venerdì 17 agosto 2012

JOHN DOE

La fine.



Quest’albo numero 22, piccolo oggetto di un centinaio di pagine, segna la preventivata fine (probabilmente definitiva) dell’avventura editoriale di John Doe. 
Meritano subito un piccolo cenno i disegni: incredibile a dirsi ma le prime 11 tavole sono disegnate – rullo di tamburi – da Massimo Carnevale (ex copertinista che non aveva mai disegnato gli interni di un albo, eccezion fatta per quel numero 78 che raccoglieva tutte le cover), con dei giochi di luci e ombre e dei volti scolpiti nella pietra che valgono da soli i 3 euro dell’albo.
Poi, oltre alle numerose tavole del talentuoso Genovese (disegnatore “principale” dell’albo), assistiamo ad un gioco di ricordi molto forte per i fan dei vecchi numeri della serie: alcuni momenti importanti dei 99 episodi precedenti vengono raccontati dalle matite (una o due tavole a testa) dei disegnatori che avevano disegnato l’albo a cui ci si riferisce: così Mammuccari torna sulle strade del primo numero, la Barletta ci mostra John e Autumn poco dopo il loro primo incontro, Fortunato ci mostra la follia di Tempo e così via (peccato non poter citare tutti i graditissimi, anche se brevi, ritorni ai disegni, ma trovate un elenco completo in fondo alla recensione). Il tutto, ovviamente, sotto forma di “scene mai viste”, che ampliano le storie già mostrate in passato come se fossero gli extra di un dvd, mostrandoci l’evoluzione nel tempo della decisione che John prende all’inizio dell’albo.
Una sequenza davvero ben congegnata.
E diciamolo: poteva mai una serie come quella di “John Doe” terminare senza mettere in mezzo dosi massicce di metafumetto? Chiaramente no!
Come dice un personaggio a pag. 71 di quest’albo, il “metafumetto” altro non è se non “quel genere di fumetto che, consapevole di sé, delle proprie strutture, dei propri stili, dei propri meccanismi artistici, produttivi, economici, e della propria storia, decide di svelare l’inganno e rivelare il trucco ai lettori…”. Cioè i personaggi sono consapevoli di essere personaggi e il patto di “sospensione dell’incredulità” tra lettore e scrittore viene meno, per cui il lettore legge una storia il cui argomento può essere la storia stessa. 
Un po’ come Woody Allen che nel bel mezzo del film “Io e Annie” si rivolge agli spettatori come se fosse la cosa più naturale del mondo. 


Questo meccanismo, complicato a spiegarsi e facile da mettere in pratica, è affascinante e pericoloso al tempo stesso. Affascinante perché apre la porta a una serie di varianti e di possibilità narrative notevoli; pericoloso perché abusarne può voler dire portare i lettori all’esasperazione. Uno degli esempi migliori in cui gli autori di John Doe avevano in passato utilizzato questo meccanismo era il numero 6 della prima stagione, uno dei più amati di sempre dai lettori, in cui appunto il nostro John si rivolge direttamente ai lettori [Se non avete ancora letto il n.22 siete avvisati: pericolo spoiler, pericolo meteoriti e pericolo ingarbugliamenti tematici].


Ora, finalmente però tutti i “retroscena” che stanno dietro alla creazione delle storie vengono spiegati per bene… 
Del resto, così come erano state le “Alte Sfere” a decidere che John Doe sarebbe stato destinato al “limbo” per la prematura chiusura della sua serie col numero 77, adesso abbiamo in qualche modo la possibilità di leggere un finale “esteso”, probabilmente più ponderato e più simile alle reali intenzioni degli autori. Autori che, ovviamente, non potevano esimersi dal mostrarsi nell’albo nelle vesti di…scrittori di fumetti (come già avvenne nel 1995 nel magistrale episodio “La terra degli eroi” degli inarrivabili Berardi & Milazzo su Ken Parker). Così, Bartoli, Recchioni e Uzzeo seduti a tavolino provano a scongiurare la triste novità: John Doe vuole ritirarsi, non vuole essere più un fumetto. J.D. si rifiuta di interpretare “il criceto” che continua a far girare la ruota, a differenza di personaggi maledetti che non hanno la possibilità di scegliere, tra cui riconosciamo il “povero” Tex (la ruota ovviamente è un simbolo degli imperterriti meccanismi editoriali e di marketing e di consumo che secondo gli autori spesso – non sempre – condannano i personaggi ad essere schiavi di un genere o ad interpretare storie tendenzialmente uguali a se stesse o vuote; c’è da dire che probabilmente senza tali meccanismi molti autori di fumetti farebbero la fame…). 
Comunque, in un impeto di libertà, John riesce a farsi dare da Recchioni stesso le chiavi per passare nella realtà. E finalmente conosce le “Alte Sfere”, i capi, coloro che decidono i destini dei personaggi, coloro che hanno il potere di far chiudere una serie a fumetti…in una parola: i lettori. Chiaramente variegati, volubili e stravaganti, questi sono “il bene e il male” di ogni fumetto, ognuno desiderando il proprio John Doe, che le storie non si discostino dalle preferenze di ognuno anche se le preferenze sono differenti eccetera eccetera… Insomma, l’ultima sfida non sarà certo la più semplice per il buon John.
Bè, se il fumetto è comunicazione, queste 94 tavole (persino le 4 lasciate in bianco, riempitele voi!) hanno un mucchio di cose da dire. Che piacciano o no. 
In qualche modo, John Doe, anche nei suoi innegabili picchi negativi, mancherà al fumetto italiano. Addio, e grazie di tutto.
Giuseppe "Giuppo" Lamola


JOHN DOE numero 22 (2° serie)
(o, se vogliamo, il centesimo episodio in totale)


TITOLO: Addio. E grazie di niente
DATA: luglio 2012
SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni
DISEGNI: Luca Genovese (pag. 16-22 e 42-94) e “altri amici” (Massimo Carnevale – pag 5-15; Emiliano Mammuccari – pagg.23 e 24; Elisabetta Barletta – pagg. 25 e 26; Alessio Fortunato – pagg. 27 e 28; Walter Venturi – pagg. 29 e 30; Riccardo Burchielli – pagg. 31 e 32; Davide Gianfelice – pagg. 33 e 34; Matteo Cremona – pagg. 35 e 36; Riccardo Torti - pag. 37; Giorgio Pontrelli – pag. 38; Werther Dell’Edera – pag. 39; Massimo Dall’Oglio – pag.40; Andrea Accardi – pag.41)
COPERTINA: Davide De Cubellis
EDITORE: Ed. Aurea

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