martedì 19 marzo 2013

Il finale di SHANGHAI DEVIL.

Quattro chiacchiere con Gianfranco Manfredi



A volte la definizione di “sceneggiatore” sta un po’ stretta. Per Gianfranco Manfredi, ad esempio, è così. Cantautore, romanziere e tanto altro, Manfredi approda al fumetto poco più di vent’anni fa. Con il suo “Magico Vento” (1997) è riuscito ad appassionare uno zoccolo duro di fan per quattordici lunghi anni, inserendo nel genere western varie contaminazioni e riuscendo a dare spazio a vari personaggi storici ma anche ampio risalto alla cultura indiana (la serie proprio questo mese sarà oggetto di una ristampa cronologica a colori da parte della Panini, oltre ad approdare negli States con il nome “Magic Wind”, sempre nel 2013).


Nel 2011 esordisce “Volto Nascosto”, apprezzata miniserie Bonelli in 14 episodi ambientata nell’Italia coloniale di fine Ottocento. 
Ugo Pastore, personaggio cardine di “Volto Nascosto”, è poi protagonista di “Shanghai Devil”, nuova miniserie ambientata però in Cina durante la rivolta dei Boxer.
Abbiamo raggiunto Manfredi per commentare con lui la conclusione di “Shanghai Devil” con il diciottesimo episodio.
[Ovviamente consigliamo a coloro che devono ancora leggere SD n.18 di proseguire la lettura solo dopo averlo fatto!]

Gianfranco Manfredi

• Volto Nascosto e Shanghai Devil sono due serie sorelle, possiamo dire. Quanto si somigliano tra loro? In cosa si differenziano? Quanto c'è dell'esperienza del loro "padre" in esse?

La struttura delle due serie è molto diversa. La prima era una serie con quattro personaggi principali che si alternavano. Si alternavano anche gli scenari africani con quelli della Roma Umbertina. Nella seconda Ugo è protagonista assoluto, con molti personaggi che gravitano attorno a lui. L'intera serie è ambientata in Cina e delle Cina si mostrano città diverse e anche scenari diversi (dalla campagna alla montagna, dai grandi fiumi, alle zone desertiche). Io cerco di non replicare mai le stesse strutture narrative perché ritengo che ogni serie debba trovare quelle più giuste al suo tipo di racconto.


• Il finale di Shanghai Devil è davvero onirico, al limite di ogni comprensione... Ugo è morto? È “morto senza morire” (che bella definizione)?

Il senso (uno dei possibili sensi di lettura) è che Ugo dopo tanto viaggiare ha raggiunto il cuore della Cina, o meglio l'anima, cioè il Tao... l'energia vitale e insieme l'armonia. 
Era difficile da spiegare. Mi piace che il finale lasci spazio alla sensibilità individuale, di ciascun lettore, perché ciascuno possa leggerlo nel modo che più gli corrisponde.

• Shanghai Devil si è rivelata una serie "spirituale" più che d'azione e intrattenimento (che comunque non sono mancati!). Perché questa scelta?

In SD c'è un elemento psicologico (e onirico) molto forte, fin dall'inizio. 
Il finale "mistico" consente, se uno si rilegge la serie dal principio, di capire che questi elementi erano SEMPRE presenti, anche se si raccontava una storia epica e bellica. La serie voleva anche essere un tentativo di approccio alla cultura cinese, che per noi è molto difficile da capire, perché non ne sappiamo quasi niente. Infatti i lettori che ne sapevano un po' di più, questi richiami li hanno colti (ad esempio la maschera di Tai-Mien viene dal teatro classico cinese), ma non potevo certo pretendere che risultassero evidenti. 
La serie resta una serie epica, ma ai riferimenti culturali e "spirituali" ci tengo. So che potrebbero risultare estranei ai lettori, ma se ci pensiamo bene, anche l'Iliade e l'Odissea abbondano di riferimenti mitologici e senza questi, gli scontri, i duelli, le vicissitudini dei personaggi non avrebbero senso.


• SD ha ospitato un parco disegnatori inusuale. Mastantuono e Rotundo a parte, nessuno ha trainato la serie dal punto di vista delle illustrazioni. Una scelta mirata a coinvolgere nuove leve? Una scelta dettata dalla linea stilistica che si voleva dare alla serie?

Non è stata una scelta, è stato un dato di fatto, ma questo mi ha fatto molto pensare, e in positivo. Nella mia prossima serie, Adam Wild, questo indirizzo sarà ancor più radicale: nel primo anno, soltanto un disegnatore farà due numeri di seguito, per il resto, ogni mese ci sarà un disegnatore diverso e saranno anche quasi tutti nuovi e mai visti prima per i lettori bonelliani. Questo consentirà ai disegni e ai diversi stili di emergere di più. Una serie (specie se è lunga) più é varia e vivace sotto il profilo del disegno, più è interessante. Questo penso io, anche se in passato ci siamo abituati a serie costruite intorno a pochi disegnatori "dominanti" oppure a serie dove i diversi disegnatori ripetono lo stesso segno (vedi Diabolik, per dire) cercando di non offrire troppe varianti. Credo sia arrivato il momento di cambiare. Magari ci sarà qualche numero che piacerà di meno e qualche altro che piacerà di più, ma almeno chi si va a comprare il fumetto in edicola, non potrà assolutamente dire che i numeri gli sembrano tutti uguali. Del resto, anche in Magico Vento si sono alternati disegnatori diversissimi tra loro e questa è stata la forza di MV, non certo una debolezza.

Tai-Mien e Shanghai Devil di Massimo Rotundo

• Progetti futuri? Dobbiamo aspettarci nuove imprese e nuovi eroi con la maschera d'argento?

Le maschere riposeranno per un po'... anche perché non volevo diventare un autore di personaggi mascherati... però una maschera riapparirà nel graphic novel "Coney Island" che ho scritto l'anno scorso e che stanno disegnando Barbati e Ramella. Sono quasi a metà del lavoro, non so quando il fumetto sarà pronto, ma vi appare anche un "mascherato" e anche stavolta la "maschera" avrà un'interpretazione diversa da quella che gli ho dato in VN e in SD. Resta insomma un tema che mi affascina.

Ringraziamo Manfredi per la gentilezza e auguriamo a lui e a tutti noi tante di queste storie!
Giuppo/Fosco

Shanghai Devil, di Massimo Rotundo

i Mascherati, di Massimo Rotundo

Massimo Rotundo

Il diavolo di Nespolino 


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