venerdì 11 agosto 2017

Portugal

Un'opera meravigliosa firmata Cyril Pedrosa









Riprendiamo il nostro viaggio tra i graphic novel più interessanti degli ultimi anni con Portugalun'opera di cui è difficile parlare senza guardarsi dentro. È una storia intrisa di una malinconia e di un lirismo davvero più unici che rari, che ha portato alla giusta consacrazione di un artista fuoriclasse della Nona arte.
Questo articolo rappresenta dunque per noi anche l'occasione di intraprendere un percorso di rilettura delle storie principali di Cyril Pedrosa, che ci porterà, nell'arco delle prossime settimane, ad analizzare altri due classici contemporanei come Tre ombre e Gli Equinozi.
Buona lettura.








"La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo." 
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine

Oggi voglio parlarvi di Portugal di Cyril Pedrosa, edito da Bao Publishing.
Appena ho avuto fra le mani il volume, a parte l’imponenza del volume stesso - cartonato di grande formato con tanto di nastrino rosso -, sono rimasta affascinata dai suoi disegni. Belli, solari, dai contorni appena delineati con la punta fine, proprio come piacciono a me. Sembra quasi di vedere un cartone animato piuttosto che leggere un graphic novel, anche se questa storia, raccontata in questo modo, avrebbe potuto vedere la luce dopo in un fumetto. 
Ho preso alcune informazioni sull’autore e sono rimasta stupita. Pedrosa, nato a Poitiers (Francia) nel 1972, è figlio di migranti portoghesi (dato biografico che si rivela essenziale nell'opera); fin da piccolo dimostra di avere talento nel disegno. Frequenta la scuola d'animazione di Gobelins, per poi lavorare per la Disney Animation ai cartoni animati Il gobbo di Notre Dame e Hercules. Verso la fine degli anni '90 passa professionalmente al fumetto, anche se certamente l'esperienza nel mondo dell'animazione si rivelerà importante per la sua formazione stilistica. Dopo alcuni volumi disegnati su testi altrui, si cimenta anche nella sceneggiatura, vincendo numerosi premi internazionali: con Autobio ha ricevuto per due volte al festival di Angoulême il premio Tournesol; con Portugal è stato vincitore del Prix de la Bande Dessinée FNAC nel 2012 e sempre nello stesso anno al Gran Guinigi ha ricevuto il premio come miglior disegnatore; lo scorso anno gli è stato assegnato durante Lucca Comics & Games un altro Gran Guinigi per la sua ultima opera, Gli Equinozi, quale miglior Graphic Novel.

Con queste premesse chiunque si interesserebbe alle (e magari si metterebbe a leggere una delle) sue opere. Io sono partita da Portugal e l’ho divorato nell'arco di pochi giorni. Al di là dei disegni, che catturano ovviamente l’attenzione, mi è piaciuto molto anche il soggetto e la scelta del modo in cui narrarlo. Il graphic novel è diviso in tre capitoli, che rappresentano tre generazioni della famiglia Mucha: il figlio, il padre e il nonno, in un bellissimo percorso a ritroso.

La voce narrante è quella di Simon, il più giovane dei tre. Simon è un disegnatore ma il suo ultimo libro non lo ha convinto e non riesce a pensare a un nuovo soggetto. Per sbarcare il lunario fa l’animatore scolastico e ha dei problemi con la sua attuale compagna. 
Quando viene invitato in Portogallo per partecipare come autore a un festival di fumetti, ascoltando il suono della lingua portoghese e trovandosi in riva al mare, circondato da gente allegra e da pescatori, si sente felice. Si interroga e comprende che in fondo aveva cercato di realizzare opere fatte bene, come si può lavorare il legno o plasmare la creta, ma che non gli avevano dato niente in cambio. Prova dunque la sensazione sgradevole dell’inutilità dei suoi sforzi. Nonostante il Portogallo lo affascini, non è ancora giunto il momento per lui di fare ripercorrere le sue radici e dunque fa ritorno in Francia.
La seconda parte della storia approfondisce la figura di Jean, il padre di Simon, che già da anni si è separato dalla moglie e vive freneticamente il suo lavoro. Si ritrova insieme a Simon per recarsi in Borgogna e partecipare al matrimonio della figlia dello zio Jacques. Jean non si è mai sentito integrato nella sua famiglia: è il fratello più piccolo e la madre ha sempre avuto occhi solo per il maggiore. Quando sono assieme, i tre fratelli non fanno altro che litigare, specie se cominciano a parlare dei loro genitori migrati dal Portogallo. 
Per Simon invece la storia del nonno è interessante, perché rappresenta le radici della loro famiglia. 
L’ultimo capitolo narra proprio il viaggio di Simon alla ricerca delle sue radici. In Portogallo Simon viene accolto da un cugino che lo accompagna alla casa che era di suo nonno. Qui, aiutato anche da una vicina che si occupa dell’orto di famiglia, comincia a imparare il portoghese e piano piano riscopre il suo passato, tappa fondamentale per tornare a progettare il futuro.       

In Portugal la ricerca dei legami familiari si abbina alla sensazione di appartenenza a dei luoghi che, paradossalmente, possono sembrare estranei, eppure la loro conoscenza permette di accedere a parti di sé ancora inesplorate.
Il filo di malinconia che pervade la storia rende perfettamente l'atmosfera, legandosi in maniera sublime alla componente grafica.
Graficamente, infatti, Portugal è fantastico; Cyril Pedrosa dimostra di avere uno stile di disegno davvero magnifico e sono tante le pagine che fanno rimanere a bocca aperta (non è un caso che l'autore abbia vinto premi come miglior disegnatore). Le tavole sono curate nei minimi particolari, anche nelle scelte dei colori (realizzati in coppia con Ruby), che rendono perfettamente la differenza fra i diversi paesaggi e nei vari momenti della giornata. Ho adorato il suo modo di usare la punta fine per i disegni: rende meglio i movimenti, dà più corpo ai personaggi, crea fantastiche sovrapposizioni e trasparenze. Ci sono spazi aperti in cui ci si perde e sembra di camminare davvero nella notte in campagna, fra le ombre degli alberi. Oppure ci si ritrova nei campi assolati fra gli orti stracolmi di ortaggi. 
I balloon dei dialoghi di chi parla in portoghese sono resi con sfondo giallo piuttosto che bianco e spesso i balloon stessi sono orientati in modo da mostrare la direzione o l'intensità del suono. A volte le vignette non hanno contorni e le scene diventano indefinite e sognanti. Nelle tavole della parte finale persino il bordo della pagina non è più bianco ma di un color pergamena variegato che rende più assolata la permanenza in Portogallo del protagonista. Favolosi sono poi i disegni delle ultime pagine con l’epilogo e quelli degli extra finali, con gli schizzi dell'autore.












Avrete ben capito che vi consiglio di leggere prima che potete questo graphic novel di Pedrosa: impossibile non apprezzarlo!

Vi lascio al solito con una canzone: Dolencias degli Inti Illimani.

…duèlete demis dolencia si algun dìa me ha querido, y ensèname a ser feliz porque infeliz y o he nacido…

(Trad: …rattristati per le mie pene se un dì mi hai amato e insegnami ad essere felice perché infelice io sono nato…)





Alla prossima.

Adelaide




"Portugal"
Testi e disegni: Cyril Pedrosa

Colori: Cyril Pedrosa e Ruby

Bao Publishing
Data: 2012












P.S. Presa dalla passione per Pedrosa, mi sono subito andata a leggere anche Autobio (pubblicato da Q Press) e l’ho trovato fortissimo. Ironico, divertente, intelligente, spassoso. È disegnato in bianco e nero con personaggi davvero caratteristici. Tutto diviso in brevi racconti, narra la storia di una famiglia che ha appena traslocato e cerca di vivere in modo "bio" fra vicini che non capiscono le loro scelte ecologiche. Anche il protagonista, pur mettendocela tutta per rendere il mondo migliore, si scopre a dover scegliere fra "bio" e "non bio", con vari dubbi (specie quando la scelta cade fra soia e salsicciotti o quando la moglie vorrebbe le pareti fatte con la paglia). 

Insomma, davvero forte Cyril Pedrosa (e tornerò presto a parlarne)!

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