Dossier Tuono Pettinato: Lavative Magnificenze, ovvero Tuono a teatro
Una chiaccherata con Dario Focardi, regista dello spettacolo teatrale ispirato all'opera di Tuono Pettinato
Partiamo dall’inizio: parlaci un po' di te è del tuo lavoro.
Come nasce l’idea di portare Tuono Pettinato a teatro?
Quali aspetti delle opere di Tuono ritieni funzionino meglio a teatro?
Quali sono state, se ci sono state, le difficoltà e quali le sfide più grandi nel passaggio tra un medium “statico e senza suono” come il fumetto a un altro così particolare come il teatro?
Esiste un modo di adattare lo stile grafico di Tuono restituendone le intenzioni espressive all’interno dell’opera teatrale?
Ci sono due piani diversi, quello narrativo e quello visivo. Sul primo direi che rendere teatrale le sue opere è un’operazione che si può fare, nel rispetto della sua versione, senza radicalmente cambiarne il senso, sul secondo invece penso che l’unica cosa che si possa fare è utilizzare esattamente il suo tratto senza reinterpretarlo, perché sarebbe una sorta di tradimento al suo essere.
Se dovessi descrivere Tuono enfatizzando un unico aspetto dei suoi fumetti e della sua eredità, quale sarebbe?
La sua capacità di fare satira molto toscana (quindi estremamente crudele) ma mantenendo una “gentilezza” di fondo adorabile.
Per concludere vorrei chiederti la tua opinione sullo stato di salute del teatro italiano.
Pochi ricchi e molti, troppi, tanti poveri. Il mondo teatrale italiano è uno di quelli nella penisola dove c’è una differenza di classe enorme tra la cima e la base della piramide. Questo non aiuta e non spinge a un miglioramento, nonostante ci siano artisti e opere di grandi qualità. Ma se l’accesso al lavoro è estremamente limitato come si può dare un’opinione su ciò che probabilmente non si riesce a vedere fino in fondo?
Trovate tutti i pezzi del Dossier Tuono Pettinato qui.
Adattare un'opera da un medium a un altro è un'operazione complessa. Portare a teatro un'opera come Il magnifico lavativo, autobiografia giovanile di Tuono Pettinato, è un'impresa ancora più ardua, che il collettivo Corpicini, con la regia di Dario Focardi, ha affrontato con amore e rispetto per l'autore in un omaggio alla sua memoria e alle sue qualità artistiche e umane.
Mi sento un creativo che si diverte, perché il mio lavoro non si ferma solo al teatro. Mi occupo di sport, formazione e pedagogia, direzione di Festival, creazione di podcast, ideazione di GdR. Se stessi mentalmente fermo su uno solo di queste attività mi annoierei moltissimo, troppo forse.
Come nasce l’idea di portare Tuono Pettinato a teatro?
Andrea Paggiaro è stato uno dei figli più importanti della nostra città e merita costantemente di essere ricordato come fondamentale per noi tutti. Eravamo coetanei e il suo sguardo mi ha accompagnato per tanti anni nella crescita e trovo che ancora oggi rifugiarsi nel suo punto di vista sul mondo serva per aprirti visioni laterali sullo stesso a cui altrimenti non avresti accesso.
Quali aspetti delle opere di Tuono ritieni funzionino meglio a teatro?
Tutti posso dirlo? Con Corpicini, il collettivo che è nato attorno a questa esperienza – composto da Giulia Traversi, Davide Barbafiera, Luca Oldani, Lorenzo Cominelli e Federico Galatolo – ci siamo resi conto che l’impostazione narrativa e visiva di Andrea è perfetta per essere riportata sulla scena. Non ha bisogno di troppe modifiche, va bene così com’è. Ha ritmo, sarcasmo, conflitto e visivamente... spero che veniate a vedere Lavative Magnificenze appena ce ne sarà l’occasione.
Quali sono state, se ci sono state, le difficoltà e quali le sfide più grandi nel passaggio tra un medium “statico e senza suono” come il fumetto a un altro così particolare come il teatro?
In realtà io credo che ci siano delle assonanze che magari non sono così immediate ma che invece aiutano molto a legare teatro e fumetto. La narrazione per quadri ad esempio, è una di questi. L’uso della luce, che nell’uno e nell’altro è fondamentale. Chiaramente manca il suono nel fumetto come mi dici, ma in quello arriva il teatro a dare voce laddove non c’è.
Foto di Dania Gennai.
La tua opera preferita di Tuono?
Il corso di fumetti (dozzinali), Il Magnifico Lavativo e Chatwin.Esiste un modo di adattare lo stile grafico di Tuono restituendone le intenzioni espressive all’interno dell’opera teatrale?
Ci sono due piani diversi, quello narrativo e quello visivo. Sul primo direi che rendere teatrale le sue opere è un’operazione che si può fare, nel rispetto della sua versione, senza radicalmente cambiarne il senso, sul secondo invece penso che l’unica cosa che si possa fare è utilizzare esattamente il suo tratto senza reinterpretarlo, perché sarebbe una sorta di tradimento al suo essere.
Se dovessi descrivere Tuono enfatizzando un unico aspetto dei suoi fumetti e della sua eredità, quale sarebbe?
La sua capacità di fare satira molto toscana (quindi estremamente crudele) ma mantenendo una “gentilezza” di fondo adorabile.
Per concludere vorrei chiederti la tua opinione sullo stato di salute del teatro italiano.
Pochi ricchi e molti, troppi, tanti poveri. Il mondo teatrale italiano è uno di quelli nella penisola dove c’è una differenza di classe enorme tra la cima e la base della piramide. Questo non aiuta e non spinge a un miglioramento, nonostante ci siano artisti e opere di grandi qualità. Ma se l’accesso al lavoro è estremamente limitato come si può dare un’opinione su ciò che probabilmente non si riesce a vedere fino in fondo?
Intervista a cura di Luca Frigerio, Giuseppe Lamola e Alessio Fasano







