Medea ~ Rita Petruccioli riscrive il mito di una donna indomita e ribelle
Le storie migliori sono quelle che hanno ancora tanto da raccontare anche a distanza di secoli e Medea di Rita Petruccioli è una di quelle: impara dalle letteratura del passato e parla al nostro presente, indicandoci una strada per il futuro
Il mito è un linguaggio e, in quanto tale, cambia nel tempo per adattarsi ai bisogni di chi racconta e, forse ancora di più, di chi ascolta. E i bisogni sono sempre quelli di comprendere, di risolvere le contraddizioni impossibili da placare altrimenti, di legittimare le proprie azioni e il modo in cui queste plasmano il mondo in cui - noi, che raccontiamo e ascoltiamo - viviamo. Lo ha fatto, nel 431 a.C., quello che tutt'oggi ricordiamo come il più grande tragediografo dell'antichità. Euripide attinge da miti più antichi, dalla storia degli Argonauti e della ricerca del vello d'oro, per mettere in scena una donna, Medea, capro espiatorio per colpe che il suo popolo - giusto, democratico, civilizzato - non può tollerare.
Medea è maga, barbara di Colchide - luogo che nell'immaginario ellenico assume spesso caratteri favolistici di terra misteriosa e leggendaria, patria delle Amazzoni, teatro di storie che si perdono nel tempo come il supplizio di Prometeo - ribelle figlia del re Eete da cui scappa per amore di Giasone, fratricida del fratello Apsirto. Respinta dal popolo e dalla corte di Corinto, folle di gelosia per essere stata ripudiata da Giasone, prima uccide la principessa che lui dovrebbe sposare per ottenere legittimamente il trono, Glauce, e infine assassina i suoi stessi figli pur di colpire Giasone. Da Corinto, Medea fugge verso Atene sul carro infuocato del Sole, figura sovrumana, donna che si ribella al suo ruolo per appropriarsi del diritto di vendetta tipico degli uomini.
Se Euripide trasforma Medea nella colpevole per eccellenza - e, attraverso di lei, cala sui non-elleni la capacità di compiere i più empi tra i peccati (versare il sangue di un familiare è tra i crimini più atroci, l'unico punito dalle Erinni stesse), questa sua interpretazione rimarrà invariata per secoli: Ovidio, Dracozio e Seneca racconteranno della maga, della strega, della crudele straniera capace di uccidere i suoi stessi figli, a volte per vendetta altre come sacrificio, ma questo poco importa. Sono uomini certi non solo della superiorità del loro genere ma anche della loro cultura: Medea incarna sotto ogni aspetto l'alterità e in quanto tale viene condannata.
La premessa è lunga quanto necessaria, perché se per millenni Medea è stata, attraverso i racconti di voci maschili, il simbolo della folle violenza che non conosce pietà, arriva un momento in cui è finalmente la sua voce quella che emerge per raccontare una versione differente della storia.
Siamo nel 1996 quando esce Medea - Voci, il romanzo di Christa Wolf, autrice tedesca che aveva vissuto negli anni difficili delle due Germanie. Qui la figura di Medea viene ribaltata e, allo stesso tempo, altri segreti vengono svelati. Ed è a questa Medea che Rita Petruccioli si ispira nel suo ultimo libro, un romanzo a fumetti di rara bellezza e profondità, capace ancora una volta di reinterpretare il mito, di raccontare una storia che riecheggia dall'epoca eroica ma sa parlare ancora al nostro oggi.
Rita Petruccioli è una delle più famose e apprezzate fumettiste del panorama italiano contemporaneo ma è anche un'attivista transfemminista, e il suo sentire e agire politico si rispecchia in queste pagine, che pure accolgono la lezione di altri grandi artiste del nostro tempo. La prima a venire in mente a chi scrive è stata, ovviamente, l'incommensurabile Ursula K. le Guin, scrittrice che ha rivoluzionato la fantascienza e l'ha utilizzata come strumento di riflessione e critica politica. Così fa Petruccioli, trasformando la storia di Medea e Giasone in un'opera d'ambientazione sci-fi che non soltanto non snatura il senso più antico del conflitto tra i due mondi impersonati dallə protagonistə, ma anzi lo universalizza e ne carica i significati che non hanno mai sofferto - purtroppo - il passare del tempo.
Colchis e Corinto sono due pianeti, entrambi abitati da esseri umani, blu i primi, bianchi i secondi. Fisicamente, questa è l'unica differenza tra le due popolazioni, una differenza estremamente palese in base alla quale è immediato riconoscere l'altro in quanto tale. Entrambi governati da re - Eete da una parte e Creonte dall'altra - su Colchis esiste ancora un legame umanità-natura che Corinto ha ormai perso. Medea, principessa del primo pianeta, è anche sacerdotessa di un culto incentrato proprio su una Dea-Natura, capace di guarire così come di avere visioni che le svelano i segreti del passato e le possibilità del futuro. Medea è una donna di potere, ma di un potere che non conosce gerarchie o autoreferenzialità. Se non fosse la Medea del mito o l'aliena dalla pelle blu che vive su un altro pianeta, la chiameremmo transfemminista, ma lei non si dà etichette, lascia che siano le sue azioni, il suo pensiero e il suo modo di vivere la comunità a definirla.
Petruccioli segue il mito - e la sua rivisitazione ad opera di Wolf - attraverso una scansione del racconto che è più tematica che cronologica, e che quindi si avvale di flashback, ricordi e premonizioni. L'inizio è nell'incontro, su Colchis, tra Medea e Giasone, in missione per recuperare il vello d'oro e ottenere così il riconoscimento necessario a legittimare la sua eredità al trono. Giovane e ambizioso, Giasone accetta l'aiuto di quella donna forte, audace e potente e, allo stesso tempo, se ne innamora. È in questi primi incontri che Petruccioli, con grande capacità narrativa, pianta i semi del dramma che verrà: nelle parole di Medea che non trovano sponda nel silenzio di Giasone, nello stridere di due desideri che non riescono a essere lo stesso obiettivo. Da qui, passiamo a Corinto, che ha accolto Giasone come un eroe e Medea come una profuga, un amore temporaneo, un capriccio da perdonare a un uomo che ha dimostrato tanto arditamente il suo valore. E Giasone, ovviamente, non fa nulla per difendere la verità. Non rischia mai per difendere Medea dalle voci contro di lei, non le rende i giusti meriti, non dimostra l'amore che dice di provare.
Sono trascorsi anni e l'amore tra Medea e Giasone sembra essere irrimediabilmente sfiorito. Lui legato alla corte di Creonte e dell'astronomo Acamante, lei circondata dalle sue compagne, immersa nella vita dellə abitanti di Corinto, nelle loro difficoltà, nell'ombra della loro vita lontana dalla regalità e dagli intrighi della politica. Esistenze vere, a volte difficili ma ancorate alla realtà dei corpi e della terra.
Se Colchis non era un paradiso, di certo non lo è nemmeno Corinto. L'orrore segreto e impronunciabile da cui Medea è fuggita si rispecchia anche qui, in questo pianeta che vanta un progresso tecnologico e una forma mentis che si vuole razionale, maschia, civilizzata, lontana dal barbarico culto delle donne blu. Seppure sposa di Giasone, Medea è la straniera che mai potrà davvero integrarsi e con lo stesso sospetto sono viste le sue compagne, chiamate con astio profughe, di cui si sospetta anche quando il loro sapere salva vite e solleva dalla miseria in cui Corinto sta sprofondando.
Ma perché le stelle sono avverse al pianeta? Perché una popolazione che si considera pia e giusta viene colpita da malattie e catastrofi? Si allontanano le donne "impure", si sacrificano i tori al cielo, eppure non basta. Riprendendo il momento chiave della festa alla corte di Creonte, Petruccioli riallaccia i fili che ci ha lasciato intravedere fino a quel momento: l'odio verso le donne, l'odio verso lə stranierə e la crudele arroganza del potere si svelano per quello che davvero sono, investendo Medea, incarnazione di tutto ciò che il sistema gerarchico e patriarcale - che Acamante interpreta perfettamente - teme e odia maggiormente di una furia cieca e totale.
Se pure la storia è nota, anche qui tocca stare attentə a non svelare troppo della trama. Rita Petruccioli riesce a rispettare la letteratura precedente ma anche a scrivere un'opera nuova, che intercetta le emozioni di noi lettorə del XXI secolo, legate al panorama politico in cui ci muoviamo - proprio come era per i greci che guardarono per la prima volta la loro Medea a teatro. Seguendo Medea nella storia, percepiamo l'odio e la violenza, quella palese che insegue le sue vittime per la strada e quella segreta che striscia sotto i palazzi del potere. È in quell'odio e in quella violenza che appartengono a pianeti immaginari (o a miti lontani nel tempo) che si rispecchiano fin troppi aspetti della nostra società e della nostra cultura, ed è per questo - oltre che per le grandi capacità narrative di Petruccioli - che non possiamo staccarci dalle pagine fino al momento della catarsi, e della speranza, finale. Speranza sì, perché se pure Medea è sempre stata e resta anche qui una tragedia, Petruccioli mantiene accesa la possibilità di una redenzione: non più la virago euripidea che si appropriava del diritto maschile alla vendetta, ma una donna protagonista di una vita politica partecipativa, alternativa a quella che la vuole schiacciata e sottomessa a un potere altro.
Medea è una perfetta, innovativa (anche se filologicamente rispettosa) rilettura del mito, dunque, ma anche un altissimo esempio di narrativa a fumetti in cui segno, colore e composizione partecipano del racconto tanto quanto lo fanno le parole. Con la sua solita attenzione al design, Petruccioli cura il design dellə personaggə, dei costumi e degli ambienti, in cui il gusto futuristico tipico della sci-fi si fonde perfettamente con un'estetica di respiro classicheggiante, e soprattutto lascia alla palette di colori utilizzata - molto minimale - il compito di significare insieme, e a volte anche oltre, alla narrazione stessa.
Il colore predominante è il blu/azzurro in molte sfumature - dal caldo turchese dei cieli di Colchis al freddo blu profondo degli ambienti di Corinto - in cui spiccano i gialli vibranti delle armature, della magia e dell'albero magico proveniente da Colchis (nettamente riconoscibile nel panorama frerddo di Corinto) e, ovviamente, il rosso del sangue, cupo, materico e vellutato, prepotentemente protagonista quando è in scena, a sottolineare l'irrevocabile degenerazione a cui porta la violenza.
Claudia Maltese (aka clacca)
Medea
Autrice: Rita Petruccioli
Supervisione: Caterina Marietti
Casa editrice: Bao Publishing
Impaginazione e lettering: Federica Zampone con Officine Bolzoni
Formato: Brossurato, 17x23cm, colore
Prezzo: 25,00 €








