venerdì 26 maggio 2017

Paranoid Boyd: Intervista ad Andrea Cavaletto (parte 2)

Prosegue il percorso dietro le quinte della serie edita da Ed. Inkiostro




Cari lettori Audaci, riecco a voi Andrea Cavaletto per la seconda parte dell’intervista dedicata alla sua serie, Paranoid Boyd. Nella prima parte avevamo parlato del numero zero, Dioscuri, e del numero uno, Sulle scogliere della rovina, entrambi usciti per le Edizioni Inkiostro di Rossano Piccioni nel 2015.

Andrea Cavaletto (foto di Mara Marchisio).
Andrea, ancora grazie per aver risposto alle nostre domande. Hai ricevuto un buon riscontro con la prima parte dell’intervista, vogliamo sperare...
Assolutamente sì! Sono io che ringrazio voi. Credo che il buon riscontro sia dovuto soprattutto alle vostre interessanti domande.

Il secondo numero di Paranoid Boyd, uscito nel gennaio 2016, è arricchito della bella e sentita introduzione di un veterano della scrittura: Pasquale Ruju (Tex, Dylan Dog, Demian, Cassidy, Le Storie, Hellnoir). Ti va di raccontarci come siete arrivati a Ruju e se sei contento di questa sua partecipazione?
Io e Ruju ci conosciamo da molti anni e la nostra stima reciproca è presto sfociata in una vera amicizia. Sono stato io a chiedergli una sua prefazione per Paranoid Boyd e sono onorato che abbia accettato. Poi lui praticamente ha assistito in diretta ai miei deliri sulla genesi della serie, durante varie nostre cene.


Uno studio di Enrico Carnevale per William Boyd.
Le prime quindici pagine di questo numero due, che costituiscono il terzo capitolo, Il lupo sulla soglia (questo anche il titolo scelto per lo spillato), sono un prodigio di equilibrio narrativo: hai calibrato alla perfezione le tre macrosequenze di cui si compone. Sei pagine per Madame Pheidole Elecebra, il signor Killian e Mamma Therese; sei pagine dedicate a William e Gil e la fuga di Wotan, il misterioso bambino che vive nella cabina armadio della donna; tre pagine per la sequenza del bambino che viene adescato dal pederasta, presumibilmente il lupo sulla soglia del titolo. Iniziamo proprio col chiederti il perché di un titolo che rimanda al cattivo per antonomasia delle favole per i bambini e se questo riferimento è voluto o meno.
Anche questo titolo è un po’ un trabocchetto. Volevo che il lettore fosse portato a pensare che il “Lupo” fosse il pedofilo, quando in realtà è riferito a Wotan. Il significato deriva da un libro che ho letto sulle statue che spesso venivano poste all’ingresso delle città medievali, raffiguranti demoni e, appunto, lupi. Incarnavano in qualche modo il Male creato dall’uomo (e quindi consapevole e voluto) per proteggersi dal Male ignoto che viene da fuori.

Cosa ci puoi dire di quelli che hanno tutta l’aria di essere dei fanatici religiosi che sembrano usciti da Martyrs, pellicola di Pascal Laugier?
Apprezzo molto Martyrs, ma quando ho pensato ai fanatici di Mamma Therese non ho preso il film come riferimento. Il fanatismo (in tutte le sue declinazioni) è uno degli argomenti cardine di Paranoid Boyd, in quanto a mio avviso genera paranoia e si alimenta di paranoia. Volevo che la mia setta di fanatici fosse l’opposto della congrega di “buoni” del libro L’ombra dello scorpione di Stephen King.




Ai disegni troviamo Matteo Pirocco (EF Edizioni, Cagliostro E–Press, AbsoluteBlack, Virus Comix), autore che ama definirsi un “non professionista del fumetto”. Con lui hai già collaborato in passato e conoscevi il suo tratto abbastanza tradizionale, che si discosta molto da quello – tanto per fare un nome – di Francesco Biagini. Che cosa ti ha spinto a coinvolgerlo nel progetto di Paranoid Boyd? Pensi che questa eterogeneità grafica sia un punto di forza o un limite della tua serie?
Quando ho composto il team di Paranoid Boyd ho contattato per la maggior parte disegnatori con cui avevo già lavorato e di cui mi fido. Matteo è uno di questi. E confesso che il suo stile mi piace molto. Sull’eterogeneità grafica non saprei bene cosa rispondere. È palese ed è stata da me fortemente voluta (e, come vedrete, anche questa mia scelta ha un suo senso nell’evoluzione della storia) e per me è indubbiamente un punto di forza, ma è anche vero che da alcuni lettori è stata criticata. Mi è stato detto che trae in inganno perché fa sembrare Paranoid Boyd un antologico e invece non lo è affatto. Ad ogni modo, io resto convinto delle mie decisioni e non cambierei nulla.

La cover di Paranoid Boyd #2.

La strepitosa copertina di Blake Malcerta riprende l’inquietante spashpage di p. 17 disegnata da Matteo Pirocco. Da dove hai preso spunto per il concepimento di un incubo così perverso? Vuoi spiegare ai lettori che cosa rappresenta questa creatura mostruosamente deforme? Inoltre, sei soddisfatto di come è stata realizzata questa cover? Ci puoi dare qualche informazione sul misterioso autore che si cela dietro il nome Blake Malcerta?
Per la cover ho lasciato totale libertà a Blake Malcerta. Come ho detto nella precedente intervista riferendomi a Biagini, ci sono alcuni illustratori che, più di altri, riescono a dare forma e vita a veri e propri incubi, rendendoli spaventosi e reali. Anche Blake Malcerta fa parte di quella categoria. Credo che questa cover in assoluto sia la più inquietante della serie, e non lascia lo spettatore indifferente. Poi, messa così, sul numero due, sembra fatta apposta per smentire quelli che credevano che Paranoid Boyd fosse un “innocente” fantasy urbano. Sull’identità dell’autore non posso dire nulla, mi spiace. Se parlassi, finirei sacrificato a qualche oscura divinità lovecraftiana…

Sbaglio o questa copertina è figlia di certe altre pubblicate nell’ambito del metal estremo? Pensiamo a quelle dei Dark Funeral, il primo nome che ci viene in mente…
Sebbene tutta la serie sia pervasa da influenze del Metal estremo, come ho risposto nella domanda precedente, questa cover è completamente frutto della fantasia malata di Malcerta, quindi dovrei girare a lui la questione. Ma potrebbe essere così, perché io e lui abbiamo gusti abbastanza simili su vari argomenti.

Con il quarto capitolo, Gli schernitori dell’ultimo giorno, si può dire che la vicenda arriva a una svolta decisiva della storia. Partiamo dal titolo: come sempre complimenti per la scelta lessicale elegante e mai scontata. Chi sono gli “schernitori” e qual è la loro missione, se è lecito chiederlo?
Il titolo è una citazione biblica (addirittura!). È un avvertimento degli apostoli ai Santi. Gli schernitori nella mia storia sono Will e i suoi amici. Anzi, vorrei estendere il senso del titolo a tutti i folli, a tutti i paranoici che, con una visone della vita e del mondo che li circonda così personale e alterata, con le loro convinzioni fuori dal “normale”, destabilizzano e scherniscono tutto ciò che la società vuole far passare come indiscutibile.


Studi di Enrico Carnevale per il personaggio di Vincent.

In queste pagine delinei diversi personaggi già apparsi, Alison e Toby, e ne introduci altri, Vincent, il medium del gruppo su tutti: parlaci di quest’ultimo, da dove diavolo hai tirato fuori un fattone del genere dal potenziale infinito?!
Così come Will è un po’ me, anche i suoi amici (Toby, Jacknife e Vincent) rappresentano in parte altri aspetti di me. Vincent in particolare è il mio IO più folle, quello che crede alla magia, all’ignoto e a tutto quanto gli accade intorno e non riesce a spiegarsi. Per dire: io da piccolo ho veramente creduto di essere posseduto dallo spirito di un vecchio stregone morto (ma non l’ho mai detto a nessuno, eh). Vincent ha le fattezze di Aleister Crowley.

Paranoid Boyd #2, pag. 30.

È presente in queste pagine una delle sequenze più disturbanti dell’intera saga di Paranoid Boyd: le tavole delle pagine 28 e 29 con il laido mangiatore di feti e quella di pagina 30 con il pederasta sventrato da Wotan sono il parto di una mente davvero malata, la tua… Dicci: come fa tua moglie a dormire tranquilla al tuo fianco?
Ahahaha. Mi fa dormire sul divano e si chiude in camera. Comunque finché riesco a sfogare tutte le mie pulsioni su carta non dovete temere nulla. Quindi sperate che abbia abbastanza lavoro da tenermi impegnato per molti anni ancora…

Il capitolo in questione è disegnato Enrico Carnevale (classe ’87, del collettivo Kuro Jam), giovane ma talentuoso autore dal tratto corposo che ricorda il migliore Casertano. Riteniamo il suo contributo fondamentale per rendere al meglio i deliri di William (le scene della corse sulle scale e della scelta della porta a pagina 27 sono da antologia del fumetto). Sei d’accordo con noi?
Assolutamente sì. E sono contento di averlo tenuto praticamente a battesimo professionale con Paranoid. Lui era un quasi esordiente, non lo conoscevo e mi è stato consigliato proprio da Pirocco, visto che era un suo promettente allievo. Ho fatto bene a fidarmi!




Passiamo al terzo spillato, Il cavaliere triste. Uscito nel febbraio 2016, contiene ben quattro capitoli per un totale di 60 pagine paranoiche. Come mai avete scelto di realizzare un volume che si discosta per foliazione rispetto ai precedenti?
 Perché essendo questa una serie ricca di colpi di scena, era una tortura per il lettore leggere solo 32 pagine e poi dover aspettare almeno tre mesi per vedere il seguito. Con la foliazione raddoppiata ci dovrebbe essere più soddisfazione nella lettura.

La cover di Paranoid Boyd #3.
La cover è ancora una volta opera di Malcerta: su uno sfondo acidissimo campeggia una perfida Mamma Therese attorniata di sofferenti, con un Boyd relegato alla sua estrema destra, appena percettibile. Un’altra scelta coraggiosa da parte tua o una provocazione?
Ah, lo hai notato? Non so quanti se ne sono accorti! Sì, idea coraggiosa e provocatoria mia. Essendo Will un emarginato, mi piaceva averlo nelle cover, ma che fosse messo a margine. Un po’ come quelle splendide cover di McKean in Sandman e Hellblazer, dove dovevi metterti quasi a “cercare” il protagonista nascosto nell’illustrazione.

Il capitolo cinque, La principessa senza sogni, disegnato da un Simone Delladio sempre in forma smagliante, inizia con Boyd che riceve un proiettile in piena testa e finisce con Toby che muore tra le lamiere di un’auto distrutta. Ci prometti che alla fine capiremo davvero com’è andata?!
Te lo prometto con estrema serenità, tanto in Paranoid Boyd ogni promessa viene categoricamente disattesa.

La trovata delle didascalie con la voce fuori campo di Alison che racconta la storia della principessa senza sogni alla figlia Greta mentre William e gli altri sono inseguiti è davvero da manuale, complimenti. Sei riuscito a rendere toccante e riflessivo un momento di pura azione e violenza.
Grazie. Mi fa piacere. Era quello che volevo ottenere. Un po’ come quando in un film action o horror il regista utilizza una musica che non ti aspetti, spiazzante, dando così a quella scena un’impronta particolare.

Matite di Simone Delladio per una tavola di Paranoid Boyd #3.

Da dove hai tratto l’ispirazione per la storia della principessa senza sogni, a nostro avviso davvero delicatissima?
Quando mia figlia era piccola, per addormentarsi mi chiedeva che le inventassi e raccontassi delle favole. La principessa senza sogni è la sua preferita.

    Una cover realizzata di recente da Rossano Piccioni per
The Cannibal Family - Alfredo e la notte dei morti viventi.
A proposito, quanto vuole essere Monica Bellucci la Alison di pagina 10?
Ahahah, è vero! Simone deve essere un suo fan perché da parte mia non ci sono state richieste specifiche.

Il sesto capitolo, La prova dell’acqua, è disegnato da una new entry: nientemeno che Rossano Piccioni. Il suo tratto spigoloso e deformante è perfetto per la vicenda narrata. La scelta della mezza tinta è un’idea di chi? Che cosa ne pensi del risultato?
Rossano è un artista puro e, essendo anche editor, fa tutto di testa sua. Quindi la scelta della mezzatinta è sua, e io ammetto che ho apprezzato molto lo stile e il risultato finale, sporco e nervoso.

In che cosa consiste la prova dell’acqua cui fa riferimento il titolo?
 È un riferimento a una delle assurde prove a cui l’Inquisizione sottoponeva una sospetta strega, derivata dall’Ordalia: la donna veniva legata e immersa nell’acqua per lungo tempo. Se non affogava e sopravviveva si dimostrava così che era in rapporti col demonio, e quindi veniva messa al rogo. Inutile dire che morivano tutte… Ma soprattutto, in ogni caso, per la vittima non c’era speranza di cavarsela. Direi che il paragone con la tragica situazione di Wotan e di suo fratello sia chiaro.

William Boyd visto da Rossano Piccioni.
Hai notato che il Boyd di Piccioni è più simile al Rasputin di Pratt che al modello norvegese che ti ha ispirato? Come mai Rossano ha goduto di tanta libertà nella realizzazione dei tratti fisici del personaggio mentre gli altri disegnatori hanno mantenuto degli standard più o meno uniformi?
Come ho detto prima, Rossano, oltre ad essere l’editor della testata, è un cavallo selvaggio ed è meglio lasciarlo fare, tanto non sbaglia mai un colpo. Anzi, il suo Will Boyd ha un’espressione folle e allucinata che solo lui è riuscito a interpretare. È bello e pazzo e sporco come me lo sono immaginato.

Il capitolo sette, Tante maschere, pochi volti, porta un titolo pirandelliano: parlacene.
Questa è facile… Vuole proprio dire quello che intendeva Pirandello. Certo, faccio riferimento all’ingresso in scena dei Combattenti di Satana, tutti mascherati, ma ovviamente voglio indicare anche come tutti i personaggi in questa serie siano falsi, ipocriti, che vivono di finzione e nella finzione. Ma sono così dentro una loro realtà talmente personale e distorta che le maschere che indossano sono il loro vero volto.

Il lavoro grafico di Baccinelli e di tutto lo Studio Creative, alla loro seconda prova sulla serie, convince e piace per come ha saputo dare corpo ai deliri di Mamma Therese: pensiamo alle tante scene di cannibalismo e quelle con i mostri in lotta che rappresentano i bambini.
Sì, Statella è un marchio di garanzia e professionalità, e il team che ha coordinato (composto da Emmanuele Baccinelli ai disegni e Gian Luca Spampinato alle chine) funziona in modo robusto e impeccabile.

Illustrazione di Gian Luca Spampinato.

Non ti sei fatto mancare nulla in questo capitolo: c’è anche una crocifissione! Hai infranto ogni tabù: è stata una scelta a priori o un’esigenza narrativa che si è imposta man mano che scrivevi?
Nonostante la serie proceda sempre in bilico tra realtà e caos lisergico, ho pianificato una struttura abbastanza precisa dell’opera, quindi posso affermare che è tutto frutto di una scelta a priori. La crocifissione di un bambino è sicuramente una scena forte e disturbante, ma se la guardiamo nell’ottica dei fanatici religiosi è un’offerta necessaria, un dono di espiazione. Come sempre in questa serie, voglio invitare tutti noi a entrare a fondo nelle motivazioni che muovono i personaggi, per costringerci ad un confronto con le parti più oscure che si agitano nel profondo di ognuno.

Il finale con l’arrivo degli uomini in maschera che massacrano tutti è davvero un colpo di scena che lascia il lettore a bocca aperta: li rivedremo o, meglio, li rivedrà Will?   
Sì. Assolutamente. Ma non posso dire nulla di più al momento.


Illustrazione di Emmanuele Baccinelli.

Nell’ottavo capitolo ritroviamo un Renato Riccio, anch’egli alla sua seconda prova, decisamente più convincete: sarà la tecnica differente ma il risultato è davvero degno di essere ricordato. Alcune tavole, come quella in cui il cielo è pieno di volti in stile Munch, o quelle dell’agonia di Wotan e di Greta, sono davvero espressive.
Riccio mi ha chiesto se poteva sperimentare la mezzatinta e io l’ho lasciato fare. Sono molto soddisfatto del risultato e secondo il mio modesto parere da ora in avanti dovrebbe continuare con questa tecnica, non solo su Paranoid Boyd ma in generale.

Sul finale vediamo Will praticare un’iniezione a sua figlia: vuoi davvero farci credere che la paranoia l’ha portato a uccidere il sangue del suo sangue?  
Io non voglio fare credere nulla a nessuno. Siete liberi di credere tutto quello che volete. Credo che Paranoid Boyd sia la prima serie i cui il lettore abbia veramente il potere e la libertà di farsi una sua personale opinione, fornendosi la spiegazione che maggiormente lo soddisfi.

Questo capitolo ottavo, Il cavaliere triste, che dà anche il titolo a tutto lo spillato, costituisce la conclusione della prima folle stagione di Paranoid Boyd. Te la senti ora – a freddo – di fare un bilancio di questa prima fase della storia editoriale del tuo personaggio? Sono più le cose che ti hanno convinto o quelle che, col senno di poi, avresti fatto diversamente? Qualcosa che cambieresti per un’eventuale (e te lo auguriamo di cuore!) ristampa dell’opera?
Sono molto soddisfatto dei risultati, e ancora di più lo sono per le critiche e l’attenzione che è stata dedicata alla serie dalla critica. So bene che Paranoid Boyd è un progetto “difficile” e complesso, non per tutti. Ma il pubblico ha recepito bene i miei intenti e gli appassionati crescono. Poi devo rilevare con molto piacere un numero quanto mai inatteso di fan femminili, segno che se la storia prende, non esiste scena che possa scandalizzare od offendere, soprattutto se nulla è gratuito. È una bella soddisfazione, anche alla faccia di chi ancora crede nell’espressione “sesso debole”…


Illustrazione di Renato Riccio.

Si conclude qui la seconda parte dell'intervista Audace ad Andrea Cavaletto. A presto per nuovi retroscena su William Boyd e la sua storia!

RolandoVeloci


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