L'importanza di chiamarsi Groucho: intervista a Loris Fabiani

Dalle pagine del fumetto al palco del teatro, Groucho è un personaggio che mantiene un’identità inconfondibile. Abbiamo chiesto al suo interprete teatrale cosa significhi vestire i panni di un personaggio così iconico


Loris Fabiani, meglio conosciuto col nome di Lunanzio (il personaggio con cui ha vinto la prima edizione di LOL Talent Show), è l'attore chiamato a interpretare Groucho nel Dylan Dog Horror Show, lo spettacolo teatrale pensato per festeggiare il quarantesimo anniversario di pubblicazione dell’Indagatore dell’incubo.
Attore teatrale formatosi presso l'Accademia Nazionale D’arte Drammatica “Silvio D'Amico” di Roma e divenuto poi comico, Loris Fabiani ha abbracciato il ruolo di Groucho facendo un attento studio della psicologia del personaggio e della sua peculiare presenza scenica.
Abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo a pochi giorni dall’inizio dello spettacolo, che andrà in scena al Teatro Eliseo di Roma dal 28 ottobre. Questo è quello che ci ha raccontato.


Quanto teatro c'è nei fumetti di Dylan Dog?
Nei fumetti di Dylan Dog c’è più cinema che teatro, si tratta di sceneggiature e di “inquadrature” (le vignette) dal sapore molto filmico. La cosa bella per me quindi è stato proprio tirare fuori la teatralità da questo mondo, scoprirla anche, perché ovviamente la teatralità si nasconde dietro a tutto, tutto, tutto!

Passare da un medium scritto come il fumetto a un altro parlato come il teatro cosa comporta? Cosa cambia?
Cambia che si aggiunge la voce viva dei personaggi che sei abituato a leggere da 40 anni. Bisogna regalare molta energia a queste figure iconiche.
E poi non si può saltare da un luogo all’altro in un attimo, ma ricreare tutto nello spazio del palcoscenico. Serve insomma una “macchina teatrale” complessa se si vuole mantenere il sapore fumettistico di questo evento.


Sei un lettore di fumetti? Se sì, quali sono i tuoi preferiti?
Ho letto fumetti dalla preadolescenza, il primo fu Nathan Never numero 25, poi ho avuto un intenso periodo “manga”, poi un intenso periodo “marvel”, e infine un decennio buono di Bonelli, di cui ho letto le miniserie UT, Orfani, Morgan Lost, Tex Willer (la nuova serie di Tex giovane) ovviamente accompagnati da Dylan Dog e il “succitato” Never.

Groucho sembra nato per il teatro. Per la sua parte ti sei preparato leggendo qualche numero in particolare?
Groucho è teatralissimo. L’immaginario da cui precipita appartiene a un’epoca in cui dal vivo o proiettati, i comici avevano sempre una fortissima esteriorità teatrale. Farlo apparire in un teatro è come metterlo in un suo luogo naturale: lui vuole il pubblico, vuole parlarci direttamente (come nelle vignette del fumetto in cui guarda il lettore negli occhi), è plateale nelle sue uscite, quindi si trova perfettamente a suo agio.
Ho letto e riletto un sacco di albi, ma poi ho messo insieme tutto leggendo quelli dedicati a lui: Horrorpoppin’, che mostra la velocità del suo pensiero e la totale “libertà di reazione” di fronte a quello che accade.


Quali difficoltà ci sono nell’interpretare un personaggio così amato?
È stato un viaggio complesso, ma il panorama da qui è bellissimo.
Due difficoltà: sulla figura e sulla voce. La figura deve aderire perfettamente alle vignette che da 40 anni hanno tutti sotto gli occhi, quindi è un personaggio che dal punto di vista grafico non puoi inventare. Il gioco attorale sta nel rimanere dentro i contorni tracciati da chi lo ha disegnato prima di me (le pose, il modo di tenere il sigaro, le espressioni).
La voce è tutta da inventare! Che suono ha Groucho quando lo incontri dal vivo? Qui ho potuto giocare più liberamente, cercando però di non far stonare il suono con la figura.

Come hai concepito un personaggio difficile da inquadrare come Groucho?
La sua velocità è stata dura da raggiungere! Groucho è rapido, diventa rarefatto e poi concreto in un batter di ciglio!


Groucho sfonda sovente la quarta parete per rivolgersi al lettore, e possiamo dire che il coinvolgimento del pubblico sia centrale anche negli spettacoli dove interpreti Lunanzio. Quanto coinvolgimento da parte del pubblico possiamo aspettarci in questa rappresentazione?
Groucho ovviamente parlerà al pubblico, perché lo ama e perché vuole essere amato a sua volta (qui si nasconde una caratteristica di Groucho per la quale provo molta tenerezza). Ovviamente non lo strapazzerà come fa Lunanzio, che non si rende nemmeno conto di essere in un teatro e della differenza tra platea e palco, cosa che invece Groucho conosce, rispetta, ama.

Dalle foto che hai postato sui social si vede che il personaggio ti si è praticamente cucito addosso. Quanto ti senti affine al personaggio di Groucho?
Mi sento affine a Groucho proprio per il suo gusto di essere “personaggio”, di essere un costume, di essere un comico che vuole divertire. Groucho stesso si definisce “sosia”, anche se giustamente questa cosa non viene mai spiegata fino in fondo negli albi.
È effimera quindi la sua identità, si basa solo sulle sue battute e altro non serve sapere.
Se pensi che io mi sono inventato il mio Lunanzio per presentarmi sul palco, la cosa diventa chiara.


Cosa direbbe Groucho per convincere un possibile spettatore a venire a vedere lo spettacolo teatrale?
Venite a teatro! Incontrerete strani personaggi, angosce, addirittura mostri, scoprirete la spaventevole, vertiginosa profondità della “voragine umana”… e poi inizierà anche uno spettacolo.

Ci sono altri personaggi dei fumetti che vedresti bene in uno spettacolo teatrale o che vorresti interpretare?
Vediamo cosa combina Groucho intanto! Sono troppo coinvolto forse per rispondere lucidamente. Ma se devo giocare a immaginare nomi in libertà… un’indagine di Morgan Lost? O un episodio di Brendon?

Intervista a cura di Simon Savelli, con la collaborazione di Luca Frigerio

Loris Fabiani, in arte Lunanzio 

Nato nel 1983 a Melzo, in provincia di Milano. Si diploma nel 2008 presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, e da lì inizia un’intensa attività teatrale, tra piccole e grandi produzioni, che lo portano a collaborare con importanti registi e teatri nazionali (Luca Ronconi, Carlo Cecchi, Teatro Dell’Elfo, Teatro Franco Parenti, Piccolo Teatro di Milano, Teatro Di Roma, Marche Teatro, Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Bolzano). Inventa Lunanzio nel lontano 2006, con cui inizia dei progetti teatrali, non ancora lanciati nel mondo della comicità. A partire dal 2013 inizia a frequentare diversi laboratori di comicità, alternando la carriera teatrale con quella da comico. Nel 2023 decide di dedicarsi esclusivamente alla comicità, riuscendo a vincere diversi premi. Nel 2024 vince la prima edizione di Lol Talent Show, e questo lo porta nel cast di Lol4. In veste di Lunanzio porta avanti anche un suo progetto teatrale: l’Accademia Dei Lunanzi (dal 2020). Negli anni ha inventato anche altri progetti comici, come “Cinemalteatro” (dal 2009).

[Fonte: Campo Teatrale]


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