Domenica – L’arte di raccontare l’indolenza
Miglior graphic novel del 2024 per il New York Times, Domenica di Olivier Schrawen è un’opera destinata a lasciare il segno
Thibault, un grafico specializzato in lettering, trascorre una domenica solitaria trascinandosi per casa tra ansia sociale e stress per lavori non completati.
In fuga dai sensi di colpa, cerca rifugio in fantasie irrealistiche che si fondono ai ricordi nostalgici di vecchie infatuazioni. Ad aggravare la situazione, l’attesa per il ritorno della compagna che non ha un orario preciso di arrivo e l’approssimarsi del proprio compleanno che cade il giorno successivo.
La trama di Domenica di Olivier Schrawen, pubblicato in Italia da Coconino Press per la collana Brick, rischia di essere banalizzata se analizzata con i soliti metodi. In questo graphic novel, la forma del racconto è importante almeno quanto la sua sostanza.
La storia è suddivisa in blocchi orari, durante i quali il protagonista prova a prendere decisioni apparentemente semplici (come uscire di casa o prepararsi da mangiare), ma che finiscono col non realizzarsi a causa dei pensieri intrusivi che prendono il sopravvento e lo portano alla deriva in un mare di scelte senza senso e perdite di tempo conclamate.
La trama si dipana tanto nell’ambiente domestico, quanto nella testa del protagonista, sempre alle prese con qualche compito in apparenza semplice, ma dall’esito incerto.
Emblematica in tal senso è la lunga parte riguardante il messaggio che vorrebbe scrivere alla compagna per chiederle l’orario di arrivo. Un messaggio dal contenuto tutt’altro che facile, visto che Thibault non vuole farle capire di aver dimenticato quando sarebbe tornata. Ne nasce quindi una sequenza dove la frustrazione per non riuscire a raggiungere l’obiettivo diventa la chiave di volta per comprendere la narrazione del fumetto e cosa dobbiamo aspettarci dal protagonista.
I pensieri di Thibault accompagnano lo svolgersi delle varie sottotrame e si accavallano e incastrano, proprio con l’intrusività dei disordini ossessivi, sopra le vignette che ritraggono i suoi amici nell’atto di organizzargli una bizzarra festa di compleanno a sorpresa.
Capita quindi di leggere non una storia per volta, ma due o anche tre nella stessa pagina, in un folle caleidoscopio di personaggi che raccontano aneddoti, canzoni che vengono canticchiate mentalmente dal protagonista e vicende apparentemente casuali che non sembrano legarsi in alcun modo a quanto sta accadendo.
Il disegno è sempre puntiglioso e ossessivo nel rappresentare lo stato d’animo di Thibault e la composizione pulita delle vignette può diventare d’un tratto caotica e surrealista quando la mente del protagonista è in preda ad alcol e oppiacei.
Il tipo stesso di stampa che l’autore aveva pensato per quest’opera, il risograph, è un veicolo particolarmente efficace nel trasmettere a chi legge le emozioni dei personaggi e le diverse fasi della giornata.
La cura instancabile che è stata messa per ogni aspetto della storia passa dunque tanto dalla ricerca spasmodica del movimento perfetto e della gabbia più adatta al climax del momento, quanto dal tentativo di rappresentare meno avvenimenti possibile. L’autore ha infatti dichiarato in alcune interviste che il suo obiettivo non era raccontare qualche avvenimento all’interno di una giornata, ma che la giornata stessa era in qualche modo l’avvenimento.
Leggere Domenica è una fatica mentale costante, resa più leggera dalla curiosità che l’autore riesce a instillare grazie alla cura riservata a ogni dettaglio della pagina; dalla scelta cromatica relativa alle varie fasi emotive vissute dal protagonista, ai tempi narrativi volutamente lunghi e digressivi.
Tuttavia, è un fumetto che è stato pensato e voluto per non essere letto tutto di fila. Chiede a gran voce delle pause, ha bisogno di essere posato sul comodino e di venire ripreso dopo qualche ora o magari anche il giorno dopo. La visione dell’autore è ben chiara fin dalle prime pagine: il lettore deve provare un piccolo fastidio leggendolo. Una lieve insofferenza che lo porti a sollevare gli occhi dal volume tra un capitolo e l’altro, per il tempo necessario a fargli processare ciò che ha visto.
Riuscire nell’impresa di raccontare una giornata in cui di fatto non succede niente (ma attenzione, perché in realtà succede di tutto!) non è cosa da poco.
Olivier Schrawen ha impiegato anni a realizzare quest’opera e il risultato è una lettura capace di far sorridere o innervosire a fasi alterne. Tale è la verosimiglianza di certi atteggiamenti che tutti conosciamo bene e che Thibault mette in pratica pur di evitare di concentrarsi su attività costruttive.
Si può dire che sia costantemente in fuga da qualcosa, dalle responsabilità lavorative per il font non consegnato, ma anche dalle responsabilità di coppia (il non volersi esporre scrivendo un messaggio alla compagna gli consente di prolungare le sue fantasie solitarie).
Come il gatto del paradosso di Schrödinger, può in questa maniera tenere aperte tutte le possibilità senza abbracciarne nessuna e quindi, illudersi di poter evitare le conseguenze peggiori.
Domenica è un’opera enorme, non solo in quanto decisamente voluminosa, ma anche per la complessità del racconto nascosta da una tematica che più banale e difficile da inquadrare non si può: l’apatia di un uomo solo.
Dopo tutto, per citare una mente illuminata del fumetto nostrano: “tutti vogliono la vita eterna e poi la domenica non sanno che fare”.
Simon Savelli
Domenica
(Titolo originale: Sunday)
Testi e disegni: Olivier Schrawen
Traduzione: Olga Amagliani, Claudia Cozzi
Casa Editrice: Coconino Press
Collana: Coconino Brick
Data di pubblicazione: Giugno 2026
Formato: 17x24 cm, brossurato, 472 pagine, colori
Prezzo: 40 €










