L'orrore arriva a mezzanotte - I primi tre titoli della linea Midnight
Non capita tutti i giorni che Marvel Comics lanci una nuova linea editoriale. Con l'esordio delle prime tre serie Midnight, dedicate agli X-Men, ai Fantastici Quattro e a Spider-Man, la Casa delle Idee promette di regalarci un intero nuovo universo alternativo a tema horror che vada oltre dei semplici What If...? autoconclusivi, ma solo il tempo ci saprà dire quanto questa idea possa rivelarsi riuscita e vincente a livello narrativo, qualitativo e commerciale. E se è ancora assolutamente presto per stabilire quanto il Midnight Universe sia destinato a durare e a lasciare il segno, è già il momento di analizzare le prime tre uscite grazie alle recensioni firmate da tre tra i nostri esperti del mercato USA.
Midnight X-Men 1
Potremmo dire che è ormai da quasi 40 anni consolidati che le
grandi case editrici ogni tanto si svegliano, e dicono: ma sai che forse
potremmo prendere i nostri personaggi famosi e rideclinarli sotto una lente
nuova? Critici più affamati di SEO potrebbero dire che il progetto Midnight della Marvel è una risposta al blasonato universo Absolute della DC, ma i
veri ganzi sanno che alla fine questo Midnight è solo un 2099 che prova a
prendere forma.
Midnight X-Men di Jonathan Hickman, Matteo Della Fonte, Arthur Hesli e Cory Petit è un remix di concetti
fondativi di varie decadi di avventure mutanti, e di puro fanservice da vecchi
forum polverosi. Sta a voi capire se la miscela funzioni o meno.
In un mondo dove la mutazione non è solo quella che dona poteri, ma anche una
forza esterna che rende mostri, la grande lotta fra natura e cultura mette in
crisi volti noti del mondo degli X-Men, ma forse fa ancora peggio al sistema che ruota attorno a loro. Il tutto, condito da una serie di scelte prevedibili e noiose, e alcune prevedibili ma interessanti.
Midnight X-Men è un titolo che colpisce, ma forse non per i motivi per i quali vorrebbe farlo: l'idea alla
base non è particolarmente stimolante, ma il potenziale per lasciarsi alle
spalle la banalità dell'orrore sovrannaturale e giocare invece sui giochi di palazzo, magari prendendosi qualche rischio narrativo in più, c'è.
Lato grafico, lo stile di Della Fonte non mi convince particolarmente, il fotorealismo sfumato dell'autore ha dei bei momenti, ma anche una staticità che mal si sposa con la sceneggiatura, ma c'è sicuramente tempo per trovare una quadra.
Potrà sembrare che questo titolo non mi abbia convinto, e così in effetti è. Ma è comunque riuscito nel suo intento di volermi far approcciare al secondo numero, anche solo per vedere un qualcosa che ci era stato promesso fin da
Uncanny X-Men 159.
Giovanni Campodonico
Midnight Fantastic Four 1
Fin dalla loro prima apparizione, i Fantastici Quattro hanno portato in sé un seme di elementi horror: il primo sentimento dopo la loro trasformazione è quello del terrore, della sensazione di essere diventati più o meno mostruosi. Un seme mai del tutto coltivato ed esplorato (la dice lunga il fatto che le tinte più orrorifiche siano l’interessante base dell’altrimenti disastroso Fantastic 4 di Josh Trank).
Tutto questo potenziale esplode in Midnight Fantastic Four: Benjamin Percy prende alcuni elementi chiave del quartetto (l’esplorazione scientifica), ne accantona altri (il senso di famiglia) e rimescola tutto con atmosfere di strisciante orrore, visioni aliene e momenti splatter. L’intuizione di unire i concetti di Zona Negativa, Galactus e gli orrori di Cthulhu con le ossessioni scientifiche di Reed Richards (ma in questo caso anche di Sue Storm) danno origine a una storia al tempo stesso semplice ma affascinante, che fa crescere pian piano un senso di disagio e di malessere.
Kev Walker dimostra come sempre la sua duttilità e la sua inclinazione per l’horror non solo per il tratto corposo ma ruvido e l’uso di ombreggiature, ma anche per scelte registiche che tagliano la tavola con prospettive che aumentano la tensione della storia.
Midnight Fantastic Four, nella sua semplicità, è la lettura più d’impatto e più sorprendente di questa operazione indecifrabile di casa Marvel.
Emilio Cirri
Midnight Spider-Man 1
Tra tutti i supereroi Marvel, Spider-Man è sempre stato tra i più lontani dal genere horror, nonostante qualche sua incursione, soprattutto del body horror, nelle storie ragnesche. Il compito di crearne una versione Midnight non era quindi banale e infatti la prima cosa che si nota in questo esordio è l’equilibrio tra una storia di origini dell’Uomo Ragno molto classica nella struttura e dei flash di terrore ben dosati e di grande impatto.
Phillip Kennedy Johnson miscela al meglio il ragazzino solitario, appassionato di scienza e arrabbiato con il mondo di Steve Ditko, con elementi più contemporanei come l’essere uno streamer o l’ubiquità e il controllo che le multinazionali, la Oscorp in questo caso, esercitano sulla società.
La sorpresa migliore è però l’esordio sul mercato americano di ScieTronc, artista francese capace di sintetizzare nelle sue pagine diverse influenze, come i corpi, volti compresi, e l’espressività tipici del manga o la composizione della tavola e le linee sottili più francesi appunto. L’apice viene raggiunto proprio nei momenti horror con corpi deformi, cadaveri e ovviamente ragni, in un giusto mix tra realismo e cartooning, aiutato anche dall’uso dei rossi e dei toni di grigio di Neeraj Menon.
L’esperimento di genere parte quindi col piglio giusto: Midnight Spider-Man ha tutti gli elementi per spaventare ma parlare anche del nostro mondo e di Peter Parker. Vedremo però se riuscirà a consolidare Midnight come nuova linea di riferimento Marvel come fu per Ultimate a suo tempo.









