Sul filo dei ricordi - Il mio primo Dylan Dog

Per festeggiare i quarant'anni di Dylan Dog, la redazione Audace racconta il primo albo dell'Indagatore dell'incubo mai letto


La mente umana è qualcosa di straordinario, se ci pensate.
È capace di dimenticarsi il viso del nostro vicino di casa, così che ogni volta che lo incontriamo sia per noi la prima volta. Ma è anche capace di immagazzinare ricordi di decenni fa e di imprimerli dentro di noi con una chiarezza tale che è come se fosse successo da poco: dove abbiamo ascoltato per la prima volta una canzone, il sapore di un cibo che mangiavamo da bambini o quando abbiamo letto un fumetto.
Così, per festeggiare i quarant'anni di Dylan Dog, abbiamo chiesto alla redazione Audace quale fosse stato il primo albo dell'Indagatore dell'incubo che avessero mai letto; questo è ciò che n'è scaturito.


SIMON SAVELLI
Dylan Dog #24 - I conigli rosa uccidono di Luigi Mignacco, Luigi Picatto & Cesare Valeri


Ho scoperto Dylan Dog all’età di nove anni, grazie ad alcuni albi dimenticati in casa da qualche amico delle mie sorelle maggiori. 
Il primo in assoluto che scelsi, complice una copertina di Claudio Villa che mi stregò subito e che ancora oggi reputo tra le migliori in assoluto, fu l’albo numero 24: I Conigli Rosa Uccidono, con sceneggiatura di Luigi Mignacco e disegni di Luigi Piccatto e Cesare Valeri.
Il me bambino restò rapito (e terrorizzato) da quella storia che mescolava la leggerezza dei cartoni animati con gli omicidi più sanguinosi, e da allora qualcosa in me cambiò a livello cellulare.
Ricordo che rilessi il volume in continuazione in quei primi giorni di scoperta, affamato e mai sazio di quelle tavole così inquietanti e di quella storia così surreale. Non ne avevo mai abbastanza di Pink Rabbit e del suo ghigno spaventoso.
Nel tempo ho continuato a leggere con entusiasmo le storie dell’Indagatore dell’Incubo, ma l’albo numero 24 sarà sempre uno dei miei preferiti.


LUCA FRIGERIO
Dylan Dog #25 - Morgana di Tiziano Sclavi & Angelo Stano


Io soffro di un leggero senso di claustrofobia. Quindi leggere le prime pagine del venticinquesimo numero di Dylan Dog, Morgana, è stato leggermente complicato. (per chi non l'ha mai letto l'albo inizia con Morgana che viene seppellita. Solo che non è morta, sta dormendo e riflette). È un albo che chiude il primo ciclo dell'Indagatore dell'incubo, all'interno della storia ci sono tutti gli elementi che decreteranno il suo successo: una storia meravigliosa strutturata su più livelli, personaggi carismatici, l'amore disperato, tanto horror e dei disegni fantastici e eleganti. Non tutti i numeri saranno all'altezza di Morgana, alcuni saranno addirittura migliori, ma è stato uno splendido modo di iniziare un viaggio lungo 30 anni, era il 1988 per la cronaca.


CARLOTTA BERTOLA
Dylan Dog #33 - Jekyll! di Tiziano Sclavi & Corrado Roi


Il mio primo Dylan Dog è stato Jekyll!. Ero al primo anno delle superiori quando un mio compagno di classe mi prestò la ristampa per farmi conoscere l’Indagatore dell’Incubo. In casa mia non si leggevano molti fumetti e per me fu una rivelazione.
L’adolescenza può essere un’età tormentata, fatta di cambiamenti e delle classiche turbe di una persona che sta crescendo. Dylan mi insegnò che il “pazzo” e il “mostro” non erano esattamente ciò che potevano sembrare e che il confine tra loro e noi era molto meno netto di quanto pensassi. Eppure, in quello sguardo non c’era condanna, ma un’umanità e un’assenza di giudizio che, soprattutto a quell’età, bramavo e che avrei poi ritrovato in tutta la serie.
Da quella prima lettura, io e Dylan non ci siamo più lasciati.


PRISCILLA PILI
Dylan Dog #74 - Il lungo addio di Mauro Marcheselli, Tiziano Sclavi e Carlo Ambrosini


La prima volta che ho letto Dylan ho letto del suo primo amore. Non proprio l’horror e il mistero che mi aspettavo, ma forse proprio per questo ne ho apprezzato le vesti. 
Perché alla fine Il lungo addio è un po’ la storia di tutti: un amore adolescenziale, nato un’estate, finito bruscamente e a cui, proprio per questo, non puoi fare a meno di tornare con la mente ogni tanto, chiedendoti come sarebbe oggi la tua vita se le cose fossero andate diversamente. 
Quando, dopo vent’anni, Marina Kimball si presenta a Craven Road, l’incredulità di aver ritrovato una persona che Dylan credeva perduta si trasforma ben presto in speranza: i due hanno finalmente la possibilità di lasciarsi alle spalle nostalgia e rimpianti, per dare seguito ai sogni giovanili abbandonati.
L’ultimo desiderio di Marina è stato che Dylan la riaccompagnasse a Moonlight, la sua casa e il luogo del loro amore. La stessa richiesta che immagino facciano i lettori che, dopo quarant’anni, desiderano ancora trovare conforto, sogni e riparo tra queste pagine. 


GIUSEPPE LAMOLA
Dylan Dog #108 – Il guardiano della memoria di Carlo Ambrosini


Il merito della mia passione per Dylan Dog è di mio fratello. Era il 1995 e lui, come tanti altri suoi coetanei negli anni Novanta, leggeva avidamente ogni mese la serie regolare e recuperava anche gli arretrati con la prima e seconda ristampa. Io assorbivo tutto per osmosi, inizialmente leggiucchiavo senza continuità, finché non mi capitò per mano un albo che catturò la mia attenzione: Il guardiano della memoria, un intricato affresco di memorie perdute e funzionari infernali. Ermetico, onirico, surreale, da leggere e rileggere, da smontare e rimontare un cubo di Rubik, era un albo interamente realizzato da Carlo Ambrosini, lo stesso compianto e irraggiungibile autore che, un paio d’anni dopo, ci avrebbe deliziato con il suo Napoleone. Ho iniziato così con Dylan Dog e, nonostante tutto, non ho mai smesso.

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