giovedì 15 dicembre 2016

Orfani: Juric #3

O la glorificazione dell'Imperatrice nera



I francesi erano soliti dire "Le roi est mort, vive le roi!" e qui - capovolgendo il genere del sovrano - leggiamo "La regina è morta, viva la regina" (non è il primo accenno in Orfani alle vicende storiche della monarchia francese, come accennato qui).
Davvero difficile trovare titolo più azzeccato per un albo che porta alle estreme conseguenze una storia lunga 39 puntate e che ha visto - mese dopo mese - crescere odio e repulsione (ma, in segreto, anche un pizzico di ammirazione) per il personaggio più subdolamente perverso concepito per una serie a fumetti in anni recenti.


[Quanto segue potrebbe contenere piccoli spoiler, ma dato che la narrazione è ambientata nel passato, non dovreste avere grossi motivi per lamentarvi...]



Stiamo parlando ovviamente di Jsana Juric, la diabolica creatura ideata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari che ha segnato il corso degli avvenimenti delle prime tre stagioni di Orfani (inarrivabile la prima, splendida la seconda, gradevolissima la terza). Ora giunge a conclusione anche questa mini stagione autunnale di soli tre numeri che ha illuminato il passato della nostra lady rosso sangue e che termina esattamente dove iniziò Orfani#1, albo recensito in tempi non sospetti dai vostri Audaci, una coincidenza voluta che piace tanto (ma proprio tanto, e c'era da aspettarselo) al mio collega Sommo Audace. La pausa momentanea dalla narrazione ambientata nel presente (fatta eccezione per i prologhi e gli epiloghi) sembra aver giovato in termini di profondità del racconto e di ritmo complessivo, permettendo a noi lettori di riprendere il fiato dopo la conclusione della terza stagione e agli autori di dedicarsi ad approfondire alcuni personaggi.

Ma veniamo ai contenuti.
Quello che ci colpisce di questa storia è il ruolo di madre assunto dalla Juric. Jsana adotta una ragazzina, Efia, che crescendo sembra proprio diventare una proto Rosa anzi, universalizzando la categoria, una proto Orfani: una giovane si ribella al potere costituito (famiglia, società) e passa al combattimento attivo e alla militanza nel terrorismo. Ecco perché la Juric saprà (o ha saputo?!) trattare con i ribelli in più di un'occasione: ha fatto pratica con la sua figlia adottiva, creatura utile ma dispensabile, agnello sacrificabile da destinare sull'altare della real politik al momento opportuno.


Ciò detto, la riflessione che volevamo portare alla vostra attenzione è la seguente: quanto riesce a vedere lontano il buon RRobe? Ragioniamoci insieme.
Non è mai stato affermato esplicitamente (o almeno non è noto a chi scrive) se l'autore romano abbia pensato tutto fin dall'inizio; qualora fosse così sarebbe un prodigio spaventoso, una lungimiranza così potente da risultare inquietante. Avere interamente nella testa questo mirabile intreccio, un romanzo polifonico moderno, con digressioni su digressioni, trame e sottotrame, personaggi costruiti con finezza psicologica extra ordinaria è degno di un novello Ludovico Ariosto...
Ma veniamo all'opzione numero due: e cioè RRobe ha concepito le altre stagioni man mano che i mesi passavano e la prima stagione di Orfani dava buoni riscontri... se così è stato saremmo davvero davanti a uno dei più sensazionali casi di pianificazione artistico-editoriale mai visti. E tenuto conto che in tutto questo tempo il nostro non ha lavorato esclusivamente su Orfani ma anche su mille altre testate e progetti (Dylan Dog, TexBattaglia, Monolith4 Hoods, la serie sui Samurai, la trilogia di libri inaugurata da Ya – La battaglia di Campocarne
il romanzo su Ringo e altre cose che sicuramente ci sfuggono...) il coefficiente di difficoltà aumenta a dismisura.
Ad ogni modo: come ci riesce?! Droghe che aumentano le prestazioni cerebrali, un esercito di scimmie ammaestrate che scrive per lui, patto col diavolo?!
E soprattutto come fa a coinvolgere chiunque collabori con lui alla sceneggiatura di una storia al punto da farne un unicum indistinguibile?! Vedi questa trilogia, in cui ha affidato parte dell'ideazione del soggetto e la sceneggiatura a Paola Barbato (autrice che il vostro affezionatissimo Rolando non ha mai idolatrato): la scrittrice di Mani nude ne viene fuori molto bene, riuscendo nell'intento di conferire spessore e tridimensionalità alla protagonista di questa mini stagione. È f
orte l'impressione di uno stretto interscambio di idee con lo stesso Recchioni, il quale ha firmato il solito splendido prologo-epilogo reso visivamente dalla divina matita di Andrea Accardi (che coppia meravigliosa di artisti: l'inizio con la storia di Odino, e in particolare la primissima tavola, sono davvero da pelle d'oca!).


I disegni di Luca Casalanguida rientrano ampiamente nello standard della sua produzione. Abbiamo più volte lodato il suo lavoro sul Lukas di Michele Medda (e di recente anche su Dylan Dog) e la sua affidabilità è confermata dal dato relativo alla produttività: a quanto ne sappiamo è un autore molto veloce a realizzare storie e se ci fate caso ha svolto un ruolo di supporto alle matite in alcuni episodi della seconda metà di Orfani: Nuovo Mondo. Resta il fatto che il suo stile sintetico, alquanto efficace, sia estremamente godibile e la prova fornita in Juric #3 non va a intaccare quest'idea di fondo (nonostante ci siano un paio di vignette, ad esempio l'ultima di pag. 42, che non possiamo non citare come "mal riuscite").

Possiamo tranquillamente concludere affermando che è stato un vero piacere leggere questa mini stagione, cupa, dura e disturbante quanto necessario. Siamo certi che - con il senno di poi, come sempre nelle opere recchioniane - una sua rilettura alla luce dei futuri sviluppi della vicenda ci regalerà ulteriori sorprese...
Restiamo ora in attesa che si apra una nuova parentesi narrativa con la quinta stagione, Terra, che narrerà di coloro che sono rimasti sul nostro caro vecchio pianeta.

RolandoVeloci
(con un impercettibile contributo del Sommo)




ORFANI: JURIC “La regina è morta, viva la regina” 
NUMERO: 3
DATA: dicembre 2016
SERGIO BONELLI EDITORE

COPERTINA: Nicola Mari con i colori di Barbara Ciardo

Prologo ed epilogo
SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Roberto Recchioni
DISEGNI E CHINE: Andrea Accardi

La regina è morta, viva la regina
SOGGETTO: Paola Barbato e Roberto Recchioni
SCENGGIATURA: Paola Barbato
DISEGNI E CHINE: Luca Casalanguida
COLORI: Andres Mossa




Per le immagini: © 2016 Sergio Bonelli Editore.

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