Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi - Gli uccisori

Un classico ancora attualissimo (o della lungimiranza di Scalvi)




Continuano le pubblicazioni legate a questa nuova, deliziosa collana dedicata all'Indagatore dell'incubo. Il 5 settembre è uscito il quinto numero, Gli uccisori, che era stato anche il quinto numero della serie regolare, pubblicato originariamente nel febbraio 1987.
Una storia di oltre trent'anni fa può essere ancora socialmente e politicamente attuale? Rileggendo Gli uccisori - senz'altro un albo fuori dalla top twenty di un dylandogofilo medio - si ha proprio la sensazione che ciò sia possibile. Sembra una storia scritta e ambientata oggigiorno, con una Londra invasa da un'ondata di "violence and bloodshed", per dirla con i Manowar, fobie contagiosamente dilaganti, isteria, paranoia. Persone in apparenza "normali" improvvisamente impazziscono e, come travolte da un impeto irrefrenabile, uccidono chiunque gli capiti a tiro, trasformandosi nei temibili uccisori del titolo.



Tiziano Sclavi inizia quindi da uno dei primissimi numeri - non siamo, infatti, neanche alla fine del primo semestre editoriale - la sua personalissima decostruzione della normalità borghese e comincia a far trapelare tutta la sua tragica Weltanschauung: il male, la diversità, la follia, la scintilla omicida è - sopita - in ognuno di noi e può, se adeguatamente stimolata, esplodere in tutta la sua potenza mietitrice.
E non c'è periodo migliore per uccidere che l'estate, la bella stagione: il periodo in cui il caldo invita a uscire, a incontrarsi per stare insieme, persino nella spersonalizzante metropoli inglese. Tutti danno la colpa alle temperature eccessive che stanno facendo impazzire, indistintamente, uomini e donne.
Tutti, dicevamo, tranne un eccentrico lord inglese che va a bussare alla porta dall'Indagatore dell'incubo. Quest'uomo - destinato a diventare uno dei personaggi secondari più amati della serie - è Lord Wells (cognome non certo anonimo, piuttosto e anzichenò!). Il sir si introduce ai nostri come inventore del bad detector, un apparecchio in grado di percepire la quantità di malvagità presente nei paraggi e, munito di una cospicua quantità di danaro contante, dopo aver provocato le ire di un piccatissimo Groucho (lo chiama "maggiordomo" e anche "servo"), riesce a ottenere le attenzioni di Dylan.



Il suo obiettivo è assumere l’inquilino di Craven Road per fermare un'ondata di follia omicida apparentemente inarrestabile. L'apocalisse sembra alla porte: alcuni santoni dell'ultima ora - da pulpito del parco più grande di Londra - lanciano i loro anatemi e annunciano la fine del mondo. I media, già allora e come sempre oggi, cavalcano l'ondata di paura, dopo aver fiutato ascolti e incassi da record, e continuano il loro martellamento osceno e spietato, contribuendo in modo sostanziale al radicamento nell'opinione pubblica di timori e ansie.
E i risultati di questo "trattamento" non tardano a manifestarsi in tutta la loro brutale miopia: ronde armate di volenterosi carnefici che non si fanno scrupoli di massacrare un ragazzino scambiato per un uccisore.
Dylan, indagando, millantando e rischiando di morire (e per qualche tavola si sussulta seriamente per Groucho), riesce - anche grazie all'aiuto di Lord Wells - a collegare questa serie di omicidi a una società il cui obiettivo è quello di creare un nuovo ordine che permetta loro di dominare, sempre più liberi e indisturbati, sul mondo. Per fare questo, secondo questi folli alchimisti del secolo XX, è necessario ottenere il controllo e la sottomissione totale della popolazione e ciò si ottiene più facilmente e velocemente se la gente ha paura. Non è questo che è successo, giusto per fare un esempio, con e dopo l'undici settembre 2001? 
Come sempre in Sclavi i nomi non sono casuali ma pregni di senso e significato ulteriore. Il nome dell'eccentrico Lord H.G. Wells - fisicamente ispirato a David Niven, attore inglese premio Oscar nel 1959 che ricordiamo per La vergine sotto il tetto e Tavole separate - richiama ovviamente Herbert George Wells, uno dei più prolifici e influenti scrittori a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nume tutelare della fantascienza, autore di numerosi romanzi, racconti, saggi e articoli.



La società responsabile dell'ondata di follia e morte si chiama Todd LTD e, appunto, "Tod" in tedesco vuol dire "morte", come ci ha insegnato il Conte Grishnackh, Varg Vikernes, con la sua Jesus' Tod (che trovate sul capolavoro di black metal Filosofem del 1996).
Ritroviamo anche il nome di Xabaras: è infatti lui il diabolico autore del "sistema" che provoca la pazzia nella gente.
Le citazioni non si fermano ai nomi, ovviamente, ma sono anche visive: ad esempio, Dario Argento fa capolino in una tavola a p. 52 dell'edizione originale. Riletto oggi, oltre che un sentito omaggio, sembra anche una sorta di straordinario presagio, considerato il recente annuncio che il maestro del brivido è al lavoro su una sceneggiatura di Dylan Dog (“…era inevitabile che scrivessi una storia di Dylan Dog. Mi capitava di comperarlo in edicola dopo che mi venivano segnalate le citazioni dei miei film nelle storie”, ha dichiarato di recente il regista di Profondo Rosso e Suspiria al Corriere della Sera).

Dario Argento ritratto da Luca Dell'Uomo nell'albo.


Una curiosità: avevamo detto in apertura che questa storia non fa parte di quella ristrettissima cerchia di episodi “intoccabili” per i fan hard core della serie. Nonostante ciò, l’episodio ha ispirato un videogioco del 1992 per Amiga, Commodore 64 e MS-DOS (intitolato, appunto, Dylan Dog: Gli uccisori). La confezione originale del videogioco conteneva anche una breve storia a fumetti inedita, dal titolo Il ritorno degli uccisori, realizzata da Sclavi con Montanari & Grassani (e ristampata sul Dyd Super Book #22 circa dieci anni dopo), narrativamente consecutivo a Gli uccisori e che fungeva da prologo al gioco stesso.

Dylan Dog: Gli Uccisori, il videogioco.

Riguardo la cover, l’illustrazione di Gigi Cavenago è una delle più incisive tra quelle realizzate finora per questa collana. L’autore sceglie un approccio totalmente differente rispetto all’originale di Claudio Villa, mostrando Lord Wells e segnalando in tal modo l’esordio di un character così stravagante e inevitabilmente destinato a diventare una presenza frequente nella serie.

La cover originale dell'albo di Claudio Villa.

La cover della nuova edizione di Gigi Cavenago.


L’episodio è stato consegnato alla storia anche per l’esordio del tratto classico, pulito e senza fronzoli di Luca Dell’Uomo. Il disegnatore toscano solo sei mesi dopo sarebbe riapparso nei credits di Diabolo il grande, prima di passare nel team creativo di Mister No, ma già qui riesce a dare una sua impronta personale alla serie. Il suo stile peraltro si coniuga particolarmente bene con la colorazione effettuata da Luca Bertelè e GFB Comics, ancora una volta notevole nel conferire un tocco retro alle tavole.

Concludendo, leggere (e rileggere) questo episodio è un privilegio. Scalvi, il quale aveva ben in mente sia il Romero de The Crazies (in italiano La città verrà distrutta all'alba, del 1973) sia Survivors, serie televisiva inglese della seconda metà degli anni Settanta, aveva qui un obiettivo ben preciso: introdurre in Italia l'idea che è l'uomo stesso la causa principale dei suoi problemi e che da questo punto fermo non c'è possibilità di tornare indietro ma è possibile soltanto andare avanti, verso un quotidiano orrore senza fine.


RolandoVeloci & Giuseppe Lamola


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