Alice ha spezzato le catene 35 - FML, Hoshi In The Girl’s Garden, This place kills me
Tre storie che spaziano tra legami familiari, ritorno a scuola e riti di passaggio
I am enlightened
Your weakness builds me
So someday you'll see” *
Riaprono le scuole, finiscono i giorni di vacanza, ricominciano le manifestazioni fumettistiche e il caldo sembra non volersene andare. Come sempre serve un bilanciamento: non lo cercate da noi, noi vi proponiamo solo fumetti da leggere quando volete staccare, quando date il benservito al mondo che vi circonda, quando volete respirare.
FILO TORTA CONSIGLIA:
FML - KELLY SUE DECONNICK, DAVID LOPEZ, CLAYTON COWLES, CRIS PETERS
Metal, true crime e famiglia. FML è tutto questo ma non solo, è un fumetto profondamente contemporaneo che nasce nella Portland post pandemia e porta alla luce le idiosincrasie del presente in chiave comica e sopra le righe.
Al centro della storia ci sono Riley, un adolescente con la testa persa tra disegno e musica, un ragazzo tra le ragazze della sua band, e sua madre Patty, ex punk ora scrittrice in crisi e travolta dagli eventi e dalle responsabilità.
I personaggi hanno chiaramente una forte ispirazione autobiografica per la scrittrice, Kelly Sue DeConnick, dall’estetica della propria gioventù, al lavoro della protagonista, alle ansie che un’educazione femminista possa far sentire un mostro il proprio figlio maschio, ma risultano tridimensionali e universali pur nella loro caratterizzazione molto specifica.
A legare e rendere imperdibile questa improbabile vicenda fatta di serial killer, mascherine e possessioni spiritiche è il lavoro grafico di David Lopez. L’artista spagnolo, già collaboratore di De Connick su Capitan Marvel, espande il proprio range sperimentando con vari stili grafici, dal suo cartooning super espressivo usato per la vicenda principale, passando per le matite in bianco e nero dei font da fanzine dei disegni di Riley che prendono vita e diventano i pensieri dei due protagonisti.
Un fumetto che trascende i generi e raccontando una famiglia molto particolare ci ricorda dei delicati equilibri delle vite di ciascuno di noi.
LASCIMMIABLU CONSIGLIA:
HOSHI IN THE GIRLS’ GARDEN - YAMA WAYAMA
Proposta alternativa allo stagionale “back to school”: in cambio di pubblicità un po’ melense di zaini e quaderni variopinti, metto sul piatto la classe 2, sezione 4 coordinata dal professor Hoshi. Una classe tutta al femminile, che si inventa i più assurdi passatempi per arrivare a fine mattinata. A loro aggiungo una parte della sala insegnanti, con le sue dinamiche interne di scherzi e scazzi distribuiti in egual misura, non tanto distanti da quelle delle studentesse.
Un ecosistema scolastico che Yama Wayama tiene in piedi con una comicità mai sguaiata ma sottile, a volte spiazzante, a partire dal perfetto dosaggio tra situazioni assurde e insieme plausibili trattate con massima serietà. La “linea chiara” del disegno, i volti ovali e regolari, gli sguardi socchiusi e un po’ appesantiti di personaggɜ ormai iconicɜ nello stile dell’autrice, creano un’aspettativa di austera solennità, terreno fertile per scenette umoristiche che diventano perfetti stickers di Whatsapp da condividere alla bisogna (true story).
EMILIO CIRRI CONSIGLIA:
THIS PLACE KILLS ME - MARIKO TAMAKI, NICOLE GOUX
Ho un debole per qualsiasi cosa scritta da Mariko Tamaki, siano supereroi o graphic novel, e non mi spaventa definirla una delle più importanti autrici statunitensi degli ultimi 15 anni: i numerosi premi stanno lì a confermarne la rilevanza, certo; ma sono soprattutto la sua sensibilità nel creare personaggi che restano addosso e la sua abilità narrativa nel creare storie mai banali a rendere ogni sua opera unica, pur riconoscendo la mano che la scrive.
This place kills me, premio Eisner 2026 come miglior fumetto per lettori adolescenti (e che è valso a Tamaki anche quello per miglior scrittrice) conferma ancora una volta tutte queste caratteristiche: il mistero della morte di una giovane attrice della compagnia teatrale della scuola superiore femminile Wilberton Academy è architettato con maestria da giallista esperta e il personaggio di Abby Kita, la “weirdo” della scuola secondo le ragazze più in vista, attira subito l’empatia del lettore, grazie alle sue sfaccettature e alla sua ironia pungente. Attraverso dialoghi naturali e sempre ben calibrati, mai didascalici o affettati, Tamaki parla di relazioni personali e di sessualità femminile, delle paure dell’adolescenza e dei suoi riti di passaggio con una sensibilità unica nel panorama statunitense contemporaneo, come fatto già in Laura Dean continua a lasciarmi o in Non sono Starfire.
Nicole Goux, anche lei candiata a Eisner e Harvey, è una scelta azzeccatissima per raccontare questa storia: il suo tratto dolce e delicato ma anche attento alle espressioni e al linguaggio del corpo, la sua attenzione per i dettagli che restituiscono in pieno l’atmosfera di un collegio femminile anni ‘80, il suo lavoro nella costruzione della tavala, con un flusso narrativo che integra e segue parole e musiche, la scelta delle tonalità di cromie da integrare con il bianco e nero rendono il fumetto una vera gioia per gli occhi.
Insomma, Mariko Tamaki ce l’ha fatta ancora a farmi sbrodolare in complimenti e mi ha fatto leggere ancora una volta un gran bel fumetto.
A presto.
Rubrica a cura di Luca Frigerio
N.B. Trovate tutte le puntate della rubrica qui.
* tratto da I stay away degli Alice in Chains.







