giovedì 4 maggio 2017

Paranoid Boyd: Intervista ad Andrea Cavaletto (parte 1)

Ripercorriamo con lo sceneggiatore piemontese le origini della serie dedicata a William Boyd, pubblicata da Edizioni Inkiostro


Inizia con questa pubblicazione l’intervista degli Audaci ad Andrea Cavaletto, autore ormai più che noto al pubblico di lettori di fumetti e di cinefili per la sua attività di sceneggiatore. Il nostro si è distinto per i suoi lavori su Dylan Dog, Martin Mystère e per i lungometraggi Hidden in the Woods e House of shells. Ma questa lunga, e speriamo interessante, intervista è dedicata esclusivamente alla serie da lui ideata e scritta, quella Paranoid Boyd che ha colpito pubblico e critica per la poca “convenzionalità” – diciamo così – con la quale i temi, alcuni anche molto delicati, vengono trattati.
Ma andiamo con ordine.





Andrea, innanzitutto grazie di aver accettato di rispondere alle nostre domande: per noi è un vero piacere poter fare un focus su William Boyd e sulla serie che lo vede protagonista.
Grazie a voi! Cercherò di non essere noioso e logorroico!

Tutto inizia a Rimini Comix, nel luglio 2015, quando le Edizioni Inkiostro di Rossano Piccioni danno alle stampe il numero zero di Paranoid Boyd, Dioscuri (allegato a La Iena #1). Sei pagine destabilizzanti realizzate da un Simone Delladio (Dark Horse, Star Comics) in forma a dir poco strepitosa (sua anche la superlativa copertina), recensite qui in anteprima dal Sommo Audace.
Che ruolo ha avuto – nell’economia del primo ciclo narrativo – questo numero zero? Sei soddisfatto del lavoro ai disegni di Delladio?
Il numero 0 racconta una scena molto importante per la serie, le cui conseguenze si riverberano tutti gli archi narrativi che la compongono. Possiamo dire che è un prologo e un trailer che già rende l’idea di cosa il lettore potrà aspettarsi da questo fumetto. Presenta il protagonista Will Boyd, ma lo vediamo giovane, il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle. Successivamente la storia si sposterà nei nostri giorni. I disegni di Simone Delladio sono strepitosi e ne sono rimasto entusiasta. Io e Simone siamo amici prima che colleghi e l’ho fortemente voluto su Paranoid Boyd. Poi avete visto la copertina che ha fatto? Non necessita commenti, credo…


Una tavola di Simone Delladio da Dioscuri (Paranoid Boyd #0).
Successivamente, nel novembre del 2015, esce il numero uno, contenente i primi due capitoli della saga di Paranoid Boyd: Il doppio castigo di Adamo ed Eva e Sulle scogliere della rovina (quest’ultimo è anche il titolo scelto per identificare il primo spillato). La copertina, a nostro avviso bellissima ed evocativa, è opera di Lucio Parrillo. Tu stesso, in una nostra chiacchierata privata, l’hai giustamente definita fantasy. Questo ha comportato una specie di depistaggio dei lettori? E se sì, la cosa è stata voluta? Che cosa rappresenta con esattezza l’illustrazione di Parrillo? Inoltre, sei soddisfatto di com’è stata realizzata?
È un onore aver avuto un artista del calibro di Lucio Parrillo come copertinista del numero 1. Il suo inconfondibile stile pittorico ha dato alla cover un’epicità dark impressionante, a mio parere. L’idea di base gliel’ho suggerita io… Volevo che Will Boyd fosse visto di schiena (cosa inusuale per il lancio di un primo numero, poiché di solito si predilige mostrare bene il protagonista, ma credo che Paranoid Boyd sia un fumetto destabilizzante per molti aspetti). La scena riprende una situazione del secondo capitolo e dovrebbe ricordare un po’ il dipinto “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. Lucio ha rappresentato il demone che emerge dalla nebbia e dal mare come una creatura di un romanzo horror fantasy, e credo che questo abbia depistato i lettori, tanto che inizialmente si credeva che Paranoid Boyd fosse un fantasy per adulti. Perfetto, perché in Paranoid Boyd viene scardinata ogni certezza del lettore…


La cover di Paranoid Boyd #1.

Il primo capitolo, Il doppio castigo di Adamo ed Eva, è disegnato Renato Riccio, già collaboratore di Luigi Piccatto (Dylan Dog e Darwin, romanzo a fumetti Bonelli). Che cosa ci puoi dire a proposito dei disegni, della trama, e, soprattutto, del titolo decisamente evocativo? Insomma, che cosa ti eri prefissato di realizzare con queste 15 pagine iniziali?
In questo primo capitolo presento Will Boyd attraverso la sua follia. Attraverso i suoi pensieri e racconti impariamo da subito a conoscerlo e a farci un’idea di lui, della sua vita disastrata, dei suoi amici fuori di testa e dei suoi drammi (molto tragici e purtroppo molto realistici). Riccio ha saputo interpretare alle grande il mio script e caso vuole (o forse non è un caso, chissà) che nel periodo in cui stava disegnando una scena molto molto horror ambientata nella sala parto di un ospedale, sia nato il suo secondo figlio!
Per quanto riguarda il titolo, ti ringrazio per la domanda perché tengo molto ai titoli che ho scelto per i vari capitoli. Sono molto ricercati e possono avere più significati, così come del resto tutta questa serie può avere diversi significati a seconda della personalità paranoica di chi legge. E proprio per questo, non vorrei mettermi a dare spiegazioni inutili. Nello specifico de Il doppio castigo di Adamo ed Eva mi limito a dire che si introduce il concetto di “caduta dell’Uomo”, della perdita di privilegi di cui godeva dalla sua creazione, ma anche dell’acquisizione della libertà di usare poteri sia creativi che distruttivi. E questo potrebbe essere letto in senso nichilista come un doppio castigo per Will, che è insieme Adamo ed Eva (il maschile e femminile dentro ciascuno di noi).
Will e Gretel secondo Renato Riccio.
Cannibal Corpse - The Wretched Spawn
La splash page di pagina 5 è figlia, per caso, di certe copertine dei mitici Cannibal Corpse, pensiamo – per esempio – a quella di The Wretched Spawn?
Beccato! Sono un amante della musica metal in tutte le sue declinazioni, quindi spesso in Paranoid Boyd suggerisco ai disegnatori di fare riferimento a copertine di album che hanno fatto la mia storia.

Sulle scogliere della rovina, il secondo capitolo, ci porta a scoprire di più sulla vita di William Boyd, soprattutto sulla tragica situazione della figlia, Greta, del suo difficile rapporto con le donne: sia con la madre di sua figlia, Alison, che con Gil, una prostituta con la quale William, nei ripetuti incontri, si confessa raccontandole della sua infanzia e dei suoi problemi. Secondo la nostra modesta opinione, questo rimane forse il momento più alto dell’intera saga di Boyd. Il tuo parere?
Be', grazie. È un capitolo molto introspettivo in cui ho cercato di affondare un po’ nella psicologia del personaggio. È quasi senza testo e i disegni allucinati di Francesco Biagini sono perfetti per rappresentare l’angoscia del personaggio. Io non ho preferenze sui vari capitoli, anche perché cerco sempre di alzare il tiro. Nelle mie intenzioni la serie è in crescendo, come piace fare a me quando scrivo. Però sì, ammetto che Sulle scogliere della rovina tocca vette di drammaticità notevoli.

Una tavola di Francesco Biagini da Paranoid Boyd #1.
Il lavoro grafico di Francesco Biagini per Sulle scogliere della rovina è di quelli destinati a vincere il passare del tempo, concordi con noi? Come è nata la collaborazione tra di voi e di quanta libertà ha goduto il disegnatore nel suo incredibile lavoro scolpito nel nero più buio?
Francesco lo conosco e ammiro da anni. Credo che me lo presentò Gabriele Dell’Otto. Da subito ho adorato il suo modo di rappresentare in modo orrorifico incubi e creature mostruose. Quando si disegnano mostri in una serie horror, il rischio di realizzare qualcosa di grottesco se non addirittura quasi buffo invece che pauroso è altissimo. Uno secondo me deve esserci portato. Biagini è uno dei pochi artisti che conosco in grado di rappresentare veri e propri incubi. A volte mi affido a lui anche solo per avere idee sulla realizzazione di alcuni demoni in Paranoid Boyd. Abbiamo già lavorato assieme su un paio di storie brevi per Splatter e Squarci. Per convincerlo a lavorare su Paranoid Boyd gli ho telefonato dicendo “ho un capitolo per te in cui devi disegnare un enorme mostro marino lovecraftiano” ed è bastato quello a convincerlo!

In questi primi capitoli presenti diversi personaggi, alcuni dei quali destinati ad avere un ruolo fondamentale nel prosieguo della storia, altri no. William, Greta, Alison, Gil, il bambino misterioso che compare nell’ultima pagina, Toby, i genitori di William, i dottori di Satana: quale di queste figure ti va di approfondire per noi, magari rivelandoci a chi ti sei ispirato o, comunque, dicendoci come sono nati?
In realtà praticamente tutti i personaggi sono in qualche modo importanti ai fini della storia e non vorrei rivelare troppo su di loro perché rischio di fare spoiler grossi come una casa. Per quanto riguarda l’ispirazione, di solito immagino attori a impersonare i miei personaggi, come se fossero in un film. Will, invece, quando è “nato” non aveva una fisionomia precisa. Poi un giorno ero dal barbiere e stavo sfogliando una rivista maschile dove in un servizio c’era questo modello scandinavo (mi pare) e mi sono detto “Ecco, è lui!”. E così è stato.


Andrea Cavaletto
Di carne al fuoco ne hai messa davvero tanta: malattia (si parla di “pastiglie” da prendere), senso di impotenza (genitori con le mani legate davanti alla sofferenza di una loro creatura), visioni di morte (la sequenza da incubo di William sulle scogliere della rovina), sesso, tossicodipendenza e, appunto, paranoia… Quale di queste tematiche ti affascina maggiormente e perché?
Tutte. In Paranoid Boyd ho messo tutte le mie paure. Tutte le mie preoccupazioni. Tutte le mie paranoie. E, per quanto sia molto distorto e portato all’eccesso, c’è molto di me e della mia vita. Paranoid Boyd è al momento il mio lavoro più personale e introspettivo. Il viaggio che faccio a compiere a Will nel suo inferno è anche un po’ un mio viaggio dentro me stesso. Posso quasi osare di dire che Paranoid Boyd per me è qualcosa di più di una serie a fumetti. È in qualche modo una cura e un esorcismo.

Si conclude dunque la prima parte dell'intervista Audace ad Andrea Cavaletto. A presto per altre chicche su William Boyd e la sua storia!


RolandoVeloci

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