La mia vita a 24 fotogrammi al secondo - La passione di un pioniere che attraversa un secolo
Il mondo dell’animazione raccontato da uno dei suoi artefici. La passione, le lotte, i dolori, il percorso di un uomo attraverso il Novecento
Ventiquattro rodovetri per almeno quattro strati sovrapposti. Un secondo di animazione fluida. Un sogno irraggiungibile per chiunque vivesse il Giappone del secondo dopoguerra. Quando l’animazione americana arriva nel Paese del Sol Levante l’impatto è talmente devastante da cambiare per sempre la cultura nipponica forgiandone l’identità per come, ancora oggi, la conosciamo.
I giapponesi interpretano l’animazione secondo i propri mezzi e il proprio mercato, inventando dei metodi di produzione ben più economici di quelli utilizzati da Walt Disney e soci dall’altra parte del Pacifico. A muoversi sono le facce, molto spesso vediamo immagini totalmente immobili mosse per intero che assumono dinamismo attraverso il tratto, il colore e il suono. Produrre tanto, in modo crudo e spartano, ma creando un'estetica e una filosofia artistica, con storie che nessuno ha mai raccontato prima.
La mia vita a 24 fotogrammi al secondo di Rintarō, edito da Bao Publishing nella linea di manga Aiken, è un documento autobiografico prezioso che ci permette di entrare nel dietro le quinte del mondo produttivo dell’animazione giapponese.
Aprire un fumetto e trovare l’introduzione di Katsuhiro Ōtomo (autore, fra gli altri, di Akira) non è cosa di tutti i giorni e poter esplorare un mondo creativo così chiuso dall'interno è veramente una gemma rara. Rintarō ci racconta la sua vita fin da bambino, il suo innamoramento per i fumetti e per l’animazione, il rapporto con il padre che lo incoraggia a inseguire il sogno dell’animazione e poi la difficoltà creativa.
Bisogna dire che tutta la narrazione è ammantata da quello che noi occidentali consideriamo un distacco freddo rispetto a determinati argomenti, ma che è più che normale per una cultura come quella giapponese, che ha uno strano modo di trattare l’ego.
L'autore ci fa conoscere il mondo degli studi televisivi, grandi e piccoli, attraverso il suo percorso di vita, dalla collaborazione giovanile con Osamu Tezuka fino ai lavori da regista. Tutto per poter raccontare una grande storia.
Rintarō stende un'autobiografia pulita e piacevole alla vista, basata su una stesura uniforme dei grigi e un tratto semplice, pulito e di facile lettura. Le vignette sono accompagnate da un diario di bordo, una voce fuori campo dell’autore che si racconta.
Da questa narrazione, che a tratti prende la forma di confessione artistica, scorgiamo un illimitato amore per il cinema, una passione per l’immagine e l’identità visiva dei prodotti, ma anche il fascino erotico che solo il cinema sa avere, il suo mistero e la sua magia, la cui peculiarità sta nel fatto che, una volta svelato il trucco tecnico, lo stupore non si arresta e non si disperde, anzi si trasforma e amplifica.
Sullo sfondo si staglia per tutto il secolo breve, il Giappone intero, la sua crescita, le sue difficoltà, la sofferenza di un popolo e il suo freddo pragmatismo che non si lascia fermare in alcun modo. L’ossessività che non è sola di chi comanda, ma di un'intera nazione che in determinati momenti sembra agire come una mente alveare.
È una strana forma di patriottismo artistico che è propria dei pionieri dell’animazione giapponese di quegli anni. Proprio di quella generazione che credeva che un domani avrebbe sfidato i giganti americani come Walt Disney. Sessant’anni dopo, mentre la casa del topo agonizza drammaticamente dal punto di vista artistico e gli anime dominano il mercato, ma soprattutto l’immaginario collettivo, possiamo dire con certezza che quella generazione ha avuto ragione della storia.
Alessio Fasano
Testi e disegni: Rintaro
Lettering: Sara Bottaini
Casa editrice: BAO Publishing
Data di pubblicazione: Marzo 2026
Formato: Cartonato, 22x29
Prezzo: 27,00 €










