domenica 21 maggio 2017

Mercurio Loi #1

Passeggiando su un palcoscenico di pazzi: la nuova serie di Alessandro Bilotta




«Qui si fa la storia! Una nuova serie di Bilotta!»
Sono state esattamente queste (e, per dirla con il nostro Mercurio, scripta manent) le parole usate dal mio collega Sommo Audace quando mi ha chiesto di scrivere la recensione in anteprima dell’attesissimo primo numero del fumetto che porta il nome dell’eccentrico professore di Storia Romana del secolo XIX nato dalla penna di Alessandro Bilotta. Chi segue gli Audaci lo sa: noi, per l’autore romano, abbiamo un debole, lo ammettiamo. Ma perché amiamo tanto le sue storie? È presto spiegato: perché è uno dei pochissimi che – a prescindere dalla serie sulla quale lavora – riesce a scrivere sempre una storia appassionante, che ha sempre qualcosa di nuovo e unico da dire ed è sempre in grado di farlo lasciando un po’ di sé nei suoi personaggi, tutti memorabili.


Stiamo parlando di un autore che sta vivendo il suo quarantesimo anno di vita ma che alle sue spalle ha già una bibliografia da veterano del fumetto, per qualità e quantità: Corsari di classe Y, Povero Pinocchio, Il dono nero, Romano, Le strabilianti vicende di Giulio Maraviglia – inventore, La dottrina, Valter Buio, Dylan Dog, Dampyr e Le Storie (una più bella dell’altra: Il lato oscuro della luna, Nobody, Friedrichstrasse, Ramsey & Ramsey, La terra dei vigliacchi e, appunto, Mercurio Loi).
Non senza arrossire – perché Chi si loda, s’imbroda, direbbe Mercurio! – vogliamo ricordare che quando uscì, era il gennaio 2015, il numero 28 de Le Storie, sul quale faceva il suo esordio il personaggio di Mercurio Loi, noi Audaci avevamo scritto che si poteva parlare di un «Personaggio (con la “P” maiuscola) perché il protagonista di questo albo è uno di quei personaggi destinati a restare nella memoria, tra quelli meritevoli di un seguito degno di questo folgorante esordio». E, ancora, avevamo sottolineato il talento di Bilotta nel «rendere il nuovo personaggio familiare al lettore nel giro di poche tavole e di poche battute».
Bene, dopo la lettura di questo Roma dei pazzi, possiamo confermare quanto scritto all’epoca.
L’esordio di due anni e mezzo fa, riedito, tra l’altro, per le librerie, in elegante edizione a colori, viene a collocarsi come prequel (o numero zero) ideale, utilissimo per avere uno spaccato ancora più completo dei rapporti tra i diversi personaggi e tra questi e la particolare congiuntura storica nella quale sono ambientate le vicende. Ma qualora non l’aveste letto non temete: riuscirete a seguire tutto e il perché lo trovate spiegato cinque righe  sopra.

L'illustrazione di Manuele Fior per il volume a colori che ristampa l'esordio di Mercurio Loi su Le Storie #28.
Il motore della vicenda è la contrapposizione tra Mercurio e Tarcisio Spada, il suo arcinemico. Proprio come nella storia d'esordio, la vicenda parte in medias res. Nel numero del Le Storie Mercurio era legato a una colonna: in questo lo troviamo direttamente a legato testa in giù, a metà tra San Pietro (crocifisso a testa in giù proprio in quel di Roma) e Corto Maltese (legato e lasciato alla deriva). Tutto questo a confermare quanto intuito nel precedente episodio: il nostro non è un supereroe, anzi è proprio il contrario, è semplicemente un uomo molto colto e intelligente che nasconde dietro un’apparente distacco atarassico una sensibilità da fanciullo. Infatti, proprio come i bambini, ancora riesce a meravigliarsi e a stupirsi per il nuovo e la ricerca della verità è, per lui, fonte di vita.
Oltre a Mercurio ritroviamo tanti personaggi: è proprio sulle loro interazioni che si gioca gran parte della vicenda, come già in altre storie sceneggiate da Bilotta che pongono i personaggi al centro del palcoscenico. Ercole, il fido maggiordomo, l’Alfred del nostro Batman, che attende sempre in ansia il ritorno a casa del suo signore e che ci introduce nelle prime pagine di questa nuova avventura; da un suo dialogo con Mercurio capiamo che il suo passato non gli ha risparmiato sofferenze. Ottone, studente universitario, di giorno allievo e di notte assistente di Mercurio (il Robin della situazione); nonostante la tenera età le sue mani sono già sporche di sangue ed è membro della Carboneria. Il Colonnello Belforte, che il genio di Bilotta ha reso muto, in seguito a un tragico evento, meno irruento e più riflessivo e curioso. Galatea, la bambina prodigio a capo di Sciarada, l’organizzazione della quale fa parte Mercurio e ai cui segreti il professore vuole introdurre Ottone. Il già citato Tarcisio, ex assistente di Mercurio, mente geniale votata al male e ossessionata dallo scontro intellettuale e fisico con Mercurio, in un'interazione che riporta alla mente quella tra Sherlock Holmes e Moriarty (seppur con le dovute differenze). Questi quelli già più o meno noti: mentre totalmente inedito è l’innesto di Adelchi, il barbiere psicologo, personaggio che promette di essere un punto di riferimento del nostro Loi, capace di donargli, tramite la catarsi della rasatura, le serenità e sicurezza necessarie per affrontare e superare le difficoltà che, albo dopo albo, dovrà affrontare. Citiamo poi un magistrato particolarmente colto, a cui Bilotta mette in bocca parole di Cicerone ("Quanto ancora abuserai della nostra pazienza, Tarcisio?" a p.41).



Ma riteniamo che al di là di Mercurio, Ottone e Tarcisio la vera protagonista sia lei… Roma! È la città eterna, con i suoi misteri, i suoi intrighi, il suo fascino, la sua storia, la vera star: è lei la musa di Bilotta ed è in lei che i personaggi della serie si muovono e operano a conferma del rapporto a doppio filo tra autore e città, come già notato nello steampunk de Le strabilianti avventure di Giulio Maraviglia – inventore, nell’horror de La papessa di Roma (l’unico Dampyr sceneggiato da Bilotta) e, soprattutto, in Valter Buio, straordinario capolavoro della storia del fumetto che, de profundis, invoca ancora giustizia per aver vissuto soltanto un’unica e brevissima, seppur indimenticabile, stagione letteraria lunga dodici capitoli (recentemente ristampati da Star Comics in eleganti volumi).
Ma oggi il futuro di Alessandro Bilotta si chiama Mercurio Loi che ci colpisce in positivo con una storia appassionante, profonda, decisamente promettente per i futuri sviluppi: non possiamo che augurare all’autore che la sua creatura resti in edicola e in libreria il più a lungo possibile.
Arriviamo, ora, al lavoro di Matteo Mosca. Il disegnatore, classe ’73, ha già avuto modo di lavorare con Bilotta. Vogliamo ricordare il drammatico capolavoro Il signor Buio (ottavo numero di Valter Buio), e tre delle Storie bilottiane, Il lato oscuro della luna, Friedrichstrasse e, ovviamente, Mercurio Loi. Il suo stile si è evoluto ancora: ora come espressività è paragonabile a un novello Giampiero Casertano, non a caso disegnatore scelto per il prossimo episodio in uscita a giugno. Il suo tratto si è fatto più maturo e sembra anche essersi alleggerito nell’inchiostrazione, cosa non scontata per un ideatore grafico di una serie, per far spazio al colore, importante novità, a cura di Francesca Piscitelli. Il lavoro della colorista – ormai il colore al femminile è una splendida costante in Bonelli – non risulta mai invadente ma, al contrario, è al servizio delle agili matite e delle leggere chine di Mosca e contribuisce a rendere al meglio la profondità degli ambienti (splendidi i salotti di casa Loi o gli scorci della città, sia di notte che di giorno) e l’espressività dei volti e delle pose dei personaggi (pensiamo ai lunghi e morbidi mantelli o al viso ora atteggiato a entusiasmo ora più riflessivo dell’imprevedibile Mercurio, a quello adorabilmente imbronciato di Ottone o a quello visibilmente disturbato di Tarcisio sul drammatico finale).  
La copertina realizzata da Manuele Fior, artista capace di un’eleganza sopraffina e con uno stile unico, è un vero evento: che piaccia o meno, va sottolineato il coinvolgimento, nel progetto Mercurio Loi (come già avvenuto nel progetto Orfani, se pensiamo alle cover realizzate da Gipi), di autori ritenuti “da graphic novel”, molto apprezzati in Italia ma anche all’estero. Come la cover di un numero uno che si rispetti, quella di Fior presenta i personaggi, il clima e l’ambientazione in modo chiaro, intelligente e potente: intriga il lettore e lo invoglia ad aprire l’albo. Anche il cast di disegnatori di Mercurio Loi annunciato finora si muove molto sullo scenario autoriale che in precedenza era stato di serie come Napoleone (pensiamo a Carlo Ambrosini e Paolo Bacilieri): in questa serie potremo apprezzare il lavoro di Onofrio Catacchio, Sergio Ponchione e Francesco Cattani, autori poco “bonelliani, senza dimenticare nomi più familiari come Giampiero Casertano, Andrea Borgioli, Sergio Gerasi e Massimiliano Bergamo.

Illustrazione realizzata da Sergio Ponchione per la rivista Fumo di China.

Insomma, i requisiti perché questo nuovo nato di via Buonarroti piaccia e crei interesse ci sono tutti: gli Audaci fanno il tifo per lui e per i suoi prodi autori!


RolandoVeloci
(con piccole incursioni da parte di Giuseppe Lamola)



 “Roma dei pazzi” 
SERIE: Mercurio Loi
NUMERO: 1
DATA: maggio 2017 
SERGIO BONELLI EDITORE 

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Alessandro Bilotta 
DISEGNI E CHINE: Matteo Mosca 

COLORI: Francesca Piscitelli
COPERTINA: Manuele Fior









Per le immagini: © 2017 Sergio Bonelli Editore.

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