motivazioni si aggiunge la qualità delle storie, un Audace non può davvero più sottrarsi. E qui, si tratta di tre ottime storie dell'Old Boy, come non se ne vedevano da tempo (insomma, mica male per un acquisto fortuito!)...


Chiuso nell’incubo

La storia d'apertura è una perla. Lo scrittore Giovanni Di Gregorio e il disegnatore Maurizio Di Vincenzo portano il buon vecchio Indagatore dell'incubo faccia a faccia con i propri rimorsi e la coscienza oscura. Sia Groucho che Bloch sono vittime di eventi di cui il nostro Dylan si sente colpevole: sia per non aver fermato il demone che ha ridotto Groucho in fin di vita, sia perché l'(ancora) Ispettore Bloch sta passando i guai per aver passato dei documenti riservati all'Old Boy. Ecco quindi comparire un inquietante alter ego di Dylan (elemento sicuramente non nuovo né per lui né per i lettori), intento a mostrargli le sue contraddizioni e evidenziarne i sensi di colpaCome sottolinea il curatore Roberto Recchioni nell'introduzione all'albo, questa storia gioca un po' di riflessi con Il cuore degli uominiDylan Dog #342 (attualmente in edicola), altro episodio in cui un alter ego tira brutti scherzi durante percorsi onirici. Lo spunto insomma appare simile, seppur sviluppato in maniera del tutto differente. Si potrebbero qui aprire dibattiti riguardo il Dylan "classico" e il Dylan "rinnovato", ma a parere del sottoscritto entrambe le storie fanno emergere soprattutto un concetto: la cosa che importa è scrivere (e, per noi, leggere) belle storie.


Illustrazione di Maurizio Di Vincenzo

Per quanto la trama, fin qui raccontata a sommi capi, possa sembrare persino troppo lineare (e al limite con la banalità), gli autori declinano il tema con parecchio stile. Dylan viene smontato pezzo per pezzo. Giunge stremato agli eventi (apparentemente) irreversibili di metà albo, e continua a scendere sempre di più nell'abisso. Alla fine, il destino sembra persino riservargli una vita "normale" ma rigida, ingabbiata, alla Truman Show. Dovrà quindi capire se accettare di assecondare la voglia di normalità insita in ognuno di noi, o cercare in tutti i modi di scappare (qui finalmente capiamo come mai la "coscienza oscura" di Dylan indossi una camicia a righe).
Ai disegni, Di Vincenzo realizza una delle sue prove migliori di sempre. Senza strafare, senza eccessi, senza sbavature, delinea le emozioni del protagonista con grande precisione.
Insomma, anche senza tirare in ballo tutte le scene oniriche (tra cui quella alla Don Chisciotte), possiamo senz'altro affermare che si tratta di uno degli episodi più belli pubblicati su un Maxi da parecchi anni a questa parte!


A volte non ritornano

A seguire, la storia forse lievemente meno efficace delle tre, che comunque ci presenta il miglior comprimario: Gregory Talbot. Talbot è un “risvegliante” di morti, che lavora permettendo ai familiari di dare un veloce ultimo saluto a un loro congiunto deceduto. Egli si rivolge all'Indagatore dell'incubo perché negli ultimi tempi il modo in cui risveglia i morti sta "mutando": non riesce più ad avere il pieno controllo della situazione e il suo ruolo sembra favorire pericolosamente un'invasione di zombie!
Giancarlo Marzano fa un lavoro piacevole e molto leggibile alla sceneggiatura. Lo accompagna Giorgio Pontrelli che, con il suo stile sintetico, realizza tavole davvero interessanti, soprattutto per la prima parte dell'albo. Proseguendo nella lettura, un po' del suo tocco si perde per strada, comunque raggiungendo sempre risultati piacevoli.
Non è una storia che rimarrà negli annali, ma davvero leggibile e fluida.
Frase da citare (di Gregory Talbot): "Io, invece... L'incubo lo sto vivendo!"


Illustrazione di Giorgio Pontrelli

Sciopero generale

La trama riportata sul sito ufficiale della Bonelli enuncia: 
"All’improvviso, la realtà stessa sembra collassare e Dylan Dog si ritrova alle prese con un mondo divenuto preda di oscuri incubi, tanto incongrui quanto letali, di folli visioni catastrofiche, di un’incredibile ridda di forme impazzite che semina la morte."
In effetti, in questa storia ne succedono di tutti i colori. Londra è in sciopero (Groucho compreso), ma lo sciopero vero sembra quello della comprensione: al lettore viene chiesta un certo grado di sospensione dell'incredulità, recuperando quel non-sense che aveva fatto la fortuna del Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Come spesso accade nelle storie sceneggiate da Giovanni Gualdoni, vengono infatti citate esplicitamente le storie dei primi anni di Dylan Dog: lo stesso Indagatore dell'Incubo ha dei déjà vu di eventi avvenuti durante L'ultimo uomo sulla Terra, Dyd #77 (a pag. 217) e Accadde domani, Dyd #40 (a pag. 218). Questo espediente si accompagna ad alte dosi di metafumetto e alla ripresa esplicita di stilemi narrativi tanto cari allo stesso Sclavi e a tanta parte dei lettori dylaniati, rendendo la storia di fatto un omaggio alla storia del personaggio.
E, almeno per metà episodio, le assurdità narrate sono perfette: dall'uomo che vede il mondo al contrario (e cammina quindi sul soffitto), ai poliziotti dal grilletto facile (rappresentati come dei mostri dall'orribile aspetto), al fumo che uccide una donna nel senso letterale del termine. Poi, certo, alcune scelte come quella di mostrare un disegnatore di fumetti privo di idee su come continuare la storia e con parecchia autoironia metafumettistica ("Peccato che lo sceneggiatore stia scioperando insieme al resto del mondo") sembra far virare la storia verso ulteriori scenari parzialmente già noti (senza contare l'inserimento dell'Inferno e le spiegazioni finali non eccelse).

Illustrazione di Alessandro Baggi

Eppure la storia ha un che di brillante, di non banale, probabilmente anche grazie all'apporto grafico del magnifico Alessandro Baggi. Baggi, maestro del pennello e del tratteggio, capace sempre di tenere cara la lezione di capisaldi come Jack Kirby, a ogni sua tavola ci fa gridare di gioia fumettistica. Personalmente, l'unica cosa che non amo particolarmente sono alcuni tratteggi dei volti, spesso poco morbidi e con dettagli lievemente asimmetrici (es. gli occhi). Eppure, si tratta di un autore dal tratto molto personale, da tenere sempre d'occhio!


Riassumendo: una storia di destrutturazione del personaggio, la ripresa di un classico leitmotiv dell'horror e un'improvvisazione quasi jazzistica alla maniera dell'irraggiungibile Sclavi. 
Quando esce il prossimo Maxi?



Il Sommo Audace



Maxi Dylan Dog #23
 
• Data di pubblicazione: Marzo 2015
• Editore: Sergio Bonelli Editore
• Copertina: Gigi Cavenago

CREDITS


"Chiuso nell’incubo"
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Maurizio Di Vincenzo

"A volte non ritornano"
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Giorgio Pontrelli

"Sciopero generale"
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Alessandro Baggi



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