Battaglia - Ragazzi di morte

Il Diavolo e il Poeta





Gli Audaci hanno sempre guardato con estrema attenzione l'evoluzione del personaggio di Pietro Battaglia, il vampiro partorito dalla penna di Roberto Recchioni e dalla matita di Leomacs, tanto che immancabilmente anche la sua nuova uscita editoriale ha attirato la nostra curiosità. Questa recensione è il frutto delle riflessioni derivate dalla lettura di Ragazzi di morte, storia scritta da Recchioni e Luca Vanzella per i disegni di Valerio Befani Pierluigi Minotti nella quale ritroviamo nientemeno che Pier Paolo Pasolini (e in cui viene rovesciato il titolo di un suo famoso romanzo, Ragazzi di vita). 



Dicevamo che il personaggio di Battaglia ci ha sempre incuriosito per la capacità più unica che rara di interagire a suo piacimento con persone realmente esistite e modificare il corso degli eventi per far sì che tutto vada in un certo modo. Finora è stato così e la formula vincente non viene modificata neanche in questo caso.

Dopo l'abbuffata soft porno anni Ottanta di Dentro Moana, il massiccio e corposo soggetto di Roberto Recchioni, co-ideato e sviluppato dal sempre più convincente Luca Vanzella, riporta il nostro Pietro nei Settanta, nel cuore di uno dei delitti eccellenti della Prima Repubblica: quello di Pier Paolo Pasolini, l'intellettuale scomodo, colui che scriveva di sapere - consegnati alla storia i suoi "io so" - perché era in grado di collegare i fatti. Una mente pensante, insomma, in un Paese di teste vuote (o di zombie, se preferite).
Quando l'arte ha ragioni profonde e si fa grande, anche gli dèi le strizzano l'occhio e infatti l'uscita di questa nuova storia a fumetti è stata battezzata dalla morte di Pino Pelosi, uno dei "ragazzi di morte" (o di vita, fate voi) tanto amati da Pasolini, il quale è risultato essere l'unico autore materiale dell'omicidio dello scrittore romano e che per questo è stato in carcere dal 1975.




Oggi tutti sanno quanto poco professionalmente furono svolte le indagini, con quanta fretta e superficialità si volle assicurare alla giustizia "un" colpevole che da un lato tranquillizzasse l'opinione pubblica borghese e dall'altro confermasse quanto si era sempre detto e scritto di Pasolini: che era un frequentatore di ragazzini, che pagava per i suoi amplessi contro natura, tutto pur di sviare l'attenzione della gente da ciò che contava, e cioè che era stata tolta la vita a una delle più grandi coscienze critiche di allora, una mente in grado di analizzare, con una lucidità spietata e scomodamente super partes, la società e il tempo nel quale viveva e operava, un ingegno in grado di ideare e realizzare pezzi d'arte (dal cinema alla saggistica, dalla prosa alla poesia) che avevano il compito di aprire gli occhi del fruitore sul mondo che lo circondava che non era (è) affatto la terra promessa di cui tanti parlano...
Fretta e voglia di chiudere le indagini in tempi rapidi, dicevamo: se in più consideriamo che Pelosi nel 2005 ha ritrattato tutto dicendo di non essere stato l'unico a picchiare a morte Pasolini ma di essere stato costretto a prendersi la colpa perché "qualcuno" minacciava i suoi genitori, capiamo che la verità è davvero molto complessa e che noi probabilmente non la sapremo mai.
Ad aiutarci a far luce su come si svolsero i fatti, con il giusto tocco di sospensione dell'incredulità, ci pensa lui, il nostro Pietro Battaglia, che con questa nuova avventura si conferma essere un personaggio dal potenziale infinito e dal fascino inesauribile. Si muove con la solita nonchalance, forte della sua condizione fisica, della sua nullità morale, dei suoi agganci potenti.
Come in una sequenza di scene tagliate da Pasolini (il film del 2014 diretto da Abel Ferrara e interpretato da un Willem Dafoe al naturale nei panni del protagonista), Pietro incontra lo spirito del Poeta e gli offre la testa dei suoi carnefici, in cambio dei capitoli segreti di una sua opera ancora inedita che avrebbe reso pubbliche le nefandezze perpetrate dai mandanti del suo omicidio.


Pasolini interpretato da Willem Dafoe.





Una storia di vendetta, un racconto nero intriso di realismo, che gronda sangue e che ha senz'altro divertito e appassionato lo sceneggiatore Luca Vanzella. Come racconta in questa interessante intervista concessa a Stefano Loparco, il versatile autore di Beta e Un anno senza te è stato in grado di far coesistere due personalità apparentemente inconciliabili come Battaglia e Pasolini, districandosi con estrema disinvoltura tra le pieghe della storiografia e muovendosi efficacemente lungo le direttrici temporali che vanno dal 2005 indietro fino al 1975 per tornare, a massacro finito, al 2005. Vanzella si è preso la libertà di citare direttamente Pasolini: le parole che accompagnano le sequenze mute della storia sono ancora oggi di una tale disarmante attualità e aderenza al reale che mai direste che sono state scritte oltre cinquant'anni fa; ci sono dei richiami espliciti a Salò o le 120 giornate di Sodoma, l'ultimo film di Pasolini che lo stesso Vanzella definisce "un’ottima allegoria sul potere".

Al centro di tutto, come sempre in Pasolini, il sesso. Ma non il sesso ingenuo, potente e liberatorio dell'adolescenza, bensì quello che si è fatto merce di scambio, che è diventato oggetto di depravazione, strumento per vincere la noia che aleggia perenne nella sala dei bottoni in cui campeggiano - quasi immortali - le eminenze grigie senza volto e senza nome che mandano avanti il nostro Paese in un circolo di perversione senza fine.

Poi c'è il rapporto con la madre. Una serie di tavole di una dolcezza straziante: lei che chiede al figlio di restare a casa per cenare insieme e di non uscire ma lui che, con una scusa, se la lascia alle spalle ed esce per non rivederla mai più e andare a schiantarsi contro il suo Fato.

Infine, da ricordare il duro confronto tra Battaglia e Pasolini, tra il Diavolo e il Poeta, uno dei momenti più alti dell'intera produzione editoriale legata al nome Battaglia. Pasolini considera Pietro parte del sistema marcio che voleva scardinare, un servo disposto a tutto pur di ottenere la sua piccola fetta di torta. Pietro, invece, molto più semplicemente si offre per quello che è: oltre a essere un abilissimo e persuasivo oratore, è un uomo d'affari affidabile che, in cambio di qualcosa, si presta a compiere ogni tipo di "lavoro". È il Mefistofele che in cambio dell'anima di Faust dona a quest'ultimo la conoscenza. E così, anche il Poeta viene convinto e, pur di ottenere la sua vendetta ("uccidili tutti e piscia sui loro cadaveri"), cede qualcosa di prezioso al suo diavolo.



I disegni di Valerio Befani e Pierluigi Minotti, entrambi autori già visti nel precedente Dentro Moana, rendono bene l'anima nera della storia, giocando molto sul chiaroscuro, sulle luci e sulle ombre, favorendo sempre un certo grado di leggibilità.

Per l'occasione Leomacs ha realizzato una delle sue cover più d'impatto, un'immagine che sembra fatta apposta per scandalizzare. Le eminenze grigie sullo sfondo, coperte dalle maschere, assistono alla scena principale: Pietro Battaglia che mostra la testa del poeta, come Davide offrì la testa di Golia e Perseo quella di Medusa. Il ruolo del mostro battuto spetta a Pasolini, il quale era davvero un "prodigio" fuori dal comune. Il suo sacrificio - nonostante ciò che viene detto nell'albo da Pietro ("sei solo un uomo. E non il redentore") - permette all'intero Paese di andare avanti sulla via del peccato e della depravazione. Postuma la sua vendetta: un'ipotetica cover alternativa vedrebbe Battaglia che tiene le teste dei mandanti nelle mani e Pier Paolo il poeta, dall'Ade, che plaude al cerchio che si chiude.




Insomma, con Pietro Battaglia nessuno è al sicuro, questo dovrebbero averlo capito tutti quelli che ancora trascinano le loro stanche ossa su questa Terra... Quindi il messaggio è: restate sintonizzati sull'Universo Cosmo, di cui Pietro rappresenta il pianeta più importante, anche perché - già a partire dal prossimo numero - continueremo a vederne delle belle in storie decisamente attuali e destinate a far discutere.
RolandoVeloci






BATTAGLIA
"Ragazzi di morte"
Data: Agosto 2017
Editoriale Cosmo

Soggetto: Roberto Recchioni e Luca Vanzella
Sceneggiatura: Luca Vanzella
Disegni: Valerio Befani e Pierluigi Minotti 
Copertina: Leomacs
Colori copertina: Luca Bertelé






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