Penguin Gohan – Il linguaggio anarchico dei pinguini

Un cult del fumetto underground tra nonsense, violenza e provocazioni

Nato negli anni ’70 sulle pagine di Garo (la leggendaria rivista di fumetti underground), Penguin Gohan, scritto da Shigesato Itoi e disegnato da Teruhiko Yumura (altrimenti conosciuto come King Terry), è considerato il capostipite del genere heta-umaHeta-uma significa qualcosa di brutto, ma bello. Si tratta di una corrente artistica underground caratterizzata da un tratto volutamente infantile e ridicolo, estremamente caricaturale, eppure ricercato e quasi surrealista.

Penguin Gohan (portato in Italia dalla casa editrice In Your Face Comix, per la sua collana Yami Collection), è il simbolo di un movimento di controcultura dal sapore punk che ha saputo affermarsi grazie alla sua estetica peculiare e alla natura volutamente provocatoria e ribelle. 

La predilezione dei due autori per quella poetica trash americana, di stampo pulp, tipica di certi fumetti dell’epoca, si ritrova nei modi di fare dei protagonisti e nell’aspetto di alcuni personaggi, e fa di questo titolo un manifesto di libertà espressiva e caustica irriverenza.

I pinguini protagonisti delle varie storie hanno caratteristiche umane; sono violenti, sboccati, dediti all’omicidio e a ogni forma di predazione sessuale. La loro comica fisicità si fonde con la violenza delle azioni e le assurdità dei dialoghi, creando una miscela unica e irresistibile.

Il ritmo è incalzante, le storie durano poche pagine e si sviluppano attorno a un concetto dell’assurdo centrale, che relega in un angolo ogni significato razionale di quello che viene rappresentato. Inutile cercare di dare un senso a quello che si legge: gli episodi contenuti in questa raccolta sono l’apoteosi del grottesco. I pinguini e gli esseri umani si alternano nelle vignette sostituendosi nei ruoli e generando un vortice di situazioni paradossali che alimenta la curiosità e spinge sempre più in alto l’aspettativa per la storia successiva.

Poche opere sanno essere dissacranti come Penguin Gohan e, al contempo, caratterizzarsi per un linguaggio così uniforme tra disegno, scrittura e tematiche. 

Nelle storie illustrate nel volume, tutto concorre nel trasmettere un senso di anarchia intellettuale che sceglie volutamente di non costruire niente, ma piuttosto distrugge. Non ci sono fini che giustifichino i mezzi o spiegazioni di qualunque tipo per le violenze perpetrate dai protagonisti. 

I personaggi stessi sembrano muoversi in continua improvvisazione e l’unica certezza che si fa strada proseguendo nella lettura è che sicuramente non finirà bene.

Il disegno è la prima cosa che salta all’occhio: l’immediatezza e la semplicità del tratto, nascondono lo studio di una regia che supera la sintesi per farsi essenziale. Tutto accade in poche vignette; ogni azione e battuta è centrale per la riuscita della breve storia che si svolge. Dunque se il disegno appare brutto, si percepisce ben presto che lo è per scelta degli autori e non per mancanza di abilità o pigrizia.

Penguin Gohan è un cult del fumetto underground universalmente riconosciuto, ma questo non significa che possa essere apprezzato da tutti. La sua natura anticonformista e la struttura episodica delle storie ne fanno un’opera adatta a chi cerca un tipo di intrattenimento veramente particolare.

Una raccolta che celebra la bruttezza come scelta estetica e che veicola un messaggio di ribellione tanto semplice quanto efficace: non servono disegni aggraziati o racconti capaci di smuovere le coscienze per creare qualcosa che ispiri le generazioni future. Talvolta è nel brutto che si può trovare l’eccellenza.

Simon Savelli


Penguin Gohan

Autori: Shigesato Itoi e Teruhiko Yumura
Casa editrice: In Your Face Comix
Collana: Yami Collection
Traduzione: Lorenzo Di Giuseppe
Grafica: Maurizio Ercole
Lettering: Massimiliano Viviani
Data di pubblicazione: dicembre 2025
Formato: 15 x 21
Rilegatura: brossura con alette
Prezzo: 19,00 €

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